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STAGIONE STRAORDINARIA

2010-11, che anno! Ecco il Pagellone degli azzurri


2010-11, che anno! Ecco il Pagellone degli azzurri
16/05/2011, 19:05

Con il pareggio di ieri, il Napoli è matematicamente certo del terzo posto e, quindi, dell’accesso ai gironi della prossima Champions League. La gara contro la Juventus, infatti, non potrà cambiare nulla dell’attuale situazione di classifica degli azzurri.
Ecco perché, con leggero anticipo, abbiamo deciso di tirare le somme, stilando un pagellone di fine stagione con voti e giudizi per tutti i protagonisti della cavalcata degli azzurri. La foto scelta non è lì per caso…
IL PAGELLONE DI PENSIEROAZZURRO.COM:
De Sanctis 9 – Il nostro portierone è stato tra i grandi protagonisti di questa stagione fantastica: i suoi interventi hanno salvato tante volte il Napoli e, con la sua forte personalità, ha condizionato positivamente i compagni del reparto arretrato. Esperienza ed esplosività al servizio degli azzurri. BALUARDO.
Campagnaro 7.5 – Una delle sorprese più grandi di questa stagione, non tanto per il rendimento, ma per la continuità d’impiego. Gli infortuni, che negli scorsi anni l’hanno sempre tormentato, gli hanno concesso una tregua. “El Toro”, grazie alla straripante condizione fisica, ha offerto prove sempre (o quasi) convincenti, dimostrandosi il solito, arcigno marcatore. CAGNACCIO.
Santacroce 6.5 – Il difensore italo-brasiliano non ha potuto essere tra i protagonisti ma, quando chiamato in causa, ha dimostrato di poter fare la sua parte in questo Napoli. Gli elogi (precoci?) ricevuti nei primi anni in azzurro l’avevano frastornato, ma Mazzarri è riuscito a restituirgli la giusta umiltà. Santacroce si è ritrovato ed ha, di volta in volta, limitato l’avversario di turno, dando il suo più che onesto contributo alla causa partenopea. RITROVATO.
Paolo Cannavaro 8.5 – Il capitano è stato uno dei grandi leader della squadra e, con l’esperienza, è migliorato tantissimo. Nonostante alcuni evidenti limiti atletici, infatti, ha sopperito con il senso della posizione e mantenendo sempre alta la concentrazione. Si è dimostrato all’altezza dei migliori difensori italiani, tanto da far gridare allo scandalo gli addetti ai lavori a causa della mancata convocazione in Nazionale. La sua bravura nell’anticipo l’ha fatto diventare il “penultimo baluardo” (l’ultimo è De Sanctis), mentre i suoi piedi buoni e le sue qualità nel lancio lungo l’hanno trasformato nel “primo regista” del Napoli. Spesso e volentieri, infatti, Paolino si è preso la briga di dare vita all’azione offensiva, con lanci per le punte e aperture millimetriche per gli inserimenti degli esterni di centrocampo. FAC-TOTUM.
Grava 8 – Il “nonnetto” casertano ha sorpreso ancora una volta tutti, dimostrando di poter giganteggiare in Serie A. Chiunque abbia dovuto subire la sua marcatura, ha dovuto soccombere. Campioni pluridecorati avrebbero preferito restarsene a letto, piuttosto che vedersela con il difensore azzurro. Il grave infortunio ai crociati l’ha frenato, stoppando una stagione che, con ogni probabilità, l’avrebbe visto ancora grande protagonista. HIGHLANDER.
Cribari 5.5 – Il centrale brasiliano ha fatto quanto può, cioè pochino. Le sue disattenzioni, spesso, sono costate punti, ma le responsabilità dei danni procurati vanno ascritte a chi l’ha preso e non certo a lui. Per fortuna, ci sentiamo di dire, è stato chiamato in causa raramente. INCOLPEVOLE MA INADATTO.
Aronica 6 – L’esperto difensore siciliano è, probabilmente, tra i meno apprezzati dal pubblico partenopeo. Pupillo di Mazzarri, che se l’è ritrovato a Napoli, ha giocato con discreta continuità, sebbene in molti chiedessero a gran voce l’inserimento tra i titolari di Ruiz. Qualcuno riterrà il voto troppo alto, altri troppo generoso, ma Aronica ha fatto ricorso a tutta la sua esperienza, attestandosi su di un rendimento tutto sommato sufficiente. A volte, però, ha commesso alcuni errori evidenti ed i tifosi l’hanno beccato. E’, perciò, tra i primi indiziati a partire. LIMITATO.
