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Tumore allo stomaco, 13mila nuovi casi: convegno a Napoli -video

Allarme dell’Associazione “Vivere senza stomaco (si può)”

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Tumore allo stomaco, 13mila nuovi casi: convegno a Napoli -video
09/11/2018, 13:52

NAPOLI - Quasi 13 mila nuovi casi di tumore registrati nel 2018, di cui il 60 per cento allo stomaco e il 40 alla giunzione del cardias. Forti le differenze regionali, complice l’alimentazione grassa e a prevalenza animale, primo fattore di rischio, che elevano la malattia soprattutto al Nord e al Centro Italia e l’abbassano al Sud dove si consumano più  frutta e verdura fresche.

A lanciare l’allarme è l’Associazione “Vivere senza stomaco (si può)”, a Napoli, durante il terzo Congresso Nazionale.

<Vivere senza stomaco si può - sottolinea la presidentessa dell’Associazione, Claudia Santangelo - soprattutto se il paziente ha la fortuna di essere seguito da una rete oncologica e inserito in un percorso diagnostico terapeutico assistenziale di eccellenza (PDTA). Un obiettivo vitale per i pazienti per assicurarsi una maggiore sopravvivenza e una migliore qualità della vita. Eppure i PDTA non sono offerti con equità e uguale misura su tutto il territorio nazionale. Cosi’ come ovunque non esistono le reti oncologiche>. Da qui la collaborazione con il Pascale, l’Istituto dei tumori di Napoli, con cui al termine del Congresso l’Associazione ha siglato un protocollo di intesa.

<Il protocollo che sottoscriviamo con l’Associazione – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – si iscrive nel solco di una sempre maggiore attenzione che il nostro Istituto vuole garantire al mondo delle associazioni dei pazienti. Guardare al mondo con i loro occhi ci permette di migliorare continuamente sia la nostra assistenza, quanto la nostra ricerca>.

Ottavo tumore per incidenza tra gli uomini e il sesto tra le donne, il tumore allo stomaco rappresenta una realtà pesante in cui l’alimentazione è il primo fattore che nutre lo sviluppo della malattia. Ad essa si aggiungono l’infezione cronica da Helicobacter, un batterio che ha la capacità di generare un’infiammazione cronica tale da indurre trasformazioni cellulari e, infine, la pregressa chirurgia sullo stomaco.

<Nel tumore allo stomaco – dice Antonio Avallone direttore dell’Oncologia Medica Addominale del Pascale  – è fondamentale la multidisciplinarietà. E’ evidente che condividere i processi decisionali fin dal momento iniziale con tutte le figure professionali coinvolte, tra cui chirurgo, oncologo, nutrizionista, anatomopatologo, cardiologo, radioterapista, radiologo migliora la sopravvivenza e la qualità della vita del paziente>.

<L’approccio multidisciplinare con cui viene studiato e gestito attualmente il tumore allo stomaco – dice Paolo Delrio, direttore del Dipartimento di Chirurgia Addominale del Pascale - stanno garantendo migliori risultati nel controllo della patologia che prevede una iniziale stadiazione locoregionale al momento della diagnosi con metodiche di imaging tra le più avanzate (TAC, PET, risonanza magnetica), la tipizzazione molecolare della malattia che consentono di scegliere la migliore opzione terapeutica. Di norma la sola chirurgia negli stadi iniziali e chemio, combinata se necessario anche a radioterapia, prima della chirurgia in malattia avanzata (Stadio II e III). Restano tuttavia ancora dei bisogni non risolti nel tumore allo stomaco. Fra questi la linfadenectomia. La chirurgia per il tumore allo stomaco – continua Delrio – è ormai standardizzata e prevede la gastrectomia subtotale, la gastrectomia parziale per i tumori della parte più bassa dello stomaco e nei casi più gravi la gastrectomia totale con l’asportazione dell’organo, ma non lo è altrettanto la linfadenectomia, ossia la rimozione dei linfonodi locoregionali, utile a eliminare la malattia almeno a livello macroscopico. Una procedura che oggi viene attuata solo in centri eccellenza, inesistenti in numero sufficiente sul territorio, tanto che dati recenti dimostrano ad esempio che sul territorio campano i pazienti affetti da tumore allo stomaco sono stati trattati in 90 strutture diverse>.

Un obiettivo prioritario e possibile al cui raggiungimento possono contribuire anche i Registri Tumori. <In Italia sono attivi 49 Registri Tumori, dichiara Lucia Mangone, Presidente nazionale AIRTUM - che monitorano l’andamento delle  patologie oncologiche più gravi su circa il 70% del territorio nazionale.  I registri forniscono 3 informazioni: l’incidenza, ovvero quante persone si ammalano ogni anno di tumori maligni infiltranti, sia solidi sia ematologici,  e i fattori di rischio che competono con la malattia (quali ereditarietà, genetica, abitudini alimentari, inattività fisica, esposizione a fattori ambientali); la sopravvivenza che dipende dalle strutture sanitarie, ossia dalla capacità di localizzare prima e al meglio un tumore e che motiva perché al Nord, dove esistono maggiori screening oncologici e strutture più efficienti e all’avanguardia, la sopravvivenza sia superiore rispetto al Sud. Infine la prevalenza, cioè il numero di persone viventi in Italia con una pregressa esperienza di tumore in qualunque sede, attualmente pari a circa 3 milioni e 300 mila>.

La Campania è una delle poche regioni in Italia in cui è stata istituita una rete oncologica. <Il programma della Rete Oncologica Campana – aggiunge il manager del Pascale, Bianchi - prevede la presa in carico del paziente in percorsi dedicati alle singole patologie, tra le quali il tumore allo stomaco. La Regione ha identificato nell’Istituto dei Tumori di Napoli, la cabina di regia della neo istituita rete, oltre alla creazione di una piattaforma informatica all’avanguardia, numerosi specialisti che svolgono ruoli cruciali nel percorso diagnostico terapeutico hanno uniformato le loro procedure (oncologi, radioterapisti, anatomopatologi, farmacisti) per garantire quell’equità di strategia e trattamento che è alla base del buon funzionamento di una rete>.

 

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di Redazione
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