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Ischia, S.G.Giuseppe della Croce, l'altra faccia della festa


Ischia, S.G.Giuseppe della Croce, l'altra faccia della festa
07/09/2012, 09:26

“Ad Ischia c’è una cultura mafiosa”. Questo è il titolo a caratteri cubitali pubblicato in prima pagina mercoledì 29 agosto 2012 dal Quotidiano “Il Golfo”. A lanciare l’allarme attraverso l’articolo scritto dal giornalista Gaetano Ferrandino non è stato un pinco pallino qualsiasi ma Don Carlo Candido, parroco della parrocchia dello Spirito Santo a Ischia Ponte.  “Questa mafia è più pericolosa di quella armata perché schiaccia le persone. Il servilismo, l’uso della legge per i propri interessi, l’oppressione dei deboli. Sull’Isola questo sistema impera non soltanto nella politica, anzi si sta estendendo a macchia d’olio”. Parole durissime quelle di Don Carlo a cui il giorno dopo, sullo stesso Quotidiano, ha risposto per tono il sindaco di Ischia Giosi Ferrandino che ha dichiarato

“Don Carlo non predichi bene e razzoli male. Abbiamo tagliato le spese ma lasciato il contributo alla sua parrocchia per il Santo Patrono: faccia come il Comune, tagli costi, rinunci a fuochi e concerto di Branduardi e aiuti i più bisognosi”. Ma il Sindaco di Ischia ha anche detto che sarebbe opportuno che la Chiesa rendesse  pubblico il bilancio della festa e come viene speso il contributo pubblico. Noi, invece, aggiungiamo che a questo punto i cittadini ischitani hanno il diritto di sapere quali sono i numeri che quest’anno hanno caratterizzato il budget dei festeggiamenti, a quanto ammonta il contributo pubblico pagato dalla Giunta Ferrandino con i nostri soldi e come è stato speso anche perché quando ci sono da acquistare sedie e banchi per le scuole l’Amministrazione comunale dice di non avere soldi mentre quando si devono dare a scatola chiusa alla Chiesa, questi si trovano d’incanto.  E ancora. Ma è vero che il concerto di Branduardi organizzato e voluto dal clero ischitano verrebbe pagato col contributo di una società partecipata del Comune di Ischia o questi rumor sono solo il frutto di chiacchiere da bar? Su questo farebbe bene a fare chiarezza direttamente Giosi Ferrandino.

Intanto sullo scontro a distanza tra Don Carlo Candido e il Sindaco di Ischia, chi è andato letteralmente a nozze è stato Domenico Savio, Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista che dalla Sede ufficiale del Partito che si trova a Forio ha lanciato il suo anatema contro i rappresentanti del potere politico e di quello religioso definiti  “due facce della stessa, infame società capitalistica”. “L’intero sistema economico, politico e istituzionale capitalistico, ha tuonato Savio, è culturalmente e socialmente mafioso, è corrotto e corruttore a tutti i livelli della vita sociale e legalizza il disumano sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la chiesa cattolica di Don Carlo e della quasi totalità del clero italiano è da sempre sostenitrice del suddetto potente potere padronale. Un attacco durissimo quello di Domenico Savio sia al potere politico a tutti i livelli istituzionali che al potere temporale della Chiesa. Ma dell’edizione di quest’anno della festa di San Giovan Giuseppe della Croce ha creato polemiche anche l’esagerato e continuo brillare di fuochi pirotecnici sparati ad ogni ora del giorno e della sera per quasi una settimana. Molti, seppur lo bisbigliano a bassa voce, ritengono che soprattutto nell’attuale momento di grave crisi economica che sta attraversando il popolo italiano e con le spaventose sacche di povertà presenti nella società ischitana all’interno della quale sono tantissime le famiglie che sopportano in dignitoso silenzio la propria condizione di indigenza, lo sperpero di danaro mandato in fumo con i fuochi nel corso dei festeggiamenti del Santo Patrono, abbia rappresentato un affronto spirituale alla storia di San Giovan Giuseppe della Croce il quale da umile francescano abbraccio colei che i frati scalzi definiscono “sorella povertà” e questo per riconoscersi nei fatti nell’alienante condizione quotidianamente vissuta dai poveri  e per stare socialmente accanto ai deboli e ai diseredati della società del tempo.

 

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di Gennaro Savio
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