Provincia / Ischia

Commenta Stampa

Ischia. A fuoco container sfollati di Monte Vezzi


Ischia. A fuoco container sfollati di Monte Vezzi
12/03/2012, 09:03

“Io ho assistito alla scena del fumo che usciva dal container. Ho avuto paura perché pensavo che Raffaella stesse dentro con i suoi bambini. Ho cominciato ad urlare, a chiamarla. E’ una cosa che non dimenticherò mai, per me è stato uno shock”. Carmela Migliaccio, con ancora negli occhi le terrificanti immagini delle fiamme e con la voce rotta dall’emozione, ha descritto gli attimi di panico che si sono vissuti in via Michele Mazzella a Ischia dove è andato a fuoco uno dei container in cui vivono gli sfollati della frana di Monte Vezzi che nel lontano 30 aprile 2006 portò morte e distruzione in via Arenella. Morirono quattro persone. Luigi Buono e le sue tre figlie Anna, Maria e Giulia. Alle poche famiglie sfollate, lo Stato anziché dare un’alternativa abitativa dignitosa, nonostante i proclami e le false promesse, riservò una sorta di campo Rom ubicato a due passi dal rinomato ed elegante centro storico ischitano in cui donne, anziani e bambini vivono in una situazione a dir poco allucinante. Il container andato a fuoco è quello che i coniugi Carlo e Raffaella dividono assieme ai loro tre figli. L'incendio che ha distrutto il container è divampato da un fornellino elettrico lasciato inavvertitamente acceso da uno degli occupanti costretto a recarsi improvvisamente presso il presidio sanitario per essersi tagliato ad una mano. Ma in questi container fatiscenti ed obsoleti dove è tanta l’umidità che si forma e nei quali spesso si infiltra l’acqua piovana, più di una volta si è rischiato l’incendio e la tragedia. “Accendiamo il condizionatore e si brucia, accendiamo una luce e si fulmina. L’anno scorso, intorno alle 9.30 del mattino, mentre dormivo con mio figlio, mi mamma è entrata e ha visto un fumo incredibile. Si era bruciata la presa del condizionatore e se non fosse venuta mia madre io a quest’ora non sarei viva”. E’ stata Orsola Migliaccio a raccontarci questo episodio agghiacciante che dimostra quanto i container siano pericolosissimi per l’incolumità degli occupanti. Raffaella Migliaccio è sconvolta per l’incendio che le ha distrutto il container. “Si è bruciato tutto, non abbiamo più nulla”, ha esordito Raffaella. “Sono sconvolta, ora vogliamo una sistemazione perché dopo quello che è successo non vogliamo più tornare nei container”, ha concluso. Ci ha fatto davvero tenerezza notare come Pongo, il cane di Carlo e Raffaella annerito dall’incendio, quasi con le lacrime agli occhi e senza avere il coraggio di entrare nel container distrutto, scrutava dall’ingresso gli interni di quella che per anni è stata anche la sua casa. Un cane che col suo atteggiamento e col suo viso triste ha dimostrato di avere quell’umanità che non hanno certamente i rappresentanti istituzionali del nostro Paese che da anni tengono a vivere in condizioni disumane gli sfollati di Monte Vezzi. E’ incredibile come a queste umili e oneste famiglie da anni viene promessa la soluzione al loro dramma, soprattutto in prossimità delle campagne elettorali. “Sono sei anni che ci promettono una sistemazione, ha affermato Giuseppe Migliaccio, ci hanno fatto vedere i progetti ma non abbiamo visto mai niente. Proprio un mese fa ci hanno fatto vedere di nuovo i progetti. Ci hanno mostrato tre palazzi, però non abbiamo mai visto niente. L’Ingegnere ci disse che sarebbero stati realizzati il più presto possibile. Ma quando? Qua i container si incendiano, cosa aspettiamo che prendano fuoco tutti? Se non mettono mano alla costruzione delle case, nella prossima campagna elettorale loro faranno il comizio in una piazza e noi sotto al Comune”. Parole, quelle di Giuseppe, che dimostrano il grado di esasperazione a cui sono giunti questi umili cittadini. Ma la cosa sconvolgente è rappresentata dal fatto che coloro che vivono all’interno dei container sono emarginati dalla società e vengono spesso additati come gli zingari del Comune di Ischia. “E’ bruttissimo vivere qui soprattutto per i bambini, ammette Carmela, perché quando vanno a scuola vedono la differenza. Loro a ora di pranzo ritornano nei container mentre tutti gli altri si ritirano in una bella casa”. Laconico in merito il commento di Orsola che svela: “Nel pullman l’altro giorno ci hanno reputato come degli zingari”. Una frase che sintetizza molto efficacemente il dramma che queste famiglie lavoratrici sono costrette e a vivere da sei anni a questa parte. Oggi non sono certamente passate inosservate le visite che alcuni Amministratori di Ischia hanno fatto per l’occasione agli sfollati. Hanno fatto come al solito lo scarica barile cercando di addossare tutte le responsabilità alla Regione fingendo di ignorare che a reggere le sorti della Giunta Caldoro e del governo Monti ci sono proprio i partiti che oggi sostengono il Sindaco di Ischia Giosi Ferrandino appoggiato senza alcun ritegno sia dal centrodestra di Berlusconi che dal centrosinistra di Bersani: che vergogna!!!

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©