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Pozzuoli, lettera di Figliolia sulla polemica del Corpo di Polizia Municipale


Pozzuoli, lettera di Figliolia sulla polemica del Corpo di Polizia Municipale
19/11/2013, 11:05

POZZUOLI - La polemica che vede protagonista il Corpo di Polizia Municipale in questi ultimi giorni mi indigna non poco perché è evidente che si sta tentando di fare passare messaggi che non hanno alcun fondamento.
E’ bene chiarire fin da subito che la scelta di tenere la delega della Polizia Municipale è stata dettata solo ed esclusivamente dalla convinzione che i vigili urbani, oltre a rappresentare il biglietto da visita di una città, sono il braccio operativo dell’azione amministrativa e organo di controllo senza il quale tale azione viene fortemente compromessa.
A loro sono affidate una pluralità di competenze, tra cui quella di polizia giudiziaria, tese al rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti, nonché a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Tutto ciò va perseguito con un lavoro di squadra che non può e non deve essere condizionato dai gradi o circoscritto nel campo di competenza assegnato.
Non è affatto intendimento di questa Amministrazione demonizzare il corpo di Polizia Municipale  per santificare se stessa. Sono prova di ciò gli sforzi che si stanno compiendo per valorizzare il loro operato, per recuperare quella sciatteria che in questi ultimi anni si era fortemente radicata in taluni operatori del settore.
Si sta cercando, seppure tra tante difficoltà, di far comprendere loro che l’abnegazione, la professionalità, il senso di responsabilità, la piena consapevolezza del ruolo ad essi affidato sono elementi imprescindibili che determinano la differenza tra gli uni e gli altri e che rendono possibile l’applicazione della meritocrazia, metodologia di valutazione tanto auspicata anche dai sindacati.
Devo dire che in pochi mesi di lavoro si sono visti i primi positivi risultati, si è avuta una maggiore presenza di uomini sul territorio, sono stati prolungati i turni di lavoro per garantire maggiore controllo e sicurezza al cittadino, sono stati effettuati interventi massicci per reprimere ogni forma di illegalità. Tutto questo è stato accolto con soddisfazione da gran parte della cittadinanza che sta cominciando a guardare con occhio diverso coloro che, indossando quell’uniforme, rappresentano i tutori dell’ordine e della legalità.
Per tutto quanto sopra non posso condividere le affermazioni piuttosto gravi e ingiustificate nei confronti di chi ha il compito di dirigere un settore di così strategica importanza per il buon andamento dell’azione amministrativa e non è altrettanto tollerabile l’ultimatum lanciato dagli stessi a difesa della propria “dignità” che gli stessi possono dimostrare operando con correttezza, professionalità, rispetto istituzionale, imparzialità, serietà, abnegazione, amore per il proprio lavoro e senso del dovere. Dignità che la maggior parte di essi dimostra quotidianamente sul campo; ne è prova di ciò l’episodio che ha visto protagonista un assistente-capo che, pur non essendo in servizio, non ha esitato ad assolvere al proprio dovere scongiurando una attività illecita.
Non voglio assolutamente entrare nei metodi e nelle determinazioni assunte dal Comandante Carlo Pubblico in talune circostanze, ma non posso esimermi dall’esprimere soddisfazione per quanto sta facendo affinché tutti gli appartenenti al corpo si riapproprino di quel senso del dovere e di responsabilità nei confronti della città e dell’istituzione a cui appartengono.
Richiamare all’ordine coloro che non ottemperano ai propri compiti, vigilare sull’operato dei propri collaboratori e richiedere comportamenti più consoni al proprio ruolo rientra a pieno titolo nei doveri di ciascun dirigente e, pertanto, non può essere oggetto di strumentalizzazione alcuna.

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di Redazione
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