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Sant'Anastasia, convegno regionale sul volontariato


Sant'Anastasia, convegno regionale sul volontariato
11/05/2011, 15:05

Sant’Anastasia – Si è tenuto stamattina nella Sala Convegni dell’ISR del Santuario di Madonna dell’Arco l’incontro regionale su “Il volontariato del Mezzogiorno nelle reti, nazionali ed europee: nuove alleanze e percorsi comuni per ri-conoscerci”, suddiviso in due parti: lo stato dei lavori in Italia e uno sguardo dal Sud Italia all’Europa. Con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, della Regione Campania, il Comune di Sant’Anastasia e il C.N.V. (Centro Nazionale Volontariato), nell’ambito dell’anno europeo del volontariato 2011, sono state approfondite molte tematiche collegate allo stato attuale delle reti di volontariato che, spesso, in assenza di dialogo tra loro e con gli Enti, vedono generarsi un forte scollamento tra società civile e politiche pubbliche.  “La cultura attuale, profondamente segnata da un soggettivismo estremo e relativismo, spinge gli uomini a farsi unica misura di se stessi – ha affermato il vice-sindaco Ciro Castaldo – perdendo di vista gli altri obiettivi, che non siano quelli centrati sul proprio io, divenuto criterio unico di valutazione sia della realtà che delle proprie scelte. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta e di intraprendere un nuovo corso, aprendoci alla partecipazione attiva, alla condivisione, alla sussidiarietà, al bene comune. Sono convinto che ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare il mondo, costruendo una società globale che diffonda non solo commercio, efficienza e competitività ma anche solidarietà, mettendo al centro valori come impegno, temperanza, generosità, umiltà, equilibrio, prudenza, attenzione e serenità. Otto pillole di saggezza del mondo per intraprendere un cammino insieme, certi che insieme si può fare di più”.
La moderatrice dell’incontro, Raffaela Piccolo, sociologa e membro del comitato di indirizzo CNV, ha posto l’accento sull’esigenza per il volontariato del Sud di “sinergia e comunicazione fra le associazioni del territorio, con un lavoro costante che può, non solo offrire servizi, ma soprattutto farle essere punto di riferimento credibile, soggetti di responsabilità sociale in una comunità e quindi una vera risorsa”.
Ma la mancanza di risorse adeguate gioca il suo ruolo di fase di stallo dei processi di welfare, “quindi – puntualizza C. Calvaruso (Fondazione Labos Presidente comitato scientifico C.N.V.) - penso a un sistema di welfare community: la società civile, oggi, è malata, occorre ricostruire una comunità, un insieme di cittadini. Nei fatti, se si va al sud, c'è una buona qualità della vita e altrettanto buone capacità relazionali, nonostante i dati dicano che dalla povertà si passa all’esclusione sociale, con problemi relazionali che non possono trovare risposte appropriate all'interno del sistema del welfare state. Il bisogno di rapporti umani qualificanti non può essere soddisfatto all'interno di una istituzione, a meno che non trasformiamo la nostra cultura, recuperando la centralità dei bisogni-relazioni, costruendo un sistema capace di fornire risposte”.
La Regione Campania ha “canalizzato risorse verso i giovani e verso i bisogni con forme non assistenzialistiche. L’istituzione – aggiunge Renato Grimaldi, funzionario R.C. welfare - deve svolgere funzione di concertazione e puntare all'ottimizzazione del servizio; con l'aiuto del volontariato riusciremo a migliorare i servizi alle persone nonostante la carenza di risorse”.
Su temi, definiti dal Sindaco Carmine Esposito, così importanti i cittadini devono essere protagonisti. “La politica non è capace, da sola, di rispondere alle esigenze del territorio. Sono le realtà associative -giuridicamente riconosciute- a dover gestire direttamente e assicurare alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali promossi dall’Ente. Io sono per “i cittadini al centro” di tutti gli interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza; per prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con la Costituzione. Dobbiamo – afferma il Sindaco - lavorare insieme per promuovere solidarietà sociale, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata. Occorre una vera rete, una rete locale che punta sulle risorse della collettività locale, tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di auto-aiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini nell'ambito della vita comunitaria”.
Il delegato regionale Politiche Sociali Caritas Campania, C. Mele e il Presidente della Fondazione per il Sud, C. Borgomeo, pongono l’accento sull’informazione, sulla non consapevolezza dei diritti e sulla politica che, spesso, non fa funzionare la legge 328/2000. “Volontariato e istituzioni devono andare nella stessa direzione, se si vuole valorizzare l’iniziativa di chi opera nel sociale. Le istituzioni e le organizzazioni sociali rappresentano la democraticità di una società civile e a loro va dato pieno e reciproco riconoscimento delle loro funzioni, come sottolineato nel trattato di Lisbona, che pone molto l’accento sulla democrazia partecipata. Tutti ci mettiamo la faccia e impegno per aiutare i più deboli, ma la condizione per lo sviluppo è la comunità e la coesione sociale. Il volontariato può fare molto, se con maggiore convinzione aumenta il dialogo con le organizzazioni in rete. Essere in rete non significa essere autonomi, significa non rinunciare alla propria identità e lavorare insieme ad obiettivi comuni”.

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di Redazione
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