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"Libera" Caserta: "conflitto d'interesse"


'Libera' Caserta: 'conflitto d'interesse'
24/01/2011, 12:01

C’è la filiera della mozzarella di bufala campana Dop, c’è la filiera della frutta e verdura, c’è la filiera del vino e della pasta e fagioli. Ma in provincia di Caserta c’è pure la filiera della legalità, delle collaborazioni giornalistiche, dei contributi pubblici e degli incarichi delle pubbliche amministrazioni, tutto compreso, in un solo grande minestrone. E siccome quest’ultima e discussa filiera ha un solo merito, quello di presentarsi sotto le insegne dell’associazione “Libera” dell’incolpevole don Luigi Ciotti (grande stima per lui - da parte nostra -, vero punto di riferimento nella lotta contro le mafie), forse don Luigi dovrebbe leggere una storia come questa che segue. E forse dovrebbero leggerla anche i nostri colleghi (al caviale) del “Mattino”, che sono per la verità un po’ disattenti su quanto avviene a Pignataro Maggiore, se non per dare man forte al grande combattente per la legalità, sindaco Giorgio Magliocca, per combinazione pluri-indagato e pure sotto processo con le accuse di corruzione, voto di scambio e falso.

In data 11 novembre 2010, il quotidiano “Il Mattino”, ha pubblicato un articolo molto interessante, con il titolo a tutta pagina, in apertura: “Pronti a costituirci in tutti i processi alle cosche”, a firma di Tina Cioffo, giornalista pubblicista e stimata dirigente dell’associazione “Libera” in provincia di Caserta. Un articolo nel quale la parte del leone la fa il sindaco di Parete, Luigi Verrengia, che, in un quadro per il resto complessivamente desolante, fa annotare alla entusiasta Tina Cioffo: “Eppure, nell’agro aversano, c’è chi all’attivo, di costituzioni di parti civili, ne ha già quattro. Tre in processi per estorsione e uno, l’ultimo in ordine di tempo, contro il disastro ambientale di cui è accusato fra gli altri imputati, Cipriano Chianese, l’imprenditore che gli atti giudiziari hanno definito come vicino alle ecomafie”. Tutti e quattro i processi sono seguiti, nell’interesse della parte civile Comune di Parete – come da deliberazione di Giunta comunale numero 64 del 29 giugno 2010 e come si legge nelle stesso articolo citato – da un unico legale, l’avvocato Giovanni Zara, ex sindaco di Casapesenna, seguace dell’ex presidente provinciale di An, senatore Gennaro Coronella (ora nel Pdl), e – per coincidenza – marito della signora Tina Cioffo Zara, dirigente di “Libera” e autrice dell’articolo che incensa l’Amministrazione comunale di Parete che, a sua volta, affida incarichi legali al suo consorte. Una situazione del genere si chiama conflitto d’interessi? I colleghi del “Mattino” sanno trovare nel loro archivio un articolo, a firma di Tina Cioffo signora Zara, di dura critica nei confronti del sindaco e dell’Amministrazione comunale di Parete? Nell’attesa di conoscere l’esito dell’affannosa ricerca archivistica, noi l’articolo di Tina Cioffo del 19 novembre 2010 lo conserviamo con cura, anzi lo attacchiamo alla parete (con la “p” minuscola).

Nel suo articolo, Tina Cioffo così prosegue: “Parete è uno di quei 19 Comuni del casertano che il 18 marzo del 2009, nel quindicesimo anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana, siglarono il protocollo d’intesa, nella palestra dell’Itc di Casal di Principe. Fu una riunione allargata fatta in pompa magna, con la presenza di fasce tricolori e gonfaloni, colma di buoni intenti e tesa a ribadire, almeno in quella occasione, il bisogno dell’essere uniti e di andare al di là dei semplici proclami. L’obiettivo per tutti era difendere e risarcire l’immagine del territorio. A un anno ed otto mesi di distanza da quell’evento, rimane la stessa esigenza, in special modo dopo l’arresto del latitante Antonio Iovine, ma i risultati prodotti sono ancora esigui. L’osservatorio intercomunale sulla camorra, che pure fu promesso, non è stato istituito e i Comuni che hanno scelto di essere presenti come parte offesa nei tribunali sono ancora pochi. Troppo pochi. Casal di Principe si è costituito solo una volta e altrettanto Castelvolturno, in particolare per quel che riguarda il processo a carico di Giuseppe Setola per la strage dei sei extracomunitari uccisi nel settembre del 2008 al chilometro 43 della Domiziana, nei pressi della sartoria «Ob exotic Fashions». Nulla è stato fatto a Teverola, Cesa, Santa Maria La Fossa, San Marcellino, Casapesenna, Frignano e Villa di Briano, altrettanto nei paesi dell’Atellano”.

