Provincia / Caserta

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Il nome dell'ex sottosegretario venne fuori nel 2001

Processo Eco4, pentito Di Bona ritratta accuse su Cosentino

Solidarietà, intanto, al pm Milita per le minacce ricevute

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Processo Eco4, pentito Di Bona ritratta accuse su Cosentino
10/02/2014, 15:26

 

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Nuova udienza, stamani, del processo Eco4, in quel di Santa Maria Capua Vetere; processo, si ricorderà, che vede l’ex sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Nicola Cosentino, imputato per concorso esterno in associazione camorristica. Oggi è stata la volta della deposizione di Franco Di Bona, ex braccio destro di Walter Schiavone, fratello di Francesco, alias “Sandokan”, superboss del clan dei Casalesi. Rispondendo alle domande del presidente del collegio giudicante, Giampaolo Guglielmo, e del pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Alessandro Milita, Di Bona ha ritrattato le accuse mosse già nel 2001 nei confronti dell'onorevole Cosentino; accuse che, allora, furono pronunciate durante un'udienza del maxi-processo ai Casalesi, denominato "Spartacus”. In quella circostanza, Di Bona, divenuto collaboratore di giustizia, ebbe a dichiarare: “In occasione delle elezioni regionali (del 1995, ndr) Walter Schiavone ci spiegò che dovevamo sponsorizzare un certo Nicola Cosentino e un certo Mario Natale, se non vado errato”. Oggi, invece, in sede di controesame del pm Milita, il collaboratore ha replicato: “Non ricordo di aver appoggiato Cosentino, lui rifiutò l'aiuto del clan che volle votare per un certo Petrillo dell'Asl di Casal di Principe”. E oggi Cosentino, affiancato dai suoi legali, è partito proprio dal processo “Spartacus” per ribadire la sua innocenza. “Bastava leggere quella sentenza per capire che non c’entro nulla con la camorra”, si è difeso, commentando così le dichiarazioni del pentito Di Bona. Cosentino, attraverso i suoi legali, ha inoltre espresso solidarietà al pm Milita per le minacce della camorra. Lo scorso 24 gennaio, in occasione di un’udienza, relativa sempre al processo Eco4, il pentito Francesco Della Corte ha svelato di aver ricevuto dall’avvocato Cipriano Chianese “l’incarico di ammazzare il magistrato Milita”, ma poi non se ne fece nulla “perché i soldi erano pochi”.

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di Emilio di Cioccio
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