Provincia / Napoli

Commenta Stampa

Rapporto zoomafia 2013

LA Campania si conferma una delle Regioni più a rischio

Rapporto zoomafia 2013
18/07/2013, 13:10

Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazioni clandestine, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, traffico di
cuccioli: sono questi i crimini contro gli animali gestiti dalla criminalità in Campania che emergono dal Rapporto Zoomafia 2013 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, alla sua quattordicesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2012.

“Esiti investigativi dimostrano che la criminalità organizzata è presente in quasi tutti i filoni zoomafiosi, –sostiene Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV e autore del Rapporto-, basti pensare ai sequestri di cavalli da corsa, cani da combattimento, allevamenti, stalle, bovini, bufale a carico di sodali dei clan o di persone a loro vicine e al corollario di truffe, minacce, riciclaggio, e traffici vari che li accompagna. Ciò conferma il fatto che i crimini contro gli animali costituiscono anche un problema di sicurezza e di ordine pubblico, in quanto crimini associativi, ovvero perpetrati da gruppi di individui organizzati.
Alcune tipologie di maltrattamento, infatti, – continua Troiano -, richiedono necessariamente per la loro consumazione, programmazione e realizzazione, un’organizzazione e la disponibilità di strutture. I collegamenti con altre tipologie di reato, come le scommesse clandestine, lo spaccio di stupefacenti, gli atti intimidatori, le truffe, sono sempre più evidenti e allarmanti”.

