Provincia / Caserta

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Tre degli undici imputati hanno scelto il rito abbreviato

Omicidio Noviello, lo Stato parte civile nel processo

Presenti sottosegretario all’Interno e sodalizi antiracket

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Omicidio Noviello, lo Stato parte civile nel processo
22/11/2012, 09:54

CASTELVOLTURNO - Avvocatura dello Stato e Associazioni Anti-racket si sono costituiti parte civile nel processo, con rito abbreviato, a carico dei presunti responsabili dell’omicidio di Domenico Noviello, l’imprenditore originario di San Cipriano d’Aversa, ucciso il 16 maggio del 2008 in quel di Castel Volturno. All’udienza, che si è svolta davanti al Gup del Tribunale di Napoli, Isabella Iaselli, erano presenti: il prefetto Elisabetta Belgiorno, Commissario Antiracket, il sottosegretario all’Interno Carlo De Stefano, Silvana Fucito, presidente del Coordinamento Napoletano delle Associazioni Antiracket, Tano Grasso presidente della FAI e Luigi Ferrucci, presidente dell’associazione intitolata a Domenico Noviello. Secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile di Caserta e della Dda, Noviello, titolare di una scuola guida, fu ucciso dal capo dell’ala stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola, e dal suo gruppo di fuoco. Per l’omicidio 11 persone sono state colpite da un’ordinanza di arresto emessa dal gip di Napoli Marcella Suma. Tre i soggetti che hanno chiesto il rito abbreviato: gli imputati Davide Granato, Massimo Alfiero e Giovanni Bartolucci, per i quali il pm della Dda di Napoli Alessandro Milita ha chiesto l’ergastolo. Gli altri 8 imputati saranno invece giudicati con rito ordinario. Per la cronaca, Noviello, nel 2001 denunciò un tentativo di estorsione ai suoi danni da parte del clan Bidognetti, facendo condannare cinque persone, tra cui Francesco Cirillo, cugino di Alessandro, alias ‘o sergente, entrambi a giudizio per l’omicidio, ed il pregiudicato Pasquale Morrone, morto per cause naturali. Dopo quella denuncia Noviello fu messo, fino al 2003, sotto scorta. “Da me non avranno mai un soldo, perché me li guadagno col sudore della mia fronte”, rispondeva a chi gli chiedeva di adeguarsi al comportamento di tutti gli altri imprenditori del territorio. Poi l’agguato nel 2008, decretato da Setola, poiché voleva lavare con il sangue l’offesa subita dagli “amici bidognettiani”. Le due associazioni sono rappresentate in giudizio dall’avvocato Giovanni Zara. Le difese prenderanno la parola nell’udienza del 4 dicembre.

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di Emilio di Cioccio
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