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Fibrillazione ed ictus: In Campania 50.000 persone a rischio


Fibrillazione ed ictus: In Campania 50.000 persone a rischio
03/12/2013, 12:49

NAPOLI – E’ ormai dimostrato che la Fibrillazione Atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Ciò significa che in Italia dei 200.000 casi di ictus stimati all’anno, 30.000 sono determinati da questa frequente anomalia del ritmo cardiaco, la cui prevalenza è stimata intorno all’1% della popolazione (ma ben il 10% degli ultra ottantenni). In Campania i soggetti affetti da Fibrillazione Atriale sono circa 50.000, dato destinato ad aumentare a causa del progressivo allungamento della vita media.
Per esercitare misure preventive adeguate, l’elemento cruciale diventa l’applicazione di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante. Tuttavia in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K), che presenta alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequenti controlli ematologici per l’aggiustamento del dosaggio, data l’alta variabilità di risposta inter-individuale.
Da pochi mesi, tuttavia, sono disponibili anche in Italia nuovi rimedi terapeutici più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti.
Alle nuove prospettive del trattamento delle patologie tromboemboliche che si presentano in seguito all’arrivo dei Nuovi Anticoagulanti Orali, è dedicato un incontro dal titolo “Terapia Anticoagulante: nuovi orizzonti gestionali” che si svolgerà a Napoli il 5 dicembre prossimo, che riunisce alcuni tra gli esponenti più autorevoli e rappresentativi della cardiologia della Campania.
“Secondo recenti dati solo il 35% dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale è in terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina k – dichiara il Professor Bruno Trimarco, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli – Percentuale che in Campania scende ulteriormente al 28%. Non solo, ma anche tra chi è sottoposto a profilassi con i farmaci tradizionali, l’aderenza alla terapia, fattore determinante nella prevenzione dell’ictus, è molto bassa, a causa della necessità di sottoporsi a continui monitoraggi per l’aggiustamento del dosaggio, indispensabile per mantenere il range terapeutico ottimale, per evitare emorragie, o, al contrario, formazione di trombi. Senza dimenticare, poi, un’altra criticità che riguardal’interazione con altri farmaci o con alcuni alimenti, che ne variano l’assorbimento”. Per tutti questi motivi, tali farmaci non vengono usati con regolarità o vengono troppo spesso abbandonati dai pazienti.
“La situazione nella nostra Regione, poi – continua Trimarco - èulteriormente complicata dalla distribuzione disomogenea sul territorio dei Centri Antitrombosi (Centri TAO) dove vengono effettuati i controlli ematici, per lo più afferenti alle città di Napoli e Salerno, che costringe molti pazienti ad affrontare, in alcuni casi,lunghi spostamenti.
Lo scenario, tuttavia, potrebbe essere destinato a cambiare, grazie all’introduzione nel mercato dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO).
“Un’alternativa efficace e sicura per la prevenzione dell’ictus – aggiunge Trimarco - arriva dai Nuovi Anticoagulanti Orali, comerivaroxaban, un inibitore diretto specifico e reversibile del fattore Xa, che non richiede il monitoraggio della coagulazione ed è l’unico NAO in monosomministrazione giornaliera, una garanzia dicompliance  e aderenza alla terapia.”
Durante l’incontro si è parlato oltre che dell’indicazione dirivaroxaban per la prevenzione dell’ictus in pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, anche della seconda indicazione, che riguarda il trattamento della Trombosi Venosa Profonda (TVP) e  la prevenzione delle recidive di TVP ed embolia polmonare. Indicazioni che vanno ad aggiungersi a quella già approvata della prevenzione del tromboembolismo venoso negli adulti sottoposti a intervento elettivo di sostituzione di anca e ginocchio.
Anche in questo caso si tratta di una importante alternativa terapeutica. Per quanto riguarda il trattamento della Trombosi Venosa Profonda e, in generale, la cura del Tromboembolismo Venoso, che a livello globale è causa di morte di una persona ogni 37 secondi (ovvero più di 843 mila morti ogni anno), infatti, la terapia attuale si basa su un approccio «dual-drug» che consiste in un trattamento immediato con eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea a cui va associato al più presto un antagonista della vitamina K (AVK); a seguire l’AVK per 3 mesi, ma nei pazienti con alto rischio di recidiva, anche per tutta la vita.

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di Redazione
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