I dati delle Procure
L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV ha chiesto alle Procure Ordinarie e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni, dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2012, sia noti che a carico di ignoti, e al numero indagati per reati a danno animali. Per la Campania le risposte sono arrivate da 6 Procure Ordinarie e da 1 Procura Minorile. In particolare per quanto riguarda le Procure Ordinarie:
Ariano Irpino (AV): 1 procedimento senza indagati per uccisione di animali; 2 proc. e 1 indag. per maltrattamento di animali; 5 proc. e 4 indagati per uccisione di animale altrui; 4 proc. con 4 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 6 proc.
e 4 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Benevento: 9 procedimenti e 8 indagati per uccisione di animali; 7 proc. e 8 indag. per maltrattamento di animali; 9 proc. e 2 indagati per uccisione di animale altrui; 7 proc. con 4 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 29 proc. e 31 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Napoli: 11 procedimenti e 11 indagati per uccisione di animali; 33 proc. e 32 indag. per maltrattamento di animali; 1 proc. e 2 indagati per uccisione di animale altrui; 16 proc. con 17 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 29 proc. e 26 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Nola (NA): 6 procedimenti e 1 indagato per uccisione di animali; 6 proc. e 3 indag. per maltrattamento di animali; 1 procedimento a carico di ignoti per uccisione di animale altrui; 10 proc. con 6 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 17 proc. e 18 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Santa Maria Capua Vetere (CE): 13 procedimenti e 6 indagati per uccisione di animali; 29 proc. e 33 indag. per maltrattamento di animali; 1 proc. e 8 indagati per spettacoli e manifestazioni (con
animali) vietati; 2 procedimenti a carico di ignoti per uccisione di animale altrui; 20 proc. con 22 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 32 proc. e 30 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Vallo della Lucania (SA): 14 procedimenti e 3 indagati per uccisione di animali; 11 proc. e 12 indag. per maltrattamento di animali; 3 procedimenti e 1 indagati per uccisione di animale altrui; 1 proc. e 1 indagato per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 5 proc. e 7 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Per quanto riguarda le Procure presso i Tribunali per i Minorenni ha risposto solo Salerno: con un solo fascicolo aperto a carico di un ragazzo per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.
Per quanto riguarda la Procura della Repubblica di Napoli c’è stato un aumento del 43% dei fascicoli aperti per reati a danno di animali e del 120% del numero degli indagati rispetto al 2011, anno in cui i procedimenti furono 63 e gli indagati 40. In quattro anni, ovvero dal
2009 al 2012 solo per la Procura di Napoli ci sono stati 330 procedimenti con 270 indagati. Alla Procura di Benevento i fascicoli per reati contro gli animali sono aumentati del 5% passando da 58 nel
2011 a 61 nel 2012, mentre gli indagati del 47% passando da 36 a 53 nel 2012. Ad Ariano Irpino, invece, i procedimenti sono diminuiti del 66% passando dai 53 del 2011 ai 18 del 2012, mentre gli indagati sono diminuiti del 32% passando da 19 a 13. Situazione diversificata alla Procura di Santa Maria Capua Vetere i fascicoli sono aumentati dell’11%, passando da 87 a 97, mentre gli indagati sono diminuiti del
34% passando da 151 a 99. Infine, alla Procura di Vallo della Lucania
i fascicoli sono aumentati del 10%, passando da 31 a 34, e gli
indagati del 60% passando da 15 a 24.
È opportuno ricordare che il numero dei reati registrati rappresenta solo una parte di quelli effettivamente compiuti. Molti reati, infatti, pur essendo stati commessi restano nascosti, per motivi vari, e non vengono registrati.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & scommesse
7 cavalli utilizzati nelle gare clandestine e una pista abusiva per le corse sequestrati, un cavallo morto e un altro ferito trovati dopo le
corse: questi i numeri delle corse clandestine di cavalli in Campania.
Dietro le corse illegali ci sono maltrattamenti, violenze e la morte dei cavalli su strada, o che restano feriti gravemente a seguito di incidenti e finiti sul posto. Continuano le segnalazioni relative agli allenamenti sulla Litoranea di Torre del Greco e sulla spiaggia di Cuma e in altre zone. Su YouTube tantissimi video di corse clandestine di cavalli, girati dagli organizzatori, svolte in Campania, con tanto di colonna sonora di cantanti neomelodici. Non manca lo zampino della criminalità organizzata: nel 2012 sono stati sequestrati un cavallo ai Casalesi e circa 100 cavalli in un complesso turistico dei Terracciano.
Ma neanche i cavalli da corsa dell’ippica ufficiale stanno messi bene:
nel 2012, secondo i dati Unirelab, il laboratorio ufficiale per le analisi antidoping, relativi alla sezione sui casi di positività ai controlli delle sostanze proibite al termine delle seconde analisi, 12 cavalli che correvano in gare ufficiali in Campania sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. Gare svolte negli ippodromi di Aversa (2 cavalli), Napoli (6 cavalli) e Pontecagnano (4 cavalli).
Atenololo, Caffeina–Teofillina, Dimetilsulfossido, Fenilbutazone-Oxyfenilbutazone, Flunixin, Idrossi Detomidina, e
Prednisolone: queste alcune delle sostanze trovare nei cavalli da corsa nel 2012 in Campania. In questo quadro non potevano mancare le scommesse clandestine sia attraverso il metodo tradizionale degli allibratori sia attraverso Internet e agenzie gestite da malavitosi.

Randagismo e del traffico di cani
Il fenomeno del randagismo in Campania rappresenta una vera emergenza.
Secondo i dati del Ministero della Salute, aggiornati al 2011, i cani presenti nelle strutture campane sono 19181, mentre le strutture autorizzate sono 73. Decine di migliaia quelli vaganti. Il traffico di cuccioli provenienti dai paesi dell’Est trova in Campania uno dei centri di smistamento più attivi. Sono almeno tre i casi che hanno portato alla denuncia di 5 persone e al sequestro di almeno 724 cuccioli tenuti nei negozi o destinati a commercianti della Campania -più del 50% di tutti i cuccioli sequestrati in Italia-, dal valore complessivo di 543.000 euro.

