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Per il pm: “Provati sia la causa della morte che il movente”

Omicidio Belmonte, ricorso della Procura in Cassazione

L’indagato era stato scarcerato dal Tribunale del Riesame

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Omicidio Belmonte, ricorso della Procura in Cassazione
08/01/2013, 10:39

CASTELVOLTURNO - La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha presentato ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli, emessa il 6 dicembre scorso, che ha disposto la scarcerazione di Domenico Belmonte. Quest’ultimo, 72enne, si ricorderà, è indagato per la morte della moglie Elisabetta Grande e della figlia Maria e per l’occultamento dei cadaveri delle due donne, ritrovati in un sottoscala della villetta di Castel Volturno il 13 novembre scorso. Nel ricorso depositato, il sostituto Silvio Marco Guarriello ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza del Riesame che aveva, a sua volta, annullato il provvedimento cautelare del gip di Santa Maria Capua Vetere che aveva disposto, appunto, la carcerazione di Belmonte. Per la Procura, insomma, Belmonte deve tornare in cella perché sarebbero provati sia la causa della morte delle due donne che il movente. “Gli elementi chiaramente indiziari evidenziati - scrive Guarriello - sono già più che idonei a fondare una sentenza di condanna”. Elementi come il rinvenimento dei cadaveri nella villa di Belmonte, la presenza nell’abitazione dell’intero vestiario delle due donne, la mancata denuncia di scomparsa, l’esistenza di forti contrasti familiari, probabile motivo del delitto, e, soprattutto, la “mancanza di ogni plausibile spiegazione alternativa all’omicidio”. Elementi, questi, che il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insufficienti, parlando “di assoluta incertezza” sulle cause del decesso e ventilando anche ipotesi come il doppio suicidio o l’omicidio-suicidio. Il pm Guarriello, al contrario, evidenzia come la ricostruzione del Riesame si basi “su ipotesi astratte” e “motivazioni contraddittorie”, e scrive che “nulla consente di affermare che la morte possa essere dipesa da causa diversa dall’omicidio”; la versione dei fatti fornita da Belmonte, che si è sempre detto innocente, viene definita “falsa e inverosimile” dal magistrato inquirente, che evidenzia tra l’altro come il Riesame non abbia tenuto conto “di concrete emergenze investigative”, come le dichiarazioni di un vicino di casa che aveva parlato di un cattivo odore proveniente dalla villa di Belmonte non attribuibile alle fognature.

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di Emilio di Cioccio
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