Nulla è stato fatto nei Comuni citati da Tina Cioffo, ma c’è un altro Comune che andrebbe bacchettato, quello di Pignataro Maggiore, dove è sindaco Giorgio Magliocca, il cui testimone di nozze è – guarda caso – proprio il senatore Gennaro Coronella. Tina Cioffo, molto severa verso altre Amministrazioni comunali, decide però di graziare il sindaco di Pignataro Maggiore, che con il sindaco della benemerita Parete e altri 17 primi cittadini, il 18 marzo del 2009, firmò in pompa magna il protocollo con il quale si impegnava a costituirsi parte civile nei processi per fatti di camorra. Eppure Giorgio Magliocca e l’Amministrazione comunale da lui capeggiata non si sono costituiti parte civile nel processo nato dall’“Operazione caleno” della Direzione distrettuale antimafia di Napoli del 23 febbraio 2009 (pubblico ministero il dott. Giovanni Conzo). Come è noto l’unico a costituirsi parte civile (nonostante le parti offese fossero numerose) è stato il giornalista professionista Enzo Palmesano, che fu cacciato dal quotidiano locale “Corriere di Caserta” a seguito delle pressioni della famiglia mafiosa dei Lubrano; quotidiano che poi scelse, come articolista da Pignataro Maggiore, proprio il sindaco Giorgio Magliocca (Pdl, ex An, ora nello staff del sindaco di Roma, Gianni Alemanno), il quale firmava con uno pseudonimo entusiastiche cronache su se stesso e sulla sua Amministrazione “per la legalità”.

Quali possono essere i motivi per i quali Tina Cioffo ha graziato Giorgio Magliocca? Ancora una volta dobbiamo tirare in ballo la stima di cui gode l’avvocato Giovanni Zara, marito della giornalista. L’Amministrazione comunale di Pignataro Maggiore, infatti, come è già stato ricordato nei giorni scorsi da Salvatore Minieri su www.pignataronuova.it, ha conferito un incarico legale all’avvocato Giovanni Zara, come da deliberazione della Giunta comunale numero 173 del 23 ottobre 2007. E sul “Mattino” – nell’articolo di Tina Cioffo - se il sindaco di Parete viene citato per essere elogiato, il nome del sindaco di Pignataro Maggiore viene invece taciuto, avendo quest’ultimo sì conferito un incarico legale al marito della giornalista ma non per la costituzione di parte civile in un processo contro la camorra (si trattava nella difesa del Comune a fronte di un ricorso al Tar da parte di un cittadino per la vicenda di un alloggio dello Iacp).

Sono problemi che dovrebbero interessare soprattutto “Libera” e il “Mattino”. Per quanto ci riguarda, a noi di www.pignataronuova.it, vogliamo solo sottolineare che, quando Tina Cioffo (e con lei la sua amica Alessandra Tommasino, anch’essa dirigente di “Libera”, giornalista pubblicista e collaboratrice del “Mattino”, oltre che depositaria di reciproca stima con il senatore Gennaro Coronella) arriva a Pignataro Maggiore per dare patenti di “anticamorra” al molto discusso sindaco Giorgio Magliocca, la scampagnata non è disinteressata. La filiera della legalità va bene, non quella degli incarichi legali all’avvocato Giovanni Zara e dei suoi sponsor politici, giornalistici, amicali e familiari.

A cura di Rosa Parchi

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