Provincia / Caserta

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Ascoltato come teste un funzionario della Dia di Napoli

Processo,voti dei Casalesi a Cosentino: nuova udienza -video

I legali attaccano: “Nessuna intesa elettorale con il clan”

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Processo,voti dei Casalesi a Cosentino: nuova udienza -video
03/12/2013, 11:55

CASAL DI PRINCIPE - Il presunto sostegno elettorale a Nicola Cosentino, da parte del clan camorristico dei Casalesi, è stato uno dei perni principali dell’udienza all’ex sottosegretario che si è svolta davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La questione è stata affrontata durante la deposizione in aula, come teste, di un funzionario della Dia, Mario Mauro, che ha ricordato il sequestro di alcuni manifesti elettorali di Cosentino trovati in possesso di affiliati al clan. Un’ipotesi, quella del sostegno del clan a Cosentino, che è stata respinta fortemente dai legali dell’ex sottosegretario, che hanno sottolineato come in nessuna telefonata intercettata si faccia riferimento a presunti accordi elettorali. Nel corso del dibattimento si è discusso, altresì, dei rilievi che nel 2004 la Dia di Napoli, che indagava sui Casalesi, mosse nei confronti del direttore del carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno, perché accadeva solitamente che i boss Raffaele Bidognetti e Raffaele Stolder, entrambi detenuti al regime del carcere duro, svolgessero il colloquio mensile con i familiari in stanzette attigue. Il particolare è emerso durante la deposizione del funzionario della Dia; si parlava della presunta raccomandazione che Bidognetti avrebbe chiesto a Cosentino, tramite il genero Giovanni Lubello, per avvicinare a Caserta oppure a Napoli Alessio Stolder, rampollo del boss napoletano, tra il 2003 ed il 2004 volontario nell’Esercito. Una segnalazione, questa, “mai accertata visto che il figlio di Stolder diede poi le dimissioni” ha spiegato Mauro che, in quel periodo, curava l’attività di intercettazione dei colloqui in cella tra Bidognetti ed i suoi familiari. Mauro ha riferito, inoltre, su richiesta del pm della Dda, Fabrizio Vanorio, due episodi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero l’appoggio elettorale dato dai Casalesi a Cosentino. “Nel 1995, quando c’erano le regionali, fermammo Sebastiano Ferraro, imprenditore legato al clan, e Antonio Coppola, cognato di Walter Schiavone; in auto avevano 2000 manifesti elettorali di Cosentino”. In sede di controesame, gli avvocati di Cosentino sono passati al contrattacco: “Nei colloqui o nelle telefonate intercettate, è mai uscito il nome di Cosentino?” domandano a Mauro. E quest’ultimo risponde: “Il nome del politico è stato fatto solo dai pentiti”. 

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di Emilio di Cioccio
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