Provincia / Caserta

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A ritrovare il corpo, in una pozza di sangue, fu la figlia

Villa Literno, uccisero pensionato 75enne: arrestati 2 romeni

La svolta dopo 8 mesi di indagini, operazione dell’Arma

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Villa Literno, uccisero pensionato 75enne: arrestati 2 romeni
08/08/2013, 10:16

CASAL DI PRINCIPE - I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe, al termine di una complessa attività d’indagine durata otto mesi e coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno individuato e arrestato due cittadini di nazionalità romena, un uomo e una donna, ritenuti responsabili dell’omicidio di Giuseppe Corvino, avvenuto il 13 dicembre del 2012 in quel di Villa Literno. L’efferato delitto, è emerso nel corso delle indagini, venne commesso durante una rapina nell’abitazione dell’anziano, che viveva da solo, in via Roma; Corvino, vedovo, agricoltore in pensione, venne ritrovato in una pozza di sangue, con ben 19 ferite al capo provocate verosimilmente da un corpo contundente. Entrando più nei dettagli, stando alle ricostruzioni fatte dagli investigatori, il 75enne fu ammazzato dai due romeni, che poterono agire così indisturbati, al termine di una rapina finita in tragedia. La figlia di Giuseppe Corvino, all’indomani, si trovò di fronte una scena a dir poco agghiacciante: il corpo del padre, senza vita, era adagiato sul letto, vestito ma immerso in una pozza di sangue. Diverse le contusioni che vennero rilevate sulle braccia dell’ex agricoltore, segno evidente di un tentativo di difesa dai colpi sferrati dai malviventi entrati in azione nella sua abitazione. In un primo momento si pensò ad un accoltellamento ma, successivamente, sulla scorta dei rilievi effettuati sul corpo e dai riscontri dell’esame autoptico, si ipotizzò che l’arma potesse essere un oggetto con una punta più arrotondata. Ascoltati dagli inquirenti, a poche ore dal delitto, alcuni vicini dichiararono che la porta di casa di Corvino, nel giorno dell’omicidio, era stata aperta dal pensionato, presumibilmente poiché lo stesso conosceva bene il suo carnefice. Presso l’abitazione di Corvino, infatti, per un po’ di tempo, aveva lavorato una badante romena.   

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di Emilio di Cioccio
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