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Ischia proposta intitolazione di una strada a Gino Lucetti


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Ischia proposta intitolazione di una strada a Gino Lucetti
29/11/2012, 10:54

Con la firma dell’armistizio dell’8 settembre, la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale e l’inizio della Resistenza antifascista, l’Italia nel 1943 iniziò a liberarsi definitivamente dalla barbarie della dittatura fascista. Dopo l’annuncio dell’armistizio, i detenuti politici furono liberati e raggiunsero varie località italiane. Anche l’isola d’Ischia ospitò ex detenuti politici. Tra questi figurava Gino Lucetti, l’anarchico che L'11 settembre del 1926 sul piazzale di Porta Pia a Roma lanciò una bomba contro l'automobile presidenziale su cui viaggiava Mussolini. Obiettivo mancato e diciassette lunghi anni di prigionia. Ischia, l’isola che avrebbe dovuto costituire l’inizio di una fase nuova per la sua vita, si rivelò fatale per Lucetti. Infatti a pochissimi giorni dal suo sbarco, sull’isola Verde trovò la morte. Era il 17 settembre del 1943 e fu colpito a morte da una cannonata partita da Monte di Procida ad opera dei tedeschi. Morì sul porto assieme all’ischitano Francesco Buono, col quale stava discutendo di questioni politiche in attesa che arrivasse un altro ischitano, Giosuè Vezzuto, giovane desideroso di approfondire le posizioni politiche antifasciste e che quel pomeriggio ebbe salva la vita solo perché era in ritardo per l’appuntamento. Il Professor Vezzuto, che ha militato tra le fila del Partito Socialista, oggi ha quasi novant’anni e ricorda quel tragico pomeriggio come se fosse ieri ricordando che ciò che lo tormentava in quelle ore terribili era che Lucetti era morto anche per colpa sua in quanto dovevano incontrarsi. Oggi, a settant’anni da quel tragico 17 settembre del 1943, il Professor Vezzuto chiede la collocazione di una lapide o l’intitolazione di una strada che possa ricordare Gino Lucetti, anarchico morto ammazzato ad opera dei nazisti e del cui sacrificio oggi tutti sembrano essersene dimenticati. Intanto, sulla proposta di Vezzuto, Domenico Savio, Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista che ritiene sia giusto ricordare quel tragico evento, ha dichiarato: “Premetto che noi comunisti, marxisti-leninisti, non abbiamo nulla in comune con gli anarchici e l’anarchismo, che consiste nella lotta al sistema capitalistico più individuale che organizzata come partito. Al contrario, noi riteniamo e affermiamo che la classe lavoratrice senza il suo partito di classe e rivoluzionario per fare la rivoluzione e costruire il socialismo non potrebbe mai liberarsi dalle catene sociali del sistema capitalistico e della sua espansione imperialistica. Inoltre, gli anarchici pensano di poter realizzare la società comunista di uomini liberi e uguali, cioè priva dei poteri coercitivi dello stato capitalistico, attraverso, appunto, lo spontaneismo e l’individualismo della lotta, mentre noi comunisti ci differenziamo nettamente da loro perché combattiamo il capitalismo l’imperialismo e lottiamo per l’edificazione della società comunista, dopo aver costruito quella socialista, attraverso l’organizzazione e la disciplina militante di partito. Comunque, riteniamo lodevole la proposta di intitolare un pezzo di strada del comune di Ischia all’anarchico Gino Lucetti, combattente antifascista assassinato dai nazisti nella nostra Isola appena dopo essere stato liberato dal carcere della tirannia fascista”. Sin qui le affermazioni di Domenico Savio. Io, invece, personalmente, ho ricordato con particolare nostalgia la tragica morte di Gino Lucetti e Francesco Buono, perché mi ha riportato indietro nel tempo all’epoca in cui i miei nonni sono stati impegnati nella resistenza antifascista. Mio nonno materno, Carmine Barile, rappresentava il Partito Popolare nel Comitato di Liberazione Nazionale dell’isola d’Ischia, mentre il mio omonimo nonno paterno, Gennaro Savio, fondatore, assieme ad altri compagni, delle sezioni del PCI sull’isola d’Ischia, scappò dall’Africa per unirsi agli antifascisti che combattevano per portare a termine la Liberazione dell’Italia dal cappio feroce del nazi-fascismo.

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di Gennaro Savio
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