Provincia / Caserta

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Fermata anche la moglie del fratello Alfredo, già detenuto

Usura ed estorsione, in manette il capoclan Nicola Bifone

Un nuovo duro colpo dell’Arma sferrato al clan dei Belforte

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Usura ed estorsione, in manette il capoclan Nicola Bifone
12/11/2012, 10:30

PORTICO - “Usura e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso”: con queste accuse i carabinieri della stazione di Macerata Campania hanno eseguito, all’alba di stamani, un decreto di fermo nei confronti di Nicola Bifone e di Alfonsina Giuseppina Di Caprio. Entrambi sono stati prelevati nelle loro abitazioni di Portico di Caserta e sono stati tradotti, rispettivamente, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ed in quello di Pozzuoli. Dagli inquirenti Nicola Bifone viene considerato un elemento di spicco del clan Belforte, attivo a Marcianise e nei comuni limitrofi. Peraltro, come ricostruito nel corso delle indagini, dopo l’arresto del fratello Alfredo, attualmente detenuto in regime di 41 bis, Nicola Bifone ha assunto la guida dell’omonima cosca che controlla i traffici illeciti sul territorio di Portico e di Macerata Campania. La Di Caprio, invece, è la moglie di Alfredo (nella foto) e, secondo gli inquirenti, dopo l’arresto del marito, avrebbe continuato ad avere un ruolo di primissimo piano all’interno dell’organizzazione criminale. I due arresti eseguiti stamani dai militari dell’Arma fanno seguito all’operazione del 29 ottobre scorso, nel corso della quale sono stati fermati altri tre affiliati al clan Bifone, accusati di aver messo in piede un vasto giro di usura. Più di sessanta le vittime accertate in quell’occasione dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che, contestualmente, ha chiesto ed ottenuto il sequestro di beni mobili, immobili e conti correnti bancari per un valore complessivo di circa due milioni di euro. A finire in manette, lo scorso 29 ottobre, sempre con l’accusa di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, sono stati: Angela Bifone, sorella di Antonio, detenuto al regime del 41 bis, Rocco Parretta, marito della Bifone, ed Antonio Russo, loro fidato collaboratore. A far scattare le indagini un episodio di intimidazione, risalente all’agosto del 2011, ai danni di un agricoltore che non era riuscito ad onorare un prestito usuraio contratto con Parretta.

 

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di Emilio di Cioccio
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