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Pompei e Tesoro di San Gennaro: Nemo Propheta in patria


Pompei e Tesoro di San Gennaro: Nemo Propheta in patria
04/12/2013, 10:10

Tra sentenze della Cassazione e rischi di crisi governative, gli argomenti mediatici non mancano di certo. E’ tuttavia stupefacente quanta poca attenzione abbia suscitato l’annuncio dell’esecutivo di istituire una Soprintendenza speciale per Pompei. Le reazioni più significative appaiono le polemiche casertane per il previsto accorpamento della soprintendenza provinciale con Napoli, che minaccerebbe l’autonomia di gestione della reggia vanvitelliana. Quasi come se l’attuale andamento fosse soddisfacente, non dico inappuntabile!
La tendenza, alla fine, è di considerare esclusivamente poltrone e potere, ignorando che la situazione dei conti pubblici continua a essere delicata e che l’unica soluzione per il risanamento passa per un drastico ridimensionamento delle speseimproduttive, non potendosi elevare ulteriormente la pressione fiscale, e restando un’incognita i tempi e gli eventuali risultati della lotta all’evasione.
Pompei è un discorso a parte. Perché la sproporzione tra il valore potenziale del parco archeologico più famoso del mondo e gli esiti in termini di presenze turistiche e ritorno per la collettività è tale da non essere più tollerabile. Si può, si deve investire!
L’industria della cultura, in passato, è stata colpevolmente trascurata. Dalla cultura bisogna ripartire, non per motivi estetici o per elevare il livello di alfabetizzazione della popolazione. Sarebbero di per sé finalità nobili e sufficienti, ma purtroppo, come l’esperienza di decenni e decenni ha dimostrato, non tali, nella realtà, da dare forza a strategie e azioni politico amministrativedeterminate ed efficaci.
A spingere verso la creazione di poli di turismo culturale attrezzati, e profittevoli anche in termini di business, è la crisi economica, che ha fatto arretrare livelli di reddito e di qualità della vita. Occorre,allora, giocare con sagacia e lungimiranza le carte rimaste disponibili. Che, per fortuna, in aree come quella campana, non sono poche.
Una cartina di tornasole della scempiaggine che ha caratterizzato la gestione anche meramente speculativa e materiale di Pompei è la mostra del British Museum di Londra. Una iniziativa meritoria, dedicata a Pompei e Ercolano, e realizzata dall’attuale Soprintendenza speciale per i beniarcheologici di Napoli e Pompei, conl’esposizione da marzo fino al 29 settembre di quest’anno di più di duecentocinquanta oggetti risalenti alle antiche città romane.Un successo di pubblico che testimonia dell’interesse con il quale all’estero si guarda a un patrimonio non a caso considerato dall’Unesco tra i beni da tutelare per l’umanità.
Il paradosso è che, mentre a Londra si vende il prodotto Pompei, non riusciamo a farlo in casa nostra. Certo, sono milioni i turisti che negli anni accorrono nell’antica città sepolta dalla lava, ma praticamente nessuno si trattiene oltre la visita di rito. Mancano strutture ricettive, collegamenti rapidi e comodi con le località turistiche del golfo, servizi di supporto e forme di attrazione adeguate, supporti tecnologici per una fruizione storicamente consapevole,resa più accattivante dalla componente ludica che accompagna il mezzo multimediale.
Insomma, per Pompei si rischia di apprendere più a Londra che recandosi sul posto, oltretutto alla mercé di possibili scioperi o assemblee sindacali e conseguenti attese sotto il sole, in attesa di poter vedere domus non ancora precluse da situazioni di pericolo di ulteriori crolli o da restauri in corso.
Stesse considerazioni possono farsi per l’esordio fuori le mura partenopee del Tesoro di San Gennaro, la più ricca collezione di gioielli esistente al mondo. Dal 30 ottobre una novantina degli oltre 21 mila e 600 capolavori dell’arte orafa napoletana saranno visibili a Roma, nello storico Palazzo Sciarra.
Nessuna obiezione da sollevare, anzi! Possiamo concordare con quanto sostenuto dall’Assessore alla Cultura del Comune, Nino Daniele, che sottolinea il valore di richiamo anche turistico culturale che avrà l’esposizione capitolina, destinata a concludersi a metà febbraio del 2014. Fa specie, se mai, che iniziative che coniughino in questo modo valori culturali straordinari con un intelligente marketing territoriale non possano essere realizzate più frequentemente nella nostra città. (di Giovanni Lepre)

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di Redazione
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