Ruiz 6 – Il centrale spagnolo ha avuto poche opportunità per mettersi in mostra, ma qualcosa di lui si è capito: ha un buon mancino e sembra più bravo a proporre che a contrastare, almeno per ora. E’ giovane e deve adattarsi al nostro calcio, nonché acquisire la giusta cattiveria agonistica. L’esperienza potrebbe dargli ciò che al momento gli manca. RIVEDIBILE.
Pazienza 8.5 – Il centrocampista azzurro è stato il vero capolavoro di Mazzarri. Per anni, infatti, è sembrato un oggetto misterioso, tanto da far scervellare i tifosi sul perché del suo acquisto. Pierpaolo Marino, in fondo, ci aveva visto giusto. Pazienza si è espresso su livelli altissimi, andando oltre i propri limiti e diventando una pedina fondamentale nello scacchiere tattico del tecnico toscano. Ha rappresentato il “fosforo” della squadra, la mente del centrocampo. Col suo dinamismo e la sua tenacia, ha recuperato centinaia di palloni e, con il senso delle geometrie, ha regalato opportunità di gioco al Napoli. Mazzarri non vi ha rinunciato quasi mai ed il perché non se l’è domandato nessuno, stavolta. Detto questo, andrà via quasi certamente. Dopo tutto, forse, ha già dato il massimo e, se gli azzurri vogliono crescere, prenderanno qualcuno più forte di lui in quel ruolo. Nonostante ciò, a Pazienza resterà il ricordo di una stagione meravigliosa e, finalmente, da protagonista. IRRINUNCIABILE.
Yebda 8 – Il gigante algerino ha conquistato i tifosi con il suo carattere prima che con i muscoli ed i polmoni. La sua grande determinazione ed il suo spirito positivo, infatti, sembrano contagiare positivamente la squadra intera. Il voto scelto, per qualcuno, potrebbe essere eccessivo, ma tiene conto dell’utilità in prospettiva del giocatore. Hassan corre, lotta, canta e porta la croce. E’ utile nel gioco aereo, sia in fase offensiva che in fase difensiva e rappresenta un leader “spirituale” per i compagni. Con quell’omone in mezzo al campo, infatti, tutti sembrano sentirsi più sicuri. MONUMENTALE.
Gargano 5 – La nota stonata, il bullone fuori posto, l’ingranaggio malfunzionante. Chiamatelo come volete, ma quello che una volta era l’instancabile motorino del centrocampo azzurro, adesso sembra essere un grosso problema. I tifosi non gli perdonano lo scarso rendimento e la sua generosità, ormai, non basta più a nessuno. Persino ieri, in quel clima di festa, è stato fischiato ad ogni errore. Sono stati tanti, in verità. Sono stati tantissimi per tutto l’arco della stagione. E’ un giocatore che va ritrovato, perché può essere ancora importante per il Napoli ma, se continua così, è difficile che resti qui a lungo. COMPARSA.
Maggio 8 – Partito in sordina e tra i mugugni del pubblico, l’esterno azzurro si è poi ripreso, attestandosi sui suoi soliti livelli. Non è stato stratosferico come l’anno scorso, ma rappresenta innegabilmente una delle risorse più importanti di questa squadra. Il suo fiato e la sua corsa, nonché la sua capacità di farsi trovare sempre pronto all’inserimento, lo ha trasformato in uno dei primi riferimenti dei compagni, che non esitano mai ad affidarsi a lui. STANTUFFO.
Zuniga 7.5 – In difesa, a metà campo, a destra, a sinistra, seconda punta, trequartista. In una sola parola: Zuniga. L’esterno colombiano ha rappresentato il jolly della squadra, il primo sostituto per ogni possibile defezione. Chissà che Camilo non fosse pronto anche a rimpiazzare De Sanctis, in caso di necessità. Ha giocato su buoni livelli, grazie anche al miglioramento della sua condizione fisica, dovuto alla continuità d’impiego. Ad inizio stagione, infatti, era appesantito, ma poi ha giocato ogni tre giorni per un lungo periodo ed ecco che è venuto fuori il giocatore di fascia che Pierpaolo Marino pagò 8 milioni di euro, acquistandolo dal Siena. ECLETTICO.
