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Tiroide: Osservatorio speciale in Campania


Tiroide: Osservatorio speciale in Campania
02/10/2013, 09:36

NAPOLI – “In Campania, negli ultimi anni, stiamo osservando l’incremento di due patologie importanti: la tiroidite di Hashimoto, una patologia autoimmune che progressivamente distrugge la ghiandola ed induce l’ipotiroidismo, ed il carcinoma papillifero della tiroide, afferma la Prof. Bernadette Biondi, professore Associato di Endocrinologia presso il  Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica Università Federico II di Napoli e coordinatore scientifico del convegno sulle malattie tiroidee.  L’eccezionale incremento di tali patologie sul nostro territorio è attribuibile sia all’inquinamento ambientale che alle radiazioni vulcaniche e, anche per tali motivi, il convegno ‘Terapia sostitutiva e TSH-soppressiva con ormoni tiroidei’ che si svolge il 4 ottobre presso l’Hotel San Francesco al Monte della nostra città è di particolare attualità”.
L’obiettivo è quello di aggiornare le conoscenze sulla terapia sostitutiva con l’ormone tiroideo in tutti quei casi in cui è necessaria. Quando la tiroide  viene asportata, totalmente o parzialmente, o nei casi in cui la ghiandola non funziona come dovrebbe  si verifica  una condizione di ipotiroidismo che deve essere prontamente riconosciuta. Oggi, molti casi di ipotiroidismo, si riescono a diagnosticare  in fase subclinica, ovvero quando le sue manifestazioni non sono così palesi. La diagnosi precoce è importante perché l’ipotiroidismo si associa a complicanze cardiovascolari e metaboliche . Una recente pubblicazione della Prof Biondi sulla prestigiosa rivista “The Lancet”  ha recentemente sottolineato come l’ipotiroidismo, anche in forma subclinica,  può essere responsabile di malattia coronarica e di insufficienza cardiaca,  se non trattato in modo adeguato.
La terapia con ormone tiroideo è piuttosto semplice e si basa sulla somministrazione della levotiroxina, (l’ormone tiroideo di sintesi) assunta in singola dose giornaliera a digiuno con un dosaggio che deve essere attentamente personalizzato. Nonostante l’apparente semplicità della terapia, studi della letteratura hanno dimostrato la difficoltà di ottenere un costante controllo della terapia con valori ottimali degli ormoni tiroidei.  Molti i pazienti dichiarano di avere difficoltà nel seguire con precisione le indicazioni del medico circa l’assunzione del farmaco che deve essere preso 1 ora prima della colazione per ottenere un assorbimento ottimale. Nuovi studi hanno portato in evidenza che alcune patologie gastriche e intestinali, celiachia o problematiche di interferenza con farmaci portano ad una mancata risposta ottimare alla terapia con l’ormone sintetico. Oggi, l’esistenza di nuova formulazione, in soluzione liquida, della levotiroxina permette di ottenere un più rapido  assorbimento del principio attivo, per la mancata fase di dissoluzione gastrica. La formulazione liquida è quindi indicata nei pazienti con problematiche di assorbimento, nei pazienti con difficoltà nell’ingoiare  compresse ed in particolare nei bambini.
“Oltre alla terapia sostitutiva si parlerà anche del trattamento TSH-soppressivo con ormone tiroideo. Il trattamento con levotiroxina, spiega Paolo Vitti, professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Pisa, riduce il TSH, l’ormone che stimola la tiroide, e riduce anche lo sviluppo di tumori della tiroide nei pazienti che hanno ghiandole multinodulari, fenomeno assai comune in Italia per la relativa carenza di un micronutriente essenziale per la funzione tiroidea: lo iodio”.
Va sottolineato che la salute della tiroide è importante fin dal concepimento: la tiroide gioca un ruolo importante nella fertilità, sia maschile che femminile. Durante le prime settimane di gravidanza, l’ormone tiroideo della madre garantisce quella complessa serie di eventi fisiologici, che include la crescita, il normale impianto e la maturazione della placenta. Dallo stesso periodo, e fino alla fine della gravidanza,  la tiroide della madre e quella del feto, la cui funzione diventa autonoma a partire da metà gravidanza, cooperano nel garantire un normale sviluppo del sistema nervoso centrale del feto e in particolare della corteccia cerebrale, sede delle più nobili funzioni intellettivo-cognitive. Per far fronte a queste sfide, la tiroide della madre deve aumentare la produzione di ormone in gravidanza, cosa che richiede, oltre all’integrità strutturale della ghiandola, anche la disponibilità di un adeguato apporto nutrizionale di iodio, essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Inoltre aborto ricorrente, basso peso alla nascita, ipertensione in gravidanza, parto prematuro, deficit intellettivo ed altre complicanze importanti per la mamma e il feto sono stati riportati in letteratura nelle donne non consapevoli di avere un ipotiroidismo anche lieve nel corso della  gravidanza e pertanto non in terapia. Per tutti questi motivi un controllo della funzionalità della tiroide dovrebbe essere eseguito quando si inizia a pensare ad una gravidanza .  