Provincia / Caserta

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Azienda dichiarata fallita nel 2010, con debiti per 54mln

Scandalo Firema, ai domiciliari gli imprenditori Fiore

Indagato anche l'ex leader di Confindustria Campania Fiore

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Scandalo Firema, ai domiciliari gli imprenditori Fiore
14/03/2014, 16:22

CASERTA (Aggiornamento) - Attraverso operazione definite dal giudice per le indagini preliminari di “ingegneria economica”, tra il 2003 ed il 2010 hanno portato al dissesto la “Firema Trasporti spa”, che avrebbe raggiunto così un’esposizione debitoria pari a circa 54mln di euro, e distratto liquidità dai conti correnti, per 2,6mln di euro, utilizzandole per finalità estranee  alle attività dell’azienda, con la giustificazione che erano state pagate tangenti. E così, da stamani, a conclusione di indagini protrattesi per 3 anni, sono finiti ai domiciliari gli imprenditori, fratelli, Gianfranco, 66 anni, e Roberto Fiore, 62 anni, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della “Firema Trasporti spa”; azienda, quest’ultima, di livello nazionale, che opera nel settore della progettazione e della realizzazione di veicoli ferroviari e che ha sede a Caserta. Contestualmente, su delega della Procura sammaritana, il nucleo di Polizia Tributaria ha proceduto al sequestro preventivo di somme di denaro, nella disponibilità dei Fiore, per un totale di 2 milioni e 600mila euro, rintracciati su numerosi conti correnti. Tra i 17 indagati figura anche Giorgio Fiore, ex presidente di Confindustria Campania, per il quale era stato richiesto l’arresto, rigettato dal gip. La Procura ha già fatto appello al riguardo; a condurre l’inchiesta è il pm Antonella Cantiello. Le indagini, durate oltre tre anni, a causa dei complessi fatti gestionali esaminati, che hanno richiesto anche l’intervento di consulenti esperti nello specifico settore, hanno consentito di disvelare una serie di azioni che hanno portato al dissesto dell’impresa, dichiarato dal Tribunale fallimentare il 13 agosto 2010 e al conseguente accesso alla procedura di amministrazione straordinaria. Come accertato dagli investigatori, i prelevamenti venivano mascherati, per una parte, da registrazioni “anomale” che servivano unicamente a dare una giustificazione contabile ai prelevamenti e, per la rimanente parte, da operazioni commerciali oggettivamente inesistenti, dissimulate da false fatture emesse da un soggetto compiacente - chiamato a rispondere in concorso con gli indagati - rappresentante legale di una società con sede nel lodigiano, poi dichiarata fallita.

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di Emilio di Cioccio
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