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Processo ai Casalesi, capoclan respinge comunque le accuse

Minacce a Saviano e Capacchione, le scuse di Bidognetti -video

E l’ex “primula rossa” Iovine si difende: “Io non c’entro”

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Minacce a Saviano e Capacchione, le scuse di Bidognetti -video
05/12/2013, 10:52

CASAL DI PRINCIPE - Minacciarono, durante un processo in aula, lo scrittore Roberto Saviano e la senatrice del Partito Democratico Rosaria Capacchione, all’epoca dei fatti giornalista del Mattino. A distanza di tempo, cinque anni e mezzo per la precisione, i boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, entrambi ristretti al regime del carcere duro, hanno accettato di farsi interrogare in videoconferenza al processo in cui sono imputati, insieme con i loro avvocati Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello. Entrambi gli esponenti del cartello criminale, rispondendo alle domande del pm della Dda, Antonello Ardituro, hanno respinto le accuse. “Se Saviano si è sentito offeso o minacciato gli chiedo scusa”, ha detto Bidognetti, precisando comunque di non aver partecipato alla stesura dell’istanza che lesse in aula l’avvocato Santonastaso per chiedere il trasferimento in un’altra sede del processo di appello Spartacus. Un testo che conteneva espressioni minacciose nei confronti dell’autore di “Gomorra”, della giornalista e di alcuni magistrati antimafia. “Non ho mai minacciato né Saviano né Capacchione e non ho mai avuto nulla contro i giornalisti”, ha detto Bidognetti, alias “Cicciotto e’ Mezzanotte”, che ha negato fermamente di essere un camorrista, sostenendo che si guadagnava da vivere fittando alcuni terreni di sua proprietà nel Casertano. Ha riferito, inoltre, di aver letto alcune pagine del best-seller di Saviano: “Ha scritto che sono uno degli artefici dell’omicidio di Bardellino, ma io non sono mai stato imputato per questo delitto”. Più breve l’interrogatorio di Iovine, il quale ha dichiarato di non avere intenzione di chiedere scusa a Saviano e Capacchione per il semplice fatto di non avere avuto nulla a che fare con l’istanza al centro del processo. Ed ha sottolineato che all’epoca dei fatti era latitante. Il pm gli ha domandato chi lo avesse aiutato durante la latitanza, ma Iovine si è rifiutato di rispondere in quanto – ha affermato – avrebbe dovuto mettere nei guai molte persone.

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di Emilio di Cioccio
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