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Fabozzi nell'inchiesta sugli appalti ai Casalesi: 9 arresti

Patto politica-camorra, un consigliere regionale in manette

Due imprese già indagate per gli appalti del G8 a L'Aquila

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Patto politica-camorra, un consigliere regionale in manette
15/11/2011, 15:11

CASERTA - Il trilatero politica-camorra-imprenditoria era una macchina perfetta in grado di controllare appalti nella Provincia di Caserta che venivano assegnati ai Casalesi in cambio dei voti.
Ed è così che le mani dei Bidognetti, degli Iovine e degli Zagaria riuscivano ad arraffare i piani di ricostruzione dell’assetto urbano di Villa Literno, oltre ad alcune opere in altri comuni del Casertano. Nove arresti, tra cui il consigliere regionale della Campania, Enrico Fabozzi, oggi del gruppo misto ma eletto tra le file del Pd, sono scattati stamattina all’alba nell'operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta coordinata dalla Dda di Napoli.
Tra le accuse, il concorso esterno in associazione camorristica, l’estorsione, la turbativa delle operazioni di voto mediante violenza e minaccia, oltre all’impiego di denaro di provenienza illecita e ricettazione. Tutti i reati sono aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi. Due delle imprese finite nella rete degli investigatori sono già incappate nelle indagini per gli appalti del G8 dell’Aquila. I provvedimenti, costituiscono l'epilogo di un'articolata indagine che ha permesso di riscontrare l'esistenza di un patto criminale fra il clan dei Casalesi e l'ex sindaco di Villa Literno, fondato su un accordo generale mirato a garantire al clan il controllo e la gestione degli appalti e delle risorse pubbliche in cambio del sostegno elettorale e di tornaconti economici, personali ed elettorali. Tra gli arrestati anche un ex consigliere comunale di Villa Literno accusato assieme a Fabozzi di minacce agli alettori; e poi cinque imprenditori, uno dei quali suocero di un collaboratore di giustizia, la figlia dell'imprenditore, fidanzata dell'ex capo zona di Villa Literno per conto dei Bidognetti e un affiliato al clan. Dei nove arrestati, uno di trova agli arresti domiciliari. Nel contesto dell'operazione, il Gruppo Guardia di Finanza di Aversa sta dando esecuzione al sequestro di beni, societa' e conti correnti riconducibili ad alcuni indagati.

GLI AFFARI DEGLI ZAGARIA-IOVINE E LA MEDIAZIONE CON I BIDOGNETTI -
Gli appalti assegnati a Villa Literno sono riconducibili al gruppo Bidognetti, ma secondo gli inquirenti ciò è stato possibile anche grazie alla contrattazione avvenuta tra Zagaria e Iovine con un personaggio chiave dell'altro gruppo della consorteria dei Casalesi. In questo scenario spicca infatti la figura di Emilio Di Caterino, incaricato dai Bidognetti affinché la concertazione con i due latitanti andasse a buon fine. Stando alla ricostruzione dei collaboratori di giustizia, Zagaria -attualmente latitante - si reco' sul posto dell'incontro nascondendosi all'interno del bagagliaio di un'auto. Ma la concertazione con la primula rossa della camorra casertana, da sola, sarebbe stata inutile, poichè Zagaria ha interessi diretti solo sul calcestruzzo. Ed è così che nella vicenda compare Iovine: solo con 'o ninno si poteva trattare l'affaire appalti dei comuni del Casertano.

NEL MIRINO UN TESORO DA 14 MILIONI DI EURO E DIVERSE IMPRESE IN ODORE DI CAMORRA -
Gruppo Casa Srl era l'impresa in cui Fabozzi investiva il denaro assieme a Vincenzo Caiazzo. Secondo un'indagine patrimoniale l'attività illecita di riciclaggio termina quando Massimo Iovine, ex killer legato a Caiazzo per questioni affettive, decide di collaborare con la giustizia. Gli imprenditori di altre ditte edili (tra cui la Asso Costruzioni, la Malinconico Srl e la Mastronico Costruzioni)  fungevano da ingranaggio nel sistema malavitoso dell'Agro-Aversano.

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di Davide Gambardella
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