Provincia / Caserta

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Corteo partirà da Carinaro e sfilerà per le strade di Aversa

Indesit, sindacati contro piano: manifestazione a Caserta

Fim, Fiom e Uilm mobilitate: “Tante le adesioni per domani”

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Indesit, sindacati contro piano: manifestazione a Caserta
03/07/2013, 11:46

TEVEROLA - “Noi non vogliamo lavoricchiare, ma lavorare”. E’ lo slogan lanciato da Nicodemo Lanzetta, segretario generale della Fim-Cisl e operaio della Firema, presentando la manifestazione di protesta di domani contro il piano di razionalizzazione negli stabilimenti Indesit messo a punto dall’azienda. Lanzetta, Antonello Accurso, della Uilm, ed il segretario generale della Cgil Caserta, Camilla Bernabei, hanno annunciato che sfileranno accanto agli operai dello stabilimento Indesit di Teverola contro i 1.425 esuberi annunciati; solo nell’opificio casertano sono previsti 540 esuberi. La partenza da Carinaro del corteo è di certo simbolica, ma i manifestanti sfileranno anche ad Aversa. "Abbiamo intascato l’adesione dei sindaci dell’agro aversano, dei parroci, di Confcommercio, Confartigianato, di Libera e del Comitato Don Peppe Diana” spiegano Fim, Fiom e Uilm. Che in una nota aggiungono:  “Vogliamo alzare il tiro, far capire a tutti che la sfida a questo Governo delle larghe intese si gioca su ciò che è capace di fare a Caserta con il problema Indesit. Il modello Caserta contro la criminalità organizzata non vale nulla, se poi non si dà lavoro alle persone”. Intanto, si riunisce oggi a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, il tavolo sul piano industriale presentato da Indesit Company, che vuole spostare parte della produzione ''non competitiva'' (la catena del freddo) in Polonia e Turchia e chiudere due stabilimenti in Italia, a Melano di Fabriano e Teverola di Caserta. Un riassetto senza licenziamenti, con il ricorso ad un ampio ventaglio di ammortizzatori sociali. Per la Indesit il piano, sostenuto da 70 mln di euro di investimenti, è “indispensabile per rilanciare le produzioni italiane, investendo sull'alta gamma”. I sindacati e le istituzioni locali chiedono invece che “l'azienda non resti arroccata sulle proprie posizioni e apra una discussione sulle prospettive industriali del gruppo, uscendo da una logica puramente finanziaria”.

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di Emilio di Cioccio
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