Provincia / Caserta

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Ascoltato un ex dirigente del Comune di Casal di Principe

Processo Cosentino, testimone: condizionava la Prefettura

Nuove accuse per l’ex deputato: “Influenzava anche il Pd”

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Processo Cosentino, testimone: condizionava la Prefettura
13/06/2013, 12:19

CASAL DI PRINCIPE - “Cosentino era in grado di influenzare le scelte dei deputati degli schieramenti opposti, come il Pd, in votazioni che lo riguardavano da vicino”. A riferirlo l’ex segretario del Pd di Casal di Principe, Arturo Cantiello, ascoltato durante l’udienza del processo “Il Principe e la Scheda Ballerina”, che vede imputato l’ex deputato del Pdl Nicola Cosentino, con altre venti persone. Lo stesso Cantiello è imputato per abuso d’ufficio e reati elettorali, nel secondo procedimento nato dalla stessa inchiesta. Cosentino è imputato per i reati di corruzione e reimpiego di capitali illeciti, aggravati dall’aver agevolato il clan dei Casalesi in relazione alla costruzione di un centro commerciale, mai realizzato, nei pressi di Casal di Principe. “Quando nel 2008 l’Espresso pubblicò le accuse di un pentito, - racconta Cantiello, rispondendo alle domande del pm Ardituro - la mozione presentata poco dopo a Montecitorio per sfiduciare l’allora sottosegretario Cosentino non passò proprio per l’assenza di alcuni deputati del Pd; per noi della sezione di Casal di Principe fu un brutto colpo”. Cantiello ha poi aggiunto che fu redatto un documento molto polemico, portato poi all’attenzione dell’assemblea nazionale del partito. “L’allora presidente del Pd, Anna Finocchiaro, - ha proseguito Cantiello - ci disse chiaramente che della questione non si sarebbe parlato, perché non era all’ordine del giorno. Questi episodi confermano che Cosentino poteva influenzare i deputati del Pd”. Dopo l’escussione di Cantiello, è stata la volta di Mario Cacciapuoti, l’architetto accusato di essere stato corrotto da Cosentino. Cacciapuoti ha riferito di non aver mai incontrato l’ex onorevole del Pdl e di aver perso “l’80 per cento dei sui incarichi dopo un presunto interessamento di esponenti politici locali del Pdl, legati a Cosentino”. “Io non conoscevo Cosentino - afferma Cacciapuoti - ma mi accorsi di quanto fosse potente pochi giorni dopo la mia nomina a dirigente, quando il commissario prefettizio Italiano si dimise dall’incarico. Seppi dall’allora segretario comunale Antonio De Rosa – ha aggiunto - che Cosentino aveva chiesto al prefetto Stasi, poi divenuta parlamentare nel Pdl, di rimuovere Italiano perché quest’ultimo aveva affidato la gestione del campo sportivo di Casal di Principe, a seguito di regolare bando, ad una società sportiva facente capo a Gennaro Coronella, escludendo, ma solo perché aveva meno titoli, quella che lui sponsorizzava”. Sempre secondo Cacciapuoti fu l’allora vice prefetto Franco Provolo a telefonare al commissario Italiano, ordinandogli di dimettersi; “al suo posto – ha concluso l’architetto - arrivò la dottoressa Macchiarella che iniziò a revocare alcune determine di Italiano, come quella che istituiva la commissione edilizia”. Dichiarazioni di non poco conto, quelle di Cacciapuoti, secondo le quali Cosentino era in grado, addirittura, di orientare le decisioni di un ente rappresentativo del governo centrale, come la Prefettura di Caserta.

 

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di Emilio di Cioccio
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