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'L’avventura di latta': l’incontro dei rifugiati con R. Dalisi


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'L’avventura di latta': l’incontro dei rifugiati con R. Dalisi
17/12/2013, 15:15

NAPOLI - “Avete mai provato a lavorare con i metalli teneri e leggeri? Io l’ho fatto…Provateci anche voi!”
Così è cominciato il primo incontro di Riccardo Dalisi, l’artista designer napoletano di rilievo internazionale, con un gruppo di giovani rifugiati provenienti dal cuore dell’Africa che nel suo studio hanno visto le miriadi di strabilianti oggetti che si possono fare con i metalli leggeri e poveri.
I giovani hanno raccolto l’invito e, con l’aiuto di Marco Cecere, un giovane ed entusiasta architetto, che ha promesso di aiutarli, hanno iniziato questa avventura con l’intenzione di realizzare lampade, collane, orecchini, ciondoli e un presepe permanente all’interno della chiesa.
“È difficile, non sappiamo fare queste cose!!” - hanno esclamato molti di loro all’inizio del percorso - ma quando il maestro ha cominciato a ritagliare le sagome di carta dei pastori e ha cominciato a spiegare che anche nel Corano c’è la storia di Maria che partorisce Gesù appoggiata ad una palma, la sfiducia si è allontanata per fare posto al desiderio di provarci…
“Sì, proviamoci anche noi!!”- li incoraggiava Marco - e dopo un poco i tavoli della scuola di italiano, sistemati nella chiesa di S. Maria del rifugio, si sono trasformati in banchi di lavoro: ovunque attrezzi per tagliare, bucare e cucire il metallo, pezzi di allumino e fili di rame e ottone e, a parte, nella sagrestia, gli oggetti e i pastori finiti e quelli da rifinire.
La cosa più bella sono state alcune testimonianze di rifugiati raccolte durante il lavoro:
“E’ tutta un’altra cosa creare un oggetto con le mani per me che ho finora lavorato solo con il bulldozer o con le macchine nell’officina, quando facevo il meccanico” - ha osservato Idris -
“A S. Giuseppe, dove abitiamo ora - ha replicato Mohammed Monde - dobbiamo svegliarci alle 5 del mattino per trovare qualcuno che per pochi euro al giorno ci porta a raccogliere la frutta, ma quando piove e non possiamo andare nei campi, non ci dispiace perché veniamo a lavorare con Marco!!”.
Insomma, l’avventura continua e ha finora prodotto diversi oggetti, alcuni ispirati ai modelli e ai disegni di Dalisi, altri nati dalla libera fantasia creatrice dei giovani africani.
Chissà che un giorno l’avventura non possa trasformarsi in occasione di lavoro per questi giovani, che da quando sono in Italia sono stati abbandonati negli alberghi, senza alcuna proposta di formazione-lavoro. Una situazione protratta per oltre due anni che ha prodotto solo un indebolimento del loro spirito e una fiacchezza della volontà.
Chissà, tutto è possibile quando si incontrano artisti così immediati, coinvolgenti e spontanei, come Riccardo Dalisi e persone così entusiaste e determinate all’aiuto e all’interazione con i migranti, come Marco Cecere e il coordinamento della scuola di italiano.

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di Redazione
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