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La paura dei geochimici

Un pozzo lungo quattro km nel cuore dei Campi Flegrei


Un pozzo lungo quattro km nel cuore dei Campi Flegrei
30/09/2010, 10:09

POZZUOLI - I geologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Napoli hanno allo studio un progetto di perforazione, lunga circa 4 chilometri in profondità, su un lato del Vesuvio per studiare i rischi di eruzione.
L'iniziativa, a cui la rivista Nature dedica un articolo, suscita però le critiche di altri scienziati per i quali il "buco" verrà praticato nel punto sbagliato, i Campi Flegrei nella zona di Pozzuoli, e potrebbe incrementare i rischi della popolazione. A ottobre partiranno le operazioni di scavo dei primi 500 metri di sondaggio, spiega Giuseppe De Natale, che coordina il progetto, mentre nella primavera 2011 si procederà alla perforazione fino a quota 4000 metri.
I vulcanologi stimano che il magma si trovi 7000 metri sotto la superficie della caldera. Studiarne composizione e movimenti potrebbe aiutare a prevenire una probabile eruzione del vulcano ai cui piedi abitano 1,5 milioni di persone.
L'ultima è avvenuta nel 1538. L'ostacolo più grande per De Natale e i suoi è la temperatura interna del vulcano, 500-600 gradi centigradi. "Nessun progetto simile ha mai affrontato tali temperature", ha spiegato l'esperto a Nature, che ha anche raccolto il parere contrario di Benedetto De Vivo, docente di geochimica presso l'Università di Napoli: "Il buco? Inutile farlo lì".
Il 'bradisisma', parola di radice greca che vuol dire 'sisma lento' o 'terremoto lento', è stata coniata per definire i fenomeni di intenso sollevamento ed abbassamento del suolo che caratterizzano quest'area da almeno due millenni. I fenomeni di bradisisma hanno interessato l'area in maniera evidente anche recentemente, quando, tra il 1969 ed il 1985, il livello del suolo nel porto di Pozzuoli salì di 3.5 metri, con punte nel tasso di sollevamento, raggiunte nel 1984, di alcune decine di centimetri al mese.
Le aree vulcaniche come i Campi Flegrei, chiamate 'caldere di collasso', rappresentano la categoria di vulcani più esplosivi al mondo. Sebbene la maggior parte delle eruzioni da queste aree sia di piccola o moderata entità, le eruzioni più forti dette 'ignimbritiche', fortunatamente molto rare, sono le uniche capaci di generare catastrofi globali, ed alcune di loro, nel passato, hanno probabilmente generato estinzioni di massa.
Le aree più note di questo tipo, oltre ai Campi Flegrei, sono ad esempio Yellowstone (USA), Santorini (GR), Ywo Jima (J).
L'importanza del progetto Cfddp "sarà enorme - spiega l'Ingv - non solo per la mitigazione del rischio vulcanico nell'area ma anche per il salto di qualità nella conoscenza del vulcanismo più esplosivo sulla terra, quello delle caldere di collasso. Inoltre, lo studio dettagliato di una delle aree con il sottosuolo più 'caldo' al mondo, sarà un'incredibile opportunità per studiare le potenzialità e le migliori tecnologie di sfruttamento di quella che, specialmente in Italia, potrà essere l'energia del futuro, pulita, rinnovabile e capace di sostituire, anche in termini quantitativi, i combustibili fossili ed il nucleare".

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di Redazione
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