Provincia / Ischia

Commenta Stampa

La voce è del Comandante Lavadera ascoltato dal giornalista

"Savina Caylyn", sul web il grido di dolore dei marittimi

Gli uomini sarebbero in gravi condizioni igienico-sanitarie

.

'Savina Caylyn', sul web il grido di dolore dei marittimi
01/09/2011, 11:09

Continua il dramma del rapimento dei marittimi italiani da parte dei pirati somali che da circa sette mesi tengono sotto sequestro le navi “Savina Caylyn” e “Rosalia D’Amato”. Sul web da qualche giorno grazie al Quotidiano on line “Libero Reporter” e al giornalista Gaetano Baldi, si possono ascoltare le voci dei protagonisti di questa drammatica vicenda. A parlare è il Capitano Giuseppe Lubrano Lavadera e la telefonata risale ormai a parecchie settimane fa. Una telefonata dai toni drammatici in cui Lavadera, oltre a spiegare le condizioni estreme in cui sono costretti a sopravvivere, fa appello alle autorità italiane a far presto per liberarli. “Non ci laviamo adeguatamente da circa 3 mesi e si sono presentati dei grossi problemi di salute, anche a causa del fatto che non possiamo lavare i vestiti che abbiamo addosso regolarmente. Il cibo è razionato e l’acqua da bere pure. Le medicine a bordo non esistono più e ci sono alcuni membri dell’equipaggio che abbisognano di cure, ma non è possibile curarli. Inoltre uno dei membri dell’equipaggio indiano, ha serissimi problemi di salute: ha perso 22 kg in questo tempo di prigionia ed è colpito da dissenteria. Non possiamo che cercare di tamponare la situazione, ma non avendo medicinali a bordo il tutto diventa difficilissimo”. Intanto nell’ultima telefonata i sequestratori hanno detto a Baldi che non daranno più la possibilità ai mebri dell’equipaggio di parlare sino a quando non sarà pagato il riscatto segno evidente, questo, che i pirati vogliono stringere i tempi di una vicenda che giorno dopo giorno appare sempre più drammatica. L’augurio, naturalmente, è che le Autorità si attivino affinché presto tutti i marittimi italiani e non possano far ritorno a casa.

Commenta Stampa
di Gennaro Savio
Riproduzione riservata ©