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“Nun te regghe più” approda al Comune di Quarto

Al via la petizione per la legge sul caro-politica

“Nun te regghe più” approda al Comune di Quarto
28/12/2011, 15:12

QUARTO (NA) - Da qualche settimana sta ottenendo un forte clamore tra la gente. Si tratta di un gruppo su Facebook che s'impegna per una legge di iniziativa popolare, che equipari gli stipendi dei politici italiani a quelli medi europei. Un’iniziativa nata dunque per dare un taglio ai cospicui emolumenti dei parlamentari e amministratori italiani. “Nun te regghe più”, dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, è stato creato dal toscano Mario Rigli, che sul social network ha già raggiunto 60 mila membri e che pian piano si sta consolidando in tutto il Paese. Difatti, da qualche giorno i moduli per la raccolta firme sono disponibili presso il Comune di Quarto, dove i cittadini stanno già mostrando il proprio malcontento per i grandi sacrifici richiesti con la recente manovra Salva Italia del Governo Monti. E non solo. Cresce, infatti, il malcontento della cittadinanza per l’aumento dell’accisa Enel, finalizzato esclusivamente alla copertura integrale del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani. Ecco cosa si intende per la voce “Conguaglio addizionale comunale legge 10/2011”; la legge numero 10/2011 ( la conversione del decreto milleproroghe) prevede che i Comuni possano reperire nuove risorse finanziarie dall’aumento della bolletta dell’energia elettrica. Da qui i chiarimenti del sindaco di Quarto, Massimo Carandente Giarrusso, che ha precisato che l’aumento è una tantum, che sarà possibile rateizzare, nei casi previsti dall’Autorità per l’energia ed il gas, l’importo dell’energia elettrica rivolgendosi al proprio gestore. Tale aumento del 200% non è stato infatti un atto “esclusivo” del Comune di Quarto, ma condiviso da altri Comuni della Campania per sostenere i costi dovuti anche alle emergenze rifiuti degli anni scorsi. La proposta di legge di iniziativa popolare, approdata da poco a Quarto, è composta di un solo articolo: “I parlamentari italiani eletti al Senato della repubblica, alla Camera dei deputati, il presidente del consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell'unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti degli altri paesi dell'unione per incarichi equivalenti”.

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di Tiziana Casciaro
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