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A Pianura diossina "Seveso",colpa dell’ex discarica Difrabi?

L’area flegrea con il “veleno in corpo”


L’area flegrea con il “veleno in corpo”
26/03/2011, 12:03

NAPOLI - Secondo il periodico “L’Espresso”, l’articolo è a firma di Emilano Fittpaldi, ci sarebbe chiuso nei cassetti della Regione Campania, un rapporto denominato Sebiorec: uno dei più imponenti studi epidemiologici con biomarcatori mai fatti in Italia. Dice che c'è diossina cancerogena nel sangue di napoletani e casertani, c'è troppo arsenico nell'acqua e non mancano, in alcuni comuni, i velenosi Pcb. Ma niente panico, il rapporto si cautela:"i livelli di esposizione non sono tali da giustificare uno stato d'allarme sanitario". Sempre secondo "L'Espresso" il rapporto fu commissionato nel lontano 2007 dagli uomini di Antonio Bassolino e costato in tutto 250 mila euro. Il lavoro sarebbe già pronto dallo scorso dicembre, frutto di mesi di studio (e bracci di ferro) di 115 tra scienziati e medici che hanno partecipato alla sua stesura. Sono ricercatori dell'Istituto superiore di sanità (Iss), del Cnr, del Registro tumori e delle Asl locali che hanno prima analizzato 900 campioni di sangue e 60 di latte materno per capire la quantità di sostanze tossiche presente negli abitanti di 16 città a rischio ambientale del napoletano e del casertano. Nel rapporto ci sarebbero indicate alcune zone critiche, addirittura a Napoli, nel sangue degli abitanti di Pianura, popolarissimo quartiere conosciuto a livello internazionale per la famosa “guerra della monnezza” sono state trovate quantità di diossina tipo "Seveso", tre volte superiori a quelle zone vicine a poli industriali come a Mantova e Taranto. Certo che una bomba ad orologeria ubicata all'interno dei Campi Flegrei c’è, ed ancora oggi rappresenta l'area dell' ex Difrabi, meglio conosciuta come discarica di Pianura (nelle foto). Nell’ultima indagine riaperta dal Tribunale di Napoli, il Giudice per le indagini preliminari, Alessandro Buccino Grimaldi, ha ritenuto sussistente il reato di disastro ambientale per i veleni presenti nel sito. Nella zona, a quanto sembra, si muore di cancro più spesso rispetto al resto dei territori cittadini confinanti. Le statistiche allegate agli atti dell’inchiesta sui veleni inghiottiti dalla ex discarica Difrabi parlano chiaro. Tra i maschi sono più alti i decessi per tumore dello stomaco e per i linfomi Hodgkin, tra le donne invece ci sono dati anomali di decessi per tumore del fegato. In entrambi i sessi sono aumentate le morti per tumore della laringe, per leucemie e per malattie epatiche. E risulta incrementata anche la mortalità per malformazioni congenite nel primo anno di vita. In poche parole, la bomba ad orologeria di Pianura sta ancora ticchettando. E la situazione non preoccupa solo gli abitanti di Pianura e della cittadina confinante di Quarto, ma tutta l'area flegrea, perché l'attività illecita di sversamento di rifiuti tossici all'interno della discarica (che ricordiamo già attiva negli anni ’50), potrebbe aver compromesso la falda acquifera, presente ad una superficie di circa 100 metri di profondità; tutto questo favorito dalla permeabilità del territorio di conformazione vulcanica. Nel provvedimento stilato dal gip Buccino Grimaldi si percepisce la preoccupazione di una situazione d'inquinamento che non interessa solo l’area della discarica, ma che si estende addirittura fino alla fascia costiera di Pozzuoli.

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di Rosario Scavetta
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