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Il titolare aveva denunciato gli esattori del pizzo

Torre del Greco: riapre il cantiere distrutto dal racket


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Torre del Greco: riapre il cantiere distrutto dal racket
02/07/2010, 16:07

TORRE DEL GRECO – Riapre, dopo poco più di tre mesi, il cantiere nautico di via Nazionale, distrutto da un incendio dietro cui si nascondeva la mano della criminalità organizzata.
Giovanni Bottino, il titolare della rimessa per barche, infatti, aveva denunciato gli esattori che gli avevano chiesto il pizzo e, per questo, era finito nel mirino della camorra.
Era la notte tra il 24 e il 25 marzo scorso, quando un violento incendio di vaste proporzioni, divampò all’interno del cantiere, distruggendo 54 barche che si trovavano al suo interno. Ingenti i danni per l’imprenditore torrese, circa due milioni di euro. Ma l’uomo, dopo la notte di paura, non ha piegato la testa e ha deciso di andare avanti e ricostruire, dalle ceneri, la sua attività mandata in fumo dalla criminalità. Così, dopo il dissequestro della rimessa da parte dell’autorità giudiziaria, sono stati avviati i lavori di ristrutturazione. A breve, arriverà anche il contributo economico dello Stato, destinato alle vittime del racket e dell’usura.
Intanto, l’imprenditore coraggio, si è nuovamente presentato davanti ai giudici del Tribunale di Torre Annunziata, nel processo a carico di boss e gregari dell’ala scissionista del clan Falanga di Torre del Greco, tutti accusati di estorsione. In aula, l’uomo ha ricostruito tutta la vicenda, iniziata alla fine del 2008 quando, per la prima volta, fu avvicinato da due uomini legati ad Isidoro Di Gioia, figlio di Gaetano, storico boss dei Falanga, che gli chiesero 10mila euro. Quella volta l’imprenditore cedette alle richieste estorsive consegnando 2000 euro e non denunciando nulla alle forze dell’ordine. Dopo l’omicidio di Gaetano Di Gioia, nel maggio del 2009, però, alla sua porta bussarono gli scissionisti del rione San Gennariello, pronti a prendere il posto negli affari illeciti gestiti, fino a quel momento, dai fedeli dei Falanga.
Stretto tra le richieste di due organizzazioni criminali, Bottino decise dunque di denunciare tutto. Una denuncia che portò all’arresto di 8 tra boss e affiliati al clan. L’incendio dello scorso marzo fu la vendetta della camorra nei suoi confronti. Una vendetta a cui, ancora una volta, l’imprenditore non si è piegato

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di Elisa Scarfogliero
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