Provincia / Caserta

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Gdf sequestra beni riconducibili a clan dei Casalesi

Nuovo ordine di arresto per fratello boss Zagaria

E una 39enne finisce in manette per favoreggiamento

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Nuovo ordine di arresto per fratello boss Zagaria
18/02/2013, 11:00

CASAPESENNA – Una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, per associazione di stampo mafioso, è stata notificata dalla Squadra Mobile di Caserta nei confronti di Antonio Zagaria, 50 anni, fratello di Michele Zagaria, ex primula rossa dei Casalesi, attualmente detenuto. La polizia ha anche arrestato Rosaria Massa, 39 anni, sposata con Vincenzo Inquieto, per avere favorito la latitanza del boss. Contestualmente, il Gico della Guardia di Finanza sta sequestrando una società di pulizie, l’Aurora Service, riconducibile a Michele Zagaria e, quindi, al clan dei Casalesi. Antonio Zagaria è stato arrestato, per la prima volta, il 20 novembre dello scorso anno, nell’ambito dell’operazione denominata “Thunderball 2”; operazione che, complessivamente, aveva portato all’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere e dunque alla decapitazione della fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Oltre ad Antonio Zagaria, ritenuto il reggente del clan, la squadra mobile aveva stretto le manette ai polsi di altri due fratelli, Carmine e Pasquale Zagaria, e del nipote, Filippo Capaldo. L’arresto di Antonio Zagaria avvenne lungo corso Europa, in quel di Casapesenna. La polizia era entrata in azione quando il fratello dell’ex primula rossa si trovava in strada; questo per evitare che potesse fuggire utilizzando uno dei tanti bunker fatti realizzare dal fratello per garantirsi la latitanza. Agli agenti che gli notificarono l’ordinanza, Antonio Zagaria dichiarò detto di essere innocente e che le dichiarazioni sul suo conto, rese dal collaboratore di giustizia Vincenzo Battaglia, erano mendaci. L’operazione “Thunderball 2” ha consentito di fare piena luce, in particolare, su due diverse vicende estorsive subite da un imprenditore che, oberato da debiti usurari, è stato costretto dalle minacce dei membri del clan camorrista a vendere attrezzature e beni strumentali della propria azienda agricola per restituire il denaro.

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di Emilio di Cioccio
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