Provincia / Caserta

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La Findus e Orogel chiudono le porte ai prodotti locali

Terra dei Fuochi,Coldiretti:“Basta con lo sciacallaggio” -video

Lisi, certificazioni alla mano, rassicura i consumatori

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Terra dei Fuochi,Coldiretti:“Basta con lo sciacallaggio” -video
04/02/2014, 12:14

CASERTA - Da Terra Felix a Terra dei Fuochi. E così l’economia di Terra di Lavoro subisce l’ennesimo schiaffo, l’ennesima mortificazione. Con marchi noti del settore agro-alimentare, come Findus e Orogel, che minacciano di lasciare il territorio tra Napoli e Caserta, anzitutto per tutelare la loro immagine, dopo le notizie allarmanti sui terreni avvelenati e inquinati dai rifiuti, e poi per salvaguardare la salute dei loro consumatori. Un marchio, “Terra dei Fuochi”, affibbiato a un intero territorio, usato con logica generalizzante, rischia di distruggere il settore agricolo, tra i motori economici dell’intera area. Un documento dello scorso dicembre, – racconta il Fatto Quotidiano – firmato dal responsabile dell’area acquisti del settore agricolo della Findus, spiega: “C’è un’area della Campania nella quale sono vietate tutte le coltivazioni senza deroghe possibili”. Dentro quel perimetro delineato dalla Findus ci sono imprese agricole che riforniscono l’azienda alimentare. L’azienda di fatto vuole negare qualunque legame con la “Terra dei Fuochi”, ma, come conferma ai nostri microfoni il direttore della Coldiretti provinciale di Caserta, Gianni Lisi, “si ha l’impressione che la decisione di mollare il mercato campano non sia basata su ricerche e approfondimenti scientifici, bensì solo una scelta di marketing oppure una scelta per camuffare una crisi nelle vendite. Diciamo basta a questo sciacallaggio, anche perché non c’è nessuna prova che questo territorio, o una parte di esso, sia irrimediabilmente inquinato”. Ma non c’è solo la Findus che vorrebbe ridurre gli ordini nella zona di Caserta e Napoli. Anche la Orogel prende le distanze dalla “Terra dei Fuochi”. Una cautela assunta nei confronti dei fornitori e dei consumatori. Anche in questo caso l’azienda è pronta a chiudere le porte ai coltivatori di Napoli e Caserta: “Bisogna garantire che l’approvvigionamento di materie prime non provenga dalle suddette aree”. La Coldiretti, intanto, analisi e certificazioni alla mano (su acqua, aria e terra, ndr), assicura che i prodotti sono sicuri: “Ed è questo – conclude il direttore della Coldiretti di Caserta – il messaggio rassicurante che dobbiamo veicolare”.

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di Emilio di Cioccio
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