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17 allori conquistati dalla Nazionale alle paraolimpiadi di Londra


17 allori conquistati dalla Nazionale alle paraolimpiadi di Londra
06/09/2012, 17:18

Alex Zanardi e Assunta Legnante sono gli ultimi due trionfi in termini cronologici di un’edizione delle Paralimpiadi che continua a regalare grandi emozioni. Con 6 ori, 5 argenti e 6 bronzi, per un totale di 17 allori conquistati, l’Italia si attesta al tredicesimo posto del medagliere. Ciò che colpisce è che, contro i 290 atleti italiani che hanno partecipato alle Olimpiadi conclusesi con 8 ori, pari al 2,6% dei podi, i 98 atleti italiani paralimpici hanno già raggiunto, a due giorni dalla conclusione  delle gare, quota 17 medaglie, pari a ben il 16% del totale. 

Ma il dato che più colpisce è che, mentre gli atleti olimpici nostrani corrispondevano all’1,8% del totale dei partecipanti (su 16.000 atleti provenienti da tutto il mondo), il numero dei paralimpici è di poco superiore a quello dei colleghi normodotati, ossia il 2,3% della totalità (4.260 atleti).

«Il risultato, alla luce di questo dato, è ancora più straordinario - commenta Roberto Re, professione mental coach - Sono determinati, preparati, forti e spesso, a dispetto delle loro disabilità, molto più motivati dei loro colleghi cosiddetti ‘normodotati’. Talmente motivati da non aver bisogno di una preparazione mentale specifica. Quella che ci stanno dando alle Olimpiadi di Londra è una lezione di vita, oltre che un esempio da un punto di vista prettamente agonistico. Sono l’esempio vivente che dove il corpo non può, è la mente a sopperire, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.»

L’ultima lezione di vita arriva da Alex Zanardi: «Nonostante il gravissimo incidente subito nel 2001, Alex si considera un uomo molto fortunato e non ha mai pensato, nemmeno per un attimo, che l’amputazione delle gambe potesse limitarlo o impedirgli di raggiungere altri traguardi. L’oro di ieri è la conferma di quanto la mente possa influenzare il corpo.». Dall’Olimpiade di Londra, Re è tornato con grandi risultati: dallo strepitoso oro di Jessica Rossi che, oltre a conquistare il massimo gradino del podio nel trap femminile, ha conquistato il record del mondo con 99 piattelli colpiti su 100, al successo della coppia formata da Greta Cicolari e Marta Menegatti, uscite soltanto nei quarti di finale del torneo di beach volley contro le campionesse olimpiche americane. Una figura, quella del preparatore mentale, che sta assumendo sempre più importanza anche in Italia perché spesso la pressione può diventare il peggior avversario per un atleta e indurlo a lasciarsi sopraffare dai peggiori demoni, come è successo all'olimpionico della 50 km di marcia, Alex Schwazer.

Re ha commentato così la schiacciante vittoria della Rossi: «Con Jessica avevamo programmato la gara proprio come è andata: ci eravamo posti come obiettivo la medaglia d'oro e il record del mondo. Ho cercato di settare la sua mente sul massimo traguardo possibile perché in una gara come l'Olimpiade a volte inconsciamente c'è la paura del risultato. Per una ragazza introversa come Jessica bisognava evitare che l'inconscio lavorasse contro di lei e che avesse un approccio ottimista alla gara».

Grandi soddisfazioni, anche senza medaglia, sono arrivate dalla coppia di giocatrici di beach volley, Marta Menegatti e Greta Cicolari, che si sono affidate a Re da circa un anno: «La preparazione cambia molto perché loro dall'altra parte della rete avevano delle avversarie, mentre la sfida di Jessica era contro se stessa, senza nessuno che le mettesse il bastone tra le ruote. Contro le americane, Marta e Greta hanno fatto il possibile e sono uscite a testa alta. È stato curioso come è nata la nostra collaborazione: ho scoperto che Greta leggeva un pezzo del mio libro a Marta per caricarla, così ci siamo conosciuti e ho deciso di seguirle per l'Olimpiade». E aggiunge: «Il risultato più bello che hanno ottenuto è stata la popolarità raggiunta durante questi giorni. Nel giorno della Pellegrini, soltanto il nuoto ha fatto ascolti maggiori: una cosa mai vista in Italia per questo sport. Hanno fatto un gran torneo e hanno perso soltanto dalle più forti».

Roberto dichiara di aver scoperto la propria inclinazione, e quindi di aver scelto la propria professione sin da giovanissimo:  «Sono fortunato perché a vent'anni ho incontrato la mia passione, quando ancora questa professione non esisteva in Italia. Sono stato tra i primi a svolgerla nel nostro paese, ma dobbiamo ancora crescere molto».

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di Redazione
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