La “Cupola del bestiame”: un malaffare che non rallenta Mattatoi abusivi, bovini registrati all’anagrafe nazionale e scomparsi nel nulla, suini allevati senza documentazione: fatti accaduti in Campania l’anno scorso. I controlli eseguiti presso alcuni allevamenti di bovini e suini hanno portato alla verifica di anomalie in merito all’identificazione degli animali, al corretto aggiornamento della Banca Dati Nazionale dell’anagrafe degli animali d’allevamento e della tenuta dei registri. Le varie relazioni semestrali della DIA citano spesso casi relativi alle infiltrazioni da parte di gruppi camorristi campani nella zootecnia e ai tentativi di controllare la “filiera”
della carne o della produzione di latticini. Associazione per delinquere, abigeato, macellazione clandestina, maltrattamento di animali, truffa aggravata con il percepire in modo indebito contributi concessi dalla Comunità Europea: sono solo alcuni dei reati accertati in Campania l’anno scorso in relazione alla cosiddetta “Cupola del bestiame”.

Il contrabbando di Fauna e il bracconaggio Il traffico di fauna in Campania è allarmante. Lo dimostrano i
sequestri: dieci pelli di coccodrillo di circa un metro di lunghezza ciascuna, rinvenute nel bagaglio di un passeggero, presso l’aeroporto di Capodichino; un pitone reticolato trovato a casa di un pregiudicato agli arresti domiciliari; pappagalli protetti, tra cui Ara ararauna, Psittacula eupatria, Cacatua galerita, Amazona aestiva e un’ Amazona farinosa, trovati a casa di un allevatore nel Casertano. Circa un centinaio le tartarughe sequestrate in diverse operazioni, tra cui un’inchiesta che ha sgominato un traffico di tartarughe dopo un anno di indagini condotte sui siti Internet di e-commerce. L’uccellagione e la vendita di fauna selvatica, in particolare di cardellini, trovano in Campania, soprattutto a Napoli e Caserta, mercati illegali molto attivi nei quali sono coinvolti pluripregiudicati. Molti uccellatori napoletani vanno in trasferta in Puglia e Lazio per catturare gli uccelli e rivenderli poi nei mercati campani. A Napoli c’è stato addirittura un assalto armato in un negozio per rubare un cardellino “di pregio”. Il bracconaggio sulle isole, in particolare Ischia, e in alcune zone in provincia di Napoli e Caserta, si presenta come un’attività sistematica e organizzata. Armi clandestine, munizioni illegali, fucili con matricola abrasa, visori notturni, richiami acustici vietati, reti, trappole, caccia in parchi nazionali, in periodo di chiusura, omessa custodia di armi, porto abusivo di armi, maltrattamento, furto venatorio, detenzione di uccelli accecati, persone arrestate: è la cornice del bracconaggio campano.
Particolarmente gravi alcuni abbattimenti di specie particolarmente
protette: in provincia di Benevento sono stati rinvenuti quattro lupi morti, uccisi a colpi di arma da fuoco o con veleno, mentre nel territorio del comune di Terzigno (NA), è stata trovata una Gru abbattuta da un’arma da fuoco.

Combattimenti tra animali: un crimine in ripresa Nel 2012 nuovi e forti segnali hanno confermato in modo allarmante la ripresa dei combattimenti. Ritrovamenti di cani con ferite da morsi, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno. Nel 2012 sono stati sequestrati in Campania 15 cani riconducibili ai combattimenti, in quattro diverse operazioni a Scampia e Orta di Atella, nel Casertano.
Rottweiler, pit bull, doberman, bull mastiff tenuti in condizione di abbandono e degrado igienico, chiusi in recinti costruiti abusivamente sul terreno pubblico o in ruderi in zone isolate. A Salerno, invece, un pit bull spaventato e sanguinante si è rifugiato in un palazzo, abbandonato dopo un combattimento.

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno della biodiversità marina Anche nel settore ittico le infiltrazioni camorristiche non mancano:
varie inchieste della magistratura hanno accertato l’interesse dei clan per il mercato del pesce. A Torre del Greco, per esempio, è stato accertato che i clan imponevano il pizzo a titolari di attività marinare, di ormeggio e di pesca. Significativo anche il contrabbando di gasolio per i pescherecci accertato in diverse località, che ha portato a vari arresti, o il prelievo di acqua di mare per essere venduta alle pescherie per rinfrescare i prodotti ittici, senza essere filtrata nè depurata.
Pesca di frodo con esplosivi, raccolta di datteri e ricci di mare destinati al mercato clandestino di ristoratori compiacenti, pesca illegale di tonno rosso, frutti di mare raccolti in acque inquinate, sono solo gli aspetti più noti dell’illegalità nel settore della pesca. Diverse persone sono state arrestate e condannate per la raccolta di datteri di mare e per danneggiamento ambientale, oltre un quintale i datteri sequestrati. Sono stati sequestrati centinaia di metri di reti da pesca utilizzate illegalmente e diversi allevamenti abusivi di cozze.

