Provincia / Caserta

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Blitz dei finanzieri della compagnia di Capua

Sant’Arpino, sequestrata fabbrica di false hogan

Processati per direttissima i due responsabili

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Sant’Arpino, sequestrata fabbrica di false hogan
15/03/2013, 10:01

SANT’ARPINO - La Compagnia della Guardia di Finanza di Capua, nell’ambito dell’attività di contrasto al fenomeno della contraffazione, ha scoperto e sequestrato, a Sant’Arpino, un opificio adibito all’illecita produzione in serie ed al confezionamento di calzature recanti il marchio “Hogan”. La fabbrica era protetta da un sistema di videosorveglianza che, seppure perfettamente funzionante, non ha impedito ai finanzieri di irrompere all’interno del locale, dove sono stati sorpresi due cittadini italiani intenti alla produzione delle scarpe. Nel seminterrato, di oltre 200 metri quadrati, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro 15 macchinari tutti in funzione, 6 clichè di metallo, recanti il marchio contraffatto “Hogan” ed “Hogan Interactive”, oltre 200 paia di calzature già complete, pronte per essere immesse sul mercato e dotate persino di certificati di garanzia, nonché circa 10mila pezzi tra tomaie, suole, etichette, sacchetti e scatole complete con scritta “Hogan”, che avrebbero consentito la produzione di ulteriori 2mila paia di calzature della nota griffe. Le fiamme gialle, dopo giorni di appostamenti e pedinamenti, hanno così smascherato l’illecita attività. Venivano prodotte scarpe identiche alle originali da immettere sul mercato parallelo, provocando così concorrenza sleale, svantaggi economici per le aziende titolari del marchio e, soprattutto, danni ai consumatori, indotti all’acquisto di prodotti falsi. I due responsabili, S.A. di anni 40 e S.S. di anni 36, originari di Napoli e domiciliati a Sant’Arpino, sono stati tratti in arresto e posti a disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, la quale, all’esito del processo per direttissima, li ha condannati ad un anno di reclusione e 3mila euro di multa ed ha disposto la confisca di tutto il materiale sequestrato. La proprietaria dell’immobile è stata anch’essa denunciata e deve ora rispondere di concorso nel reato di contraffazione. Sono tuttora in corso le indagini per ricostruire l’intera filiera del falso, partendo dalle rotte di approvvigionamento della merce contraffatta fino ad arrivare ai venditori al dettaglio, nonché gli accertamenti patrimoniali per recuperare a tassazione i proventi derivanti dall’illecita attività.

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di Emilio di Cioccio
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