Roma / Cronaca

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L'Unione Europea chiude la partita aperta nel 2011

Malagrotta, l’Europa archivia l’ infrazione


Malagrotta, l’Europa archivia l’ infrazione
20/12/2016, 14:51

Roma -  La Commissione europea ha deciso di archiviare l'infrazione nei confronti dell'Italia per la discarica di Malagrotta (Lazio), il sito di rifiuti più grande d'Europa. Lo si apprende da fonti comunitarie a Bruxelles. L’infrazione, la 4021/2011, era stata avviata il 16 giugno 2011 dall’Unione Europea perché Roma, in particolare la discarica di Malagrotta, riceveva ancora rifiuti indifferenziati, il cosiddetto “tal quale” contrariamente al volere di Bruxelles che prescriveva che tutti i rifiuti dovessero essere trattati e che in discarica si conferissero solo i residui di lavorazione. Oggi l'infrazione è stata chiusa - precisano le fonti - perché l'Italia ha dimostrato, anche attraverso ispezione nei siti, che nessuna delle discariche ''attive'' riceve ormai rifiuti non trattati e che il sistema di gestione dei rifiuti, con particolare riguardo alla capacità di trattamento meccanico biologico, è ora in equilibrio, grazie anche alla realizzazione dell'impianto di Guidonia. Bruxelles ora intende avviare un monitoraggio sulla gestione del percolato dopo la chiusura. Nel caso di Malagrotta, l'Italia era stata condannata nell'ottobre del 2014 dalla Corte di giustizia dell'Ue perché nella regione Lazio risultavano conferiti in discarica rifiuti non adeguatamente trattati, e perché mancava una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti. Va detto che da uno studio commissionato dall'Esecutivo Ue su 80 discariche in Europa emerge che il requisito dei pretrattamento dei rifiuti è rispettato all'incirca in una sola discarica su tre. Il Colari, il Consorzio romano proprietario e gestore della discarica di Malagrotta, ha emesso un comunicato in cui, alla soddisfazione per le decisioni dell’Unione Europea si aggiunge una nota polemica sulla attuale situazione dei rifiuti a Roma.

 “La notizia arrivata da Bruxelles attraverso una fonte così credibile ci riempie di soddisfazione e di orgoglio perché conferma quanto abbiamo da anni sostenuto in tutte le sedi e perché nello stesso tempo rende onore all’enorme impegno che il nostro Gruppo ha profuso per la realizzazione della soluzione tecnico operativa che ha consentito (oggi non siamo solo noi ad affermarlo) a Roma di non finire in emergenza e al Governo Italiano di non dover sostenere i pesanti costi della sanzioni comunitarie.

Questa la successione dei fatti, così come riporta il Colari nel suo comunicato:  “il 16 giugno del 2011 la Commissione Europea apre una procedura di infrazione nei confronti del Governo Italiano imponendo che tutti i rifiuti vengano trattati e che in discarica si conferiscano solo i residui di lavorazione. Il termine fissato scade al 15 aprile del 2013, data oltre la quale sarebbero state comminate le pesanti sanzioni previste dalla UE. Il Commissario Delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nella territorio della Provincia di Roma, Prefetto Sottile, per fronteggiare l’emergenza emette il 27 dicembre del 2012 un’ordinanza  (n.598) con cui ordina di far girare a pieno ritmo, indipendentemente dai costi, gli impianti TMB di AMA e COLARI perché lavorino a tutta capacità e trattino le 3000 ton di rifiuti indifferenziati della città. Ma questa decisione, seppur importante, non basta a garantire il trattamento di tutti i rifiuti indifferenziati di Roma, così come impone l’Unione Europea.E così il Colari propone di dotare la trasferenza di Rocca Cencia, autorizzata con Determinazione Dirigenziale della Provincia di Roma n. RU 7225 del 6 ottobre 2011, di un impianto di tritovagliatura capace di trattare 1000 ton/giorno di rifiuti da avviare agli impianti di recupero sul territorio italiano e conferendo in discarica i soli residui di lavorazione, nel pieno rispetto di quanto prescritto dalla UE. L’impianto di Rocca Cencia, autorizzato con Determinazione Dirigenziale della Provincia di Roma n. RU 1228 del 7 marzo 2013 con durata 10 anni, viene realizzato dal Colari in tempi di record  e così dall’aprile 2013 Roma è salva due volte. Sono scongiurate le sanzione previste dall’Unione Europea e allontanata nello stesso tempo dalla la Capitale d’Italia una drammatica emergenza rifiuti. Come è accaduto invece per Napoli e la Campania che non hanno trovato analoghe soluzioni operative alla drammatica situazione dei rifiuti e che hanno comportato per l’Italia, ai sensi della Sentenza del 4 marzo 2010 della Corte di Giustizia Europea (C-297/08) e della successiva sentenza di conferma del 16 luglio 2015 (C653/13) un condanna a 20 milioni di euro forfettari oltre ad una penalità di 120.000 euro/giorno per ogni giorno di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie a conformarsi alla sentenza (pari a 43.800.000 euro/annui)

Purtroppo oggi Roma, come è evidente da tempo, da una lettura dei media nazionali e esteri, è di nuovo alle prese con una gravissima condizione di emergenza e non riesce a trattare tutti i suoi rifiuti che preferisce inviare in giro in Italia e all’estero con costi ambientali ed economici rilevanti per la collettività”

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di Redazione
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