I veleni delle sofisticazioni alimentari Altro settore analizzato è quello delle sofisticazioni alimentari.
Dalla contraffazione delle indicazioni geografiche e denominazioni di origine di prodotti agroalimentari alla detenzione di prodotti di origine animale congelati scaduti da tempo, fino alla truffa: le frodi alimentari scoperte nel 2012 in Campania hanno portato al sequestro di tonnellate di prodotti alimentari. Solo nel comparto del pesce, complessivamente le varie Capitanerie di Porto dislocate nella regione hanno eseguito il sequestro di oltre 144 tonnellate di “prodotti ittici” e alimentari, a vario titolo, illegalmente immessi in commercio. Alcuni casi accertati nel 2012: formaggio tipo caciotta di provenienza lituana etichettato come prodotto di origine partenopea; stoccafisso reidratato con acqua non potabile e sbiancato con calce da costruzioni; latte di bufala di dubbia provenienza destinato alla produzione di mozzarella; latticini e formaggi prodotti in ambienti polverosi e pieni di insetti; pesce pangasio in cattivo stato di conservazione e privo di tracciabilità ed etichettatura o spacciato per pesce più costoso; spigole e cefali morti, allevati in acque inquinate che stavano per essere messi in vendita; alimenti in pessimo stato di conservazione o non idonei al consumo alimentare.

Uso di animali a scopo intimidatorio, droga L’uso di animali come arma o come “cose” per minacciare è sempre più diffuso, di difficile catalogazione e rappresenta un fenomeno che non si può prevenire facilmente. Allarmante è l’uccisione di animali a scopo intimidatorio che in alcune zone rappresenta un radicato fenomeno criminale. 4 cavalli nel Salernitano presi a fucilate; una testa mozzata di bufala messa vicino ai cancelli di una azienda di un imprenditore che aveva denunciato due estorsori facendoli arrestare:
sono solo alcuni dei casi accertati.
“Negli ultimi anni lo studio della violenza nell’ambito della famiglia ha preso in considerazione anche la violenza nei riguardi degli animali - continua Troiano -. Nei casi di stalking, ad esempio, è frequente che il soggetto attivo sia violento in vari modi anche con l’animale della persona offesa o minaccia di esserlo. Tra le condotte moleste dello stalker rientrano, infatti, il far trovare animali morti o parti di essi o, addirittura, uccidere gli animali domestici della vittima”.
Animali e droga, un connubio non raro: trafficanti e spacciatori usano spesso animali per occultare, trasportare o difendere la droga con modalità e stratagemmi a volte sorprendenti. Una coppia che spacciava usando un cane; hashish trasportato su camion per trasporto cavalli; droga nascosta in un garage insieme a un pit bull, questi alcuni casi accaduti l’anno passato.

“L’analisi di questo nuovo Rapporto fa emergere l’esistenza di sistemi criminali consolidati – conclude Troiano -, spesso si tratta di veri apparati con connivenze tra delinquenti, colletti bianchi, amministratori e funzionari pubblici. Sistemi criminali a danno degli animali e, in generale, della società. Le illegalità legate al mondo animale sono molteplici e richiamano le attenzioni di diverse categorie. Non deve sorprendere, quindi, il fatto che vengano denunciate persone appartenenti a categorie culturali, economiche e sociali completamente diverse tra loro: l’interesse criminale per gli animali è eterogeneo, trasversale, complesso e multiforme, ed è organizzato in gruppi di individui dotati di strutture, regole, vertici e sistemi di controllo; gruppi che sono costituiti per commettere crimini, e in particolare crimini per fini di lucro”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©