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Teano, Via Cavalorda S. Giulianeta tra prostituzione e rifiuti


Teano, Via Cavalorda S. Giulianeta tra prostituzione e rifiuti
03/02/2012, 09:02

Teano (Pasquale Matarazzo)- Più volte dalle pagine di questo giornale abbiamo segnalato le condizioni nelle quali versano le strade delle frazioni sidicine. Nonostante le diverse segnalazioni degli abitanti della zona alle istituzioni locali e preposte alla manutenzione, articoli precedentemente pubblicati sulle condizioni della SP 271“Francolise, Cavalorda, Rio Persico”, ancora una volta occorre denunciare la situazione in cui versa la strada che collega la SS 7 Appia a Teano passando per la frazione di San Giulianeta, meglio conosciuta come via Cavalorda o via Settequerce. Due i problemi principali ai quali le istituzioni e autorità competenti non trovano soluzione: prostituzione e rifiuti. Entrambe le questioni non sono nuove, ma si protraggono da anni senza che alcuno abbia messo in atto interventi concreti per risolvere o monitorare il problema.
Capitolo prostituzione: da anni una mezza dozzina di ragazze presumibilmente africane vengono impiegate nel mercato del sesso, dal lunedì al sabato, con una postazione pressoché fissa all’incrocio tra l’Appia e via Cavalorda. Prostituzione che richiama sia attenzione sul tema della legalità e impone un controllo severo su chi sfrutta le ragazze, che al tema della sicurezza stradale, perché i clienti ‘contrattano’ le prestazioni nel curvone a gomito che immette su via Cavalorda creando pericoli per gli automobilisti che transitano in zona.
Il tema dei rifiuti è un’emergenza in zona, che la cronica mancanza di intervento, ha trasformato in un problema “ordinario”. Simbolo dell’attenzione, ironicamente parlando, a quella parte di territorio è una betoniera con cemento incorporato che a seguito di un incidente avvenuto nella curva a circa 500 metri dall’Appia è da vent’anni abbandonata al proprio destino tra i rovi che dividono la strada dal noccioleto sottostante.
Arrivando dall’Appia nel piazzale che immette in via Cavalorda il biglietto da visita della SP 271 presenta copertoni di trattori, bacinelle contenenti i più variegati rifiuti domestici e grosse buste nere dell’immondizia sul terrapieno di fronte, mentre ai lati allungando la vista oltre i corpi in vendita, si intravede la discesa che porta al ponte militare sul fiume Savone coperta ai lati da rifiuti ingombranti e materiale edilizio di scarto. Sulla destra era stata posta una rete metallica con dei paletti, misura per arginare lo sversamento dei rifiuti. In seguito ad un incidente d’auto che ha divelto alcuni paletti abbattendo parte del recinto, nell’area sono comparsi materiale plastico, pezzi di mobilio con bauli, casse e compensati, parti di elettrodomestici e via discorrendo oltre alle immancabili buste imbottite di pattume. Proseguendo sulla lingua di strada che scorre parallela al letto del Savone abbiamo televisori, vasellame e sacchi con barattoli di vetro e scatolame vario. Superando il ponticello posto nel punto in cui rio Persico e Savone si incontrano a circa 500 metri dalla SS7 i rifiuti sversati catalizzano lo sguardo dei passanti su entrambi i lati della strada. Lungo il fiume, abbandonati, giacciono pezzi di motore inutilizzati, detersivi e soprattutto vecchi televisori e monitor di pc ormai obsoleti, frigoriferi e congelatori, oltre a sanitari residuo di ristrutturazioni, imballaggi di plastica e addirittura cappe utilizzate dalle macchine agricole impiegate nella raccolta delle nocciole. Immancabile il puzzo di carcasse di animali abbandonate a bordo strada. Rifiuti di ogni natura che si addensano in corrispondenza del fiume che irriga la valle circostante e i frutteti circostanti.
Le colpe di questo scempio ambientale vanno attribuite a chi avvelena il territorio sversando i rifiuti, sfoggiando la propria ignoranza, perché ormai esistono isole ecologiche dove smaltire i rifiuti ingombranti, e denota non curanza delle regole poiché non temuta la sanzione, in quanto manca un controllo del territorio.
Il balletto delle responsabilità tra Comune e Provincia interessa a pochi, occorre porre un rimedio al degrado della SP 271, che non sarà la Route 66, ma deve garantire la sicurezza per chi la percorre. Nel frattempo, l’immagine degli enti preposti alla cura della strada ne esce a pezzi. Non solo per chi transita per la SP 271 o i duecento circa fra gli abitanti di S. Giulianeta e chi in zona possiede un podere, ma agli occhi del mondo. Può sembrare un’esagerazione, ma non lo è. Basta fare un giro on line sulla SP 271 con il programma di Google, Street View, è tutta la rete può osservare i rifiuti e la prostituzione che contraddistinguono la strada. Per la cronaca, all’epoca il recinto all’incrocio era ancora in piedi.

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di Redazione
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