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Minori, Famiglie e Consumi rileva i costi degli asili nido: più convenienti i nidi comunali

MDC e Codacons: "Ogni anno solo 50% richieste coperte"

Minori, Famiglie e Consumi rileva i costi degli asili nido: più convenienti i nidi comunali
13/09/2013, 10:16

ROMA - Una delle spese che incidono di più sui bilanci delle famiglie è sicuramente la voce “asilo nido”, fondamentale per i genitori alle prese con il lavoro e gli impegni quotidiani.
Secondo i dati Istat pubblicati il 25 luglio 2013, nell'anno scolastico 2011-2012 sono stati 155.404 i bambini di età tra zero e due anni compiuti, iscritti agli asili nido comunali, altri 46.161 usufruiscono di asili nido convenzionati o sovvenzionati dai Comuni. In totale ammontano a 201.565 gli utenti dell'offerta pubblica complessiva.
Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e Codacons, nell'ambito del progetto “Famiglie&Consumi, come vivere meglio in tempo di crisi” finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno rilevato il costo che le famiglie sostengono per garantire ai propri figli l'asilo nido per undici mesi a tempo pieno.
Dalla rilevazione è emerso che i genitori possono risparmiare sicuramente mandando i propri figli agli asili nido comunali, dove in base al reddito, la spesa va da un minimo di 396 euro in città come Latina, circa 36 euro al mese, a una media massima di 5000 euro, circa 450 euro al mese. Fa eccezione Udine dove per undici mesi si arriva a pagare anche 7000 euro. Città virtuose Bologna e Perugia, infatti in base alla fascia di reddito le famiglie che più hanno difficoltà possono usufruire dell’esenzione per mantenere i propri figli al nido e continuare così a lavorare.
Molto più impegnativo per i genitori mantenere i figli nei nidi privati, facendo una media dei prezzi rilevati nelle città prese come campione, il costo si aggira intorno ai 6.500 euro, cifra che varia di città in città. Ad esempio a Pordenone o Potenza la spesa arriva addirittura a superare i 7000 euro, con un’incidenza di circa 680 euro al mese sul reddito famigliare.
Spesso tuttavia indipendentemente dalla volontà dei genitori la scelta è obbligata: i comunali coprono solo il 50% delle richieste e le famiglie per poter lavorare sono costrette a indebitarsi. La carenza di posti è un dato evidente, nel corso dell’ultimo triennio, con variazioni poco sensibili, si parla di 7mila bambini rimasti fuori dalle graduatorie a Roma, più di 700 a Bologna, così come quasi 1000 a Palermo.
Permettersi una baby sitter? Troppo caro! Parliamo di una retribuzione di poco meno di 10 euro l’ora e che, valutando un lavoro a tempo pieno, costerebbe a una famiglia circa 1600 euro al mese.
“La rilevazione – commentano le associazioni – dimostra come maggiori investimenti nei nidi comunali porterebbero grandi vantaggi per le famiglie che non solo riuscirebbero a risparmiare, ma non sarebbero costrette a indebitarsi per poter lavorare. Le esenzioni dal pagamento per le famiglie in situazioni di grave disagio, praticate in città come Bologna e Perugia, rappresentano un segnale positivo e solidale, oltre che un esempio da applicare in tutti i comuni. Con più risorse si potrebbe garantire il diritto a tutti”.

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di Redazione
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