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Ischia, demolita la casa di Vincenzo Di Meglio


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Ischia, demolita la casa di Vincenzo Di Meglio
29/09/2011, 09:09

In via Montagna in queste ore si sono uditi gli ultimi colpi di piccone con cui lo Stato italiano ha condannato per l’ennesima volta una semplice famiglia dell’isola d’Ischia all’abbattimento della propria e unica casa di necessità. E’ rimasto all’impiedi solo un pilastro del cancello principale a perenne memoria dell’abitazione di Vincenzo Di Meglio che assieme alla sua giovane moglie e ai due piccoli figli si sono visti sgretolare dalle disumane ruspe di stato la loro casa e con essa i sogni di una vita. Si, i sogni di una vita, perché tra le quattro mura di quell’abitazione la famiglia Di Meglio si sentiva al sicuro, protetta e invogliata a progettare il proprio futuro. Quattro mura che conservavano al loro interno gioie, dolori, preoccupazioni e speranze di una vita vissuta con semplicità e onestà. Sentimenti e brandelli di esistenza disumanamente spazzati via in poche ore: assurdo! Stringe il cuore in una morsa di rabbia e di dolore vedere accantonati nel cortile i giochi con cui sino all’altro giorno i figlioletti di Vincenzo giocavano e si divertivano spensierati e ignari di quanto potesse essere inumana la nostra società che da un giorno all’altro li ha privati di quel diritto alla casa costituzionalmente riconosciuto almeno sulla carta. La culla dell’ultimo arrivato, le biciclette e un piccolo scivolo di plastica ricordano mestamente la presenza dei piccoli Antonio e Domenico che qui non potranno più vivere altri momenti di felicità e di spensieratezza. I mobili e le cassettiere semplici e senza orpelli ordinatamente sistemati danno il senso dell’umiltà di questa famiglia segnata per sempre dall’abbattimento della propria casa che tanti sacrifici è costata a Vincenzo e ai suoi genitori come ci ha raccontato mamma Caterina. “A pagare sono sempre i piccoli, noi lavoratori e mai gli speculatori”, ha dichiarato amareggiata e raccontandoci i sacrifici che ha fatto assieme a suo marito e a Vincenzo per dare una casa al proprio figlio. Nel mentre intervistavamo la mamma di Vincenzo, casualità ha voluto che i rappresentanti della Procura venissero a controllare come di protocollo l’attuale stato dei luoghi e a verificare se Vincenzo avesse abbattuto o meno la casa che i coniugi Di Meglio hanno demolito in economia grazie all’aiuto volontario degli amici. “Ingegnere, spero di non vedervi mai più”. Questa è stata la frase che la signora Caterina ha urlato con la voce strozzata in gola dall’emozione a uno dei burocrati di Stato presenti. Uno Stato, quello italiano, che continua ad umiliare e mortificare i cittadini semplici e senza Santi in Paradiso e che per le inadempienze delle sue stesse Istituzioni non garantendo concretamente e a tutti il diritto alla casa e non dotando i territori dei necessari piani urbanistici, ha di fatto costretto la gente a costruirsi un tetto abusivamente incassando, tra l’altro, ben volentieri i soldi del condono, dell’ICI e di balzelli vari: che vergogna! Uno Stato che continua a divertirsi a fare il forte coi deboli e il debole coi forti. Poi mamma Caterina in lacrime ha dato sfogo a tutta la sua rabbia. “Spero che i bambini come i figli di Vincenzo non debbano vivere lo stesso drama”. La cosa più triste, e che non ci stancheremo mai di ripetere, è quella che chi a livello governativo avrebbe dovuto risolvere il problema, ha solo strumentalizzato questo dramma che in Campania colpisce migliaia e migliaia di semplici famiglie lavoratrici. "Non siamo così folli da pensare di avere il minimo interesse ad abbattere anche soltanto un balcone di questi edifici. Quindi lasciateci lavorare, abbiate fiducia in noi, l'unica speranza è quella di arrivare al governo regionale e poi il governo regionale si assumerà la responsabilità di non demolire un pilastro soltanto di questi edifici". Queste famose parole pronunciate anche altrove nell’ultima campagna elettorale regionale - e che vi possiamo mostrare grazie al servizio giornalistico realizzato dai colleghi di Report Web Tv - sono state profferite dall'Onorevole Ministra Mara Carfagna a Sant'Antonio Abate alla presenza di tantissimi cittadini che hanno veramente creduto che se Stefano Caldoro avesse vinto le elezioni, in Campania non ci sarebbero stati più abbattimenti di case. Ebbene, a distanza di due anni da quell’inganno elettorale le case della povera gente continuano ad andare giù mentre lor signor ministri e parlamentari di maggioranza e di opposizione continuano a vivere un’esistenza sempre più agiata che possono consentirsi grazie anche alla tasse e ai condoni fatti pagare ai loro sudditi: che vergogna! Alle popolazioni campane quindi non resta da far altro che lottare con determinazione a difesa del diritto alla casa e contro gli abbattimenti delle prime case di necessità. Diversamente a Ischia come altrove saremo costretti a vivere un tragico inverno di abbattimenti già programmati nei dettagli dallo Stato disumano e sordo al grido di dolore che proviene dalla povera gente.

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di Gennaro Savio
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