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Made in Italy, turismo e agricoltura per far ripartire i Sud d'Europa


Made in Italy, turismo e agricoltura per far ripartire i Sud d'Europa
01/07/2011, 17:07

Reti d’impresa, di filiera, di prodotto, mercato e ricerca possono rappresentare una risposta vincente ai deficit di competitività aziendale del Mezzogiorno. In questo contesto l’agricoltura e l’agroindustria, i comparti del made in Italy di alto contenuto creativo e qualitativo, il turismo e la cultura nonchè le grandi potenzialità logistiche rappresentano i settori su cui puntare.
Così Antonio Corvino, direttore dell'Osservatorio Banche Impresa, che ha aperto oggi a Sorrento la due giorni sul tema “Mezzogiorni d'Europa. Il caso Italia. Nodi gordiani e soluzioni alessandrine”.
“La strada è ancora lunga se si considera che ad oggi solo il 8,6% delle imprese meridionali accede alle reti, e tuttavia le prospettive non mancano se si pensa che oltre il 30% delle imprese meridionali ha in programma di avviare progetti di aggregazione e di rete – ha spiegato Corvino - Purtroppo però il 90% delle imprese non conosce le leggi che hanno istituito il contratto di rete: la 99/2009 e la 122/2010. Inoltre il contratto di rete sconta l’assenza di normative premianti sul piano fiscale e degli incentivi, anche se un primo passo è stato fatto con la detassazione temporanea degli utili di impresa fino ad 1 milione di euro, se questi vengono reinvestiti per finanziare gli investimenti di imprese raggruppate in rete”.
Un altro aspetto fondamentale, è stato evidenziato, è sviluppare la capacità del sistema nel suo complesso di costruire un progetto di medio-lungo termine che proietti il Mezzogiorno quale autentica piattaforma logistico infrastrutturale nel Mediterraneo a servizio dei traffici provenienti dall’Estremo Oriente, sfruttando al meglio la sua favorevole collocazione geografica.
Per Don Gaspar Zarrías, segretario di Stato per la Cooperazione territoriale del ministero della Politica Territoriale e della Pubblica amministrazione del governo spagnolo, altro nodo da affrontare è quello dalla decentralizzazione.
“Quello spagnolo può essere un modello – ha spiegato – dal momento che l'autonomia di Regioni e Comuni, in materie come sanità e istruzione, conduce ad enormi benefici per una intera nazione”.
Zarrìas ha poi sottolineato come la sfida dei Mezzogiorni d'Europa sia il rafforzamento delle relazioni tra i Paesi del Mediterraneo e lo sviluppo dell'area del Nord Africa, area chiave per tutto il Mediterraneo.
Dagli interventi di oggi è emerso come la questione meridionale continui a essere dibattuta in Italia e percepita in Europa come un problema determinato dalla specificità del processo storico e politico italiano. Il problema del sottosviluppo, hanno evidenziato i relatori, non è specifico dell’Italia, ma di tutti quei Paesi che hanno sperimentato processi caratterizzati dalla mancata integrazione di parti del Paese al mercato nazionale, europeo e mondiale. Tali condizioni bloccano le potenzialità di questi territori, accrescendone la marginalità. L’esistenza in Europa di tre “Mezzogiorni” (Sud Italia, Polonia Orientale e Germania dell’Est) si accompagna alla presenza a macchia di leopardo in molteplici aree della Spagna e della Francia, ma anche in interi stati nazionali come la Grecia, l’Irlanda e lo stesso Portogallo. Ridefinire i rapporti con l’Europa ed il Mediterraneo è, pertanto, un passaggio obbligato per favorire il decollo dell’economia anche e soprattutto per il Sud d’Italia.
Ad aprire la prima giornata di lavori i saluti del sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo, del vice prefetto di Napoli, Giovanni Lucchese, del vice presidente della Provincia di Napoli, Gennaro Ferrara, del consigliere dell'Obi, Gaetano Mastellone e del presidente dell'Obi, Michele Matarrese, che ha reso noti il contenuto della lettera inviata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. All'evento, il capo dello Stato ha anche conferito una propria medaglia di rappresentanza: si tratta di una speciale opera in fusione di bronzo, di 80 millimetri di diametro, coniata per l'occasione dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Attesi per domani, tra gli altri, il ministro per lo Sviluppo Territoriale, Raffaele Fitto, Antonio Marzano, presidente del Cnel, Cristiana Coppola, vice presidente Confindustria per il Mezzogiorno, Patrycja Artymowssesska, ministro dello Sviluppo regionale del governo polacco, Giovanni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo, Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata, Marida Dentamaro, assessore a Sud e Federalismo della Regione Puglia, Michele Emiliano, sindaco di Bari, Girolamo Fazio, sindaco di Trapani, Francesco Cava, presidente di Confindustria Calabria e Michele Scasserra, presidente di Assindustria Molise. Alle ore 11, l'intervento di Wolfgang Streitemberger, consigliere presso la Direzione Politica regionale della Commissione europea.
La seconda sessione, dedicata a “Condizioni e prospettive dello sviluppo”, vedrà la partecipazione di Luigi De Sena, vice presidente della Commissione Bicamerale Antimafia e Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl. “Il Mezzogiorno d’Italia tra Europa, Mediterraneo e mercato globale” è invece il titolo della successiva tavola rotonda coordinata da Gennaro Sangiuliano, vice direttore del Tg1. Intervengono: Pina Amarelli Mengano, vice presidente internazionale dell'associazione Les Hénokiens, Giuseppe Castagna, direttore generale del Banco di Napoli, Antonio D’Amato, presidente del Gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro, Felice Delle Femine, responsabile territoriale Sud di Unicredit, Marco Jacobini, presidente della Banca Popolare di Bari, Massimo Lo Cicero dell'Università di Roma La Sapienza e Andrea Pisani Massamormile, presidente della Banca Carime.
Concluderanno l'evento, Adriano Giannola, presidente della Svimez e Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale.

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di Redazione
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