Salute e benessere / Ricerca

Commenta Stampa

Secondo Policlinico Napoli: Cancro al colon ed ormone tiroideo


Secondo Policlinico Napoli: Cancro al colon ed ormone tiroideo
10/10/2013, 15:29

NAPOLI – Nuove prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da tumore al colon, uno dei cinque“big killer” dei paesi occidentali che, insieme al cancro al polmone, alla mammella, alla prostata e al cervello, è tra i tumori più aggressivi e con maggiore tasso di mortalità. È quanto potrebbe emergere dalla ricerca di base, uno studio quindi in fase pre-clinica, realizzato presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale, “Gastroenterology”.                                                                               Nella ricerca, coordinata da Domenico Salvatore, Professore Associato di Endocrinologia dell’Ateneo Federiciano e dirigente medico del DAI di Gastroenterologia, Endocrinologia, Chirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, è stata individuata una relazione tra l’azione dell'ormone tiroideo ed il cancro al colon ed è stato identificato un enzima che potrebbe rappresentare il nuovo bersaglio terapeutico per impedire la crescita tumorale. L’ormone tiroideo è coinvolto in numerosi processi biologici in tutte le cellule dell’uomo. Generalmente, l’ormone tiroideo si oppone alla proliferazione delle cellule sia cattive che buone. Esercita, quindi, una funzione che si potrebbe definire “anti-proliferativa”. Le concentrazioni circolanti dell’ormone tiroideo sono regolate, a livello di ciascuna cellula dell’organismo, dall’azione di tre diversi enzimi: le desiodasi. Mentre le desiodasi 1 e 2 contribuiscono in maniera sostanziale alla produzione dell’ormone tiroideo, la desiodasi di tipo 3 ne rappresenta il principale inattivatore fisiologico, vale a dire che distrugge l’ormone tiroideo.
Il gruppo di ricerca- sottolinea Domenico Salvatore- ha evidenziato che nella maggior parte dei tumori umani del colon, soprattutto nelle prime fasi della trasformazione tumorale, vi è un’elevata presenza della desiodasi di tipo 3 che a sua volta, riduce localmente l’ormone tiroideo. Se si blocca l’azione di questa proteina, si riducono le capacità proliferative delle cellule tumorali in vitro ed anche in modelli murini, vale a dire nei topi di laboratorio, le cellule tumorali non sono in grado di replicarsi”.
In sintesi, la desiodasi di tipo 3 può essere considerata un nuovo marker tumorale coinvolto nello sviluppo del tumore al colon nell’uomo ed, in un prossimo futuro, un possibile obiettivo terapeutico. “Si può ipotizzare- continua Salvatore- che inibendo la desiodasi di tipo 3 nel tumore, ne venga impedita la crescita. Questa proteina rappresenta, quindi, un possibile bersaglio molecolare di eventuali farmaci che, al momento non ancora presenti sul mercato, distruggendo o bloccando questa proteina, possano arrestare la crescita tumorale”.
La ricerca, svolta grazie ai finanziamenti dell’AIRC, è stata realizzata interamente presso l’AOU Federico II di Napoli in collaborazione con prestigiosi istituti internazionali, tra cui l’Università di Harvard.
L’attenzione dei nostri professionisti alla ricerca è fondamentale per offrire ai pazienti costante innovazione nei percorsi diagnostico- terapeutici e garantire che l’offerta assistenziale sia il risultato di un lavoro multidisciplinare, riconosciuto a livello internazionale e all’avanguardia”, precisa Giovanni Persico, direttore generale dell’Azienda.
La sintesi della ricerca è disponibile sul web magazine dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, http://areacomunicazione.policlinico.unina.it/.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©