Dossena 7 – Meno continuo per condizione fisica e rendimento rispetto ai due colleghi esterni sopracitati, ma pur sempre importante. Il mancino è stato una degli elementi fondamentali per lo sviluppo degli schemi di Mazzarri: il suo apporto sulla sinistra non è quasi mai mancato e, soprattutto, la qualità dei suoi cross ha messo spesso in difficoltà le difese avversarie, regalando innumerevoli opportunità di far gol ai propri compagni. QUALITATIVAMENTE PREZIOSO.
Vitale 6.5 – Luigi da Castellammare di Stabia ha fatto il suo e anche un po’ di più (vedi goal in Europa League). Ha quasi sempre offerto buone prove, nonostante sia stato chiamato in causa di rado e, quindi, senza avere la possibilità di acquisire mai il ritmo-partita. Avrebbe, forse, meritato più spazio, soprattutto in alcuni momenti in cui Dossena era in evidente calo atletico, ma ha anche sofferto la duttilità di Zuniga, spesso schierato a sinistra, che gli ha tolto possibilità di mettersi in mostra. IRREPRENSIBILE.
Sosa 5.5 – El Principito ha fallito. Non è riuscito ad ambientarsi nel calcio italiano, non ne ha capito i modi, né i tempi. La classe non gli manca, certo, ma è sembrato poco adatto al gioco che si pratica nel nostro paese. Mazzarri, forse, non l’ha aiutato, schierandolo troppo avanzato, mentre lui avrebbe preferito giocare qualche gara in più a metà campo, con la possibilità di partire da lontano. Non è detto che, con il tempo, non possa divenire utile ai fini del Napoli. SVISTO E MAI VISTO.
Hamsik 9 – Il campione slovacco è certamente uno dei maggiori artefici del capolavoro azzurro. Ha classe e, nonostante la giovane età, una maturità da far spavento. Un centrocampista moderno, con tanti gol nelle gambe, resistenza e capacità nel pressing e nel recupero palla. Qualcuno gli rimprovera di prendersi poche responsabilità, di tentare poco “la giocata”. E’ vero, l’intraprendenza, a volte, gli fa difetto. Ma qualcuno l’ha mai visto perdere un pallone? Beh, se qualcuno l’ha visto…è davvero molto, ma molto attento. Rappresenta, forse, il più grande patrimonio che il Napoli si sia trovato a gestire nel dopo-Maradona perché, oltre ad essere un giocatore dalle doti tecniche indiscutibili, è un professionista modello, uno di quelli ossessionati dalla cultura del lavoro, che suda ogni giorno per migliorarsi. Trattenerlo è stato difficile e, in futuro, lo sarà ancor di più. I tifosi non possono che ringraziarlo per aver scelto Napoli come piazza giusta per esprimersi in questi anni della sua gioventù. FUORICLASSE.
Mascara 7.5 – Il folletto siciliano, arrivato in condizioni fisiche pessime a Gennaio, ci ha messo un po’ per ingranare, ma poi è riuscito a piazzare un paio di zampate nel finale di stagione, dimostrando di poter essere utile al Napoli. Le sue ultime prestazioni, probabilmente, hanno indotto in imbarazzo la società che, con ogni probabilità, lo terrà anche l’anno prossimo come alternativa ai “titolarissimi”. PREZIOSO.
Lavezzi 8.5 – Il Pocho è l’uomo dei sogni, quello capace di portare il Napoli oltre l’immaginabile. Quel giocatore che, con i suoi guizzi, ti fa credere che tutto è possibile. Anche precedere le grandi del Nord, anche vincere uno Scudetto. Lavezzi ha conquistato il cuore dei tifosi ancor prima della loro testa, grazie a quel suo modo così irrazionale ed imprevedibile di intendere il gioco del calcio. Si diverte il Pocho e, con lui, tutti noi. Cosa c’è di più bello, dopo tutto, di vedere un bambinone felice che corre a più non posso col pallone tra i piedi, seminando avversari come fossero birilli? Sarà poco decisivo, inconcludente osa dire qualcuno. Ma, per i tifosi, è il “prediletto”, uno di quelli da amare incondizionatamente. Poco importa se il suo tiro va dentro o finisce fuori, in pratica. E questo, in un calcio schiacciato dalle pressioni, è un tipo di sentimento che va preservato. MAGICO ED ILLOGICO.
Cavani 9.5 – El Matador. Basti il soprannome a definire questo spietato killer, che ha “matado” ogni possibile avversario, abbattendolo a suon di triplette. Una forza della natura, un fenomeno capace di unire la potenza all’agilità come pochi altri al mondo. Una quarantina di gol sparsi tra Napoli ed