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L’appello disperato dei genitori: “Vogliamo solo ciò che ci

La storia di Agostino, il disabile che chiede rispetto per i suoi diritti


Nella foto il giovane Agostino con il fratello
Nella foto il giovane Agostino con il fratello
16/01/2013, 19:07

Forse non avrebbe dovuto nemmeno chiederlo perché è ciò che gli spetta di dovere eppure Agostino, un giovane 26enne di Pontecagnano Faiano, affetto da tetra paresi spastica, si ritrova a lottare per avere i suoi diritti. “Nulla di più, solo ciò che gli spetta”. È l’appello disperato dei genitori di questo giovane ragazzo che trascorre le sue giornate in una stanza della casa, la cucina, perché la loro abitazione è troppo piccola per lui e per i suoi anziani genitori è troppo faticoso spostarlo continuamente da una stanza all’altra. Ferdinando Vicinanza, padre di Agostino, chiede al comune di Pontecagnano Faiano una casa idonea per suo figlio e anche un aiuto economico perché con la sola pensione del padre non è possibile arrivare a fine mese, con tutte le cure che il ragazzo necessita e l’affitto della casa. Il Sindaco della zona ha sempre promesso di aiutarlo, promesse rivelatesi poi prive di fondamento.
Nessun aiuto, solo promesse. Ma i genitori di Agostino non ne possono più, hanno bisogno di un sostegno che in parte è arrivato grazie all’Onorevole Anna Petrone e all’assistente sociale Ilaria Del Re che si sono attivate affinché il  giovane disabile si rechi circa 2 volte la settimana ad un centro per ragazzi disabili, per trascorrere qualche ora in compagnia, fuori dalla “prigione” di una stanza. Ma non basta, Agostino non può trascorrere la sua vita così. Proprio in vista delle prossime elezioni, Ferdinando Vicinanza ha chiesto e ottenuto un nuovo colloquio con il sindaco che si è limitato a ribadire ciò che aveva detto in precedenza. Solo promesse, nessun aiuto concreto. I genitori del ragazzo pretendono una risposta da parte degli amministratori locali nel più breve tempo possibile perché sono stanchi di combattere per diritti che spettano ad Agostino e che potrebbero migliorare la quotidianità del giovane. 

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di Erika Noschese
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