Provincia / Ischia

Commenta Stampa

Jolly Grigio, ancora in fondo al mare i corpi dei pescatori


Jolly Grigio, ancora in fondo al mare i corpi dei pescatori
28/02/2012, 09:02

Grazie al Sito Panaroma.it che ha pubblicato l’audio della scatola nera, abbiamo potuto ascoltare le urla disperate dei pescatori che dalle loro imbarcazioni la mattina dell’11 agosto 2011 avevano assistito al tragico affondamento, da parte del cargo “Jolly Grigio”, del peschereccio “Giovanni Padre”. Urla, parolacce e imprecazioni che costrinsero il Comandante della “Jolly Grigio” ad ordinare il dietrofront perché il cargo nel frattempo stava continuando la sua navigazione verso Marsiglia. La tremenda collisione si è verificata alle ore 8.43 davanti alle coste dell’isola d’Ischia. Se quella tragica mattina in zona non si fossero trovati altri pescherecci dai quali partirono le immediate segnalazioni alle Capitanerie di Porto di Napoli e di Ischia, probabilmente oggi staremmo ancora qui a parlare di una nave fantasma che aveva speronato il “Giovanni Padre” affondato con i corpi intrappolati a bordo di Vincenzo Guida, 43 anni, e di suo figlio Alfonso, di appena 21. Si salvò solo il comandante Vincenzo Birra, 33 anni, che si trovava ai comandi del peschereccio e a seguito del forte impatto finì in acqua. La cosa vergognosa è che nonostante da quel tragico 11 agosto siano trascorsi quasi sette mesi, i corpi dei due pescatori campani, quantunque ci fossero state le promesse iniziali da parte delle Autorità di recuperali, giacciono ancora a quattrocentocinquanta metri di profondità e questo perché si tratta di due umilissimi e onesti lavoratori, infatti se al contrario si fosse trattato dei corpi di potentati politici ed economici appartenenti alla casta della nostra società, Vincenzo e Alfonso sarebbero stati riportati in superfice a poche ore dalla tragedia. E invece no, perché è troppo onerosa la spesa del loro recupero. Ma a quanto ammonta la somma per il ripescaggio dei due corpi? A circa 400.000 euro, un capitale di inestimabile e insostenibile valore economico per una famiglia lavoratrice ma certamente una cifra a dir poco irrisoria per uno Stato come quello italiano che non si fa scrupolo di sperperare i soldi della collettività per investirli in missioni di guerra o per l’acquisto di cacciabombardieri per un valore complessivo di miliardi e miliardi di euro. Una vergogna senza fine se si pensa che in Italia le masse popolari e i lavoratori vengono tenuti in considerazione solo quando vivi e vegeti devono essere economicamente salassati attraverso tasse, imposte e manovre economiche da autentica macelleria sociale mentre quando accade loro una tragedia, non c’è politico, Istituzione o Autorità a cui importi la nostra sorte ed è proprio il caso di Vincenzo e Alfonso che dopo sette mesi non hanno ancora avuto la possibilità di ricevere una degna sepoltura: assurdo!!! Intanto Emanuela De Michele, nipote di Vincenzo e cugina di Alfonso, su FaceBook ha creato un Profilo intitolato “Alfonso e Vincenzo, due vite per una sola passione: il mare”. Si tratta di una pagina attraverso la quale si cerca di non far calare l’attenzione su quanto accaduto e con cui, soprattutto, si sollecita chi di dovere ad intervenire affinché si riportino finalmente in superfice i due onesti e umili pescatori. E’ giunto il momento di dire basta a questa vergogna politica, sociale e istituzionale. Lo Stato Italiano attraverso le sue istituzioni, Giunta regionale e Governo nazionale in primis, intervenga subito affinché Alfonso e Vincenzo possano avere una degna sepoltura.

Commenta Stampa
di Gennaro Savio
Riproduzione riservata ©