La levotiroxina in dosi adeguate permette di evitare queste importanti conseguenze di un deficit della funzione tiroidea in un periodo così importante nella vita delle donne. Donne con diagnosi pregressa di ipotiroidismo devono adeguare la dose di tiroxina nel corso della gravidanza ed effettuare un costante controllo della funzione tiroidea.
L’ipotiroidismo congenito è  una patologia  grave perché  è responsabile di un grave ritardo mentale quando non riconosciuta e trattata alla nascita. L’ipotiroidismo può presentarsi anche nell’adolescenza. I genitori di bambini affetti da patologie immunitarie come la celiachia e il diabete dovrebbe controllare la funzione tiroidea dei loro figli per la frequente associazione con un ipotiroidismo autoimmune, che va ovviamente trattato per evitare ulteriori complicanze .
Il rischio di ipotiroidismo incrementa  progressivamente nelle varie fasce di età fino a raggiungere un picco intorno ai 50-60 anni. Le donne soffrono di disturbi tiroidei da 5 a 8 volte più degli uomini: in media una donna su otto sviluppa un disturbo tiroideo nel corso della vita.
Negli anziani uno stato di ipotiroidismo può essere confuso con alcune modificazioni tipiche dell’età, quali depressione, rallentamento del ritmo cardiaco, sonnolenza diurna, stanchezza e affaticamento per attività lieve, difficoltà di concentrazione e aumento di peso che può portare ad una diagnosi tardiva.
L’AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) riporta un‘incidenza media annuale di carcinoma tiroideo del   6,7 per 100.000 abitanti negli uomini e di  20,0 per 100.000  nelle donne. Nel periodo che va dal  1998 al 2013 tale incidenza è aumentata, sebbene, la mortalità per tale tumore non sia  aumentata in maniera significativa, grazie alla diagnosi precoce con l’ecografia e l’ago aspirato tiroideo.  L’incidenza annuale del carcinoma tiroideo è in aumento nel mondo; negli ultimi anni, tuttavia,  stiamo registrando un incremento eccezionale di tale patologia  in Italia. “Uno studio del mio gruppo di lavoro - aggiunge la Prof. Biondi -  su 500 pazienti con carcinoma differenziato della tiroide, seguiti presso il nostro Istituto, ha evidenziato che nella zona vulcanica intorno al Vesuvio esiste un elevato rischio di carcinoma tiroideo rispetto alle altre aree della regione Campania.
Anche nei casi di cancro alla tiroide è necessario garantire una funzione tiroidea ottimale ai pazienti operati. La terapia con L-tiroxina in tal caso serve sia per  normalizzare la funzione tiroidea dopo la chirurgia che  per controllare la crescita del tumore che è sensibile al TSH.
Alcuni pazienti continuano a lamentare sintomi di ipotiroidismo dopo l’intervento di tiroidectomia. A tale proposito,  una recente pubblicazione della Prof Biondi a del Prof Wartofsky sul “ Journal of Clnical Endocrinology and Metabolism” , giornale ufficiale sella società americana di Endocrinologia , sottolinea la necessità di una terapia personalizzata con ormoni tiroidei nel paziente ipotiroideo  .  Alla luce di  tale pubblicazione , la comunità scientifica internazionale , sta valutando  la possibilità di un trattamento combinato con entrambi gli ormoni prodotti dalla tiroide (T3 e T4),  in pazienti selezionati che  presentano una qualità di vita non ottimale e persistenza  di fattori di  rischio.  Nel corso del convegno un incontro tra pazienti ed esperti affronterà questa problematica.
“Questi risultati clinici, e la particolare situazione ci stimolano ad effettuare una stretta sorveglianza della patologia tiroidea nelle regione Campania e  sottolineano la necessità di un registro regionale per i tumori tiroidei  nella nostra regione per permettere l’identificazione dei potenziali meccanismi responsabili dell’insorgenza del carcinoma tiroideo” - conclude la Prof Biondi.

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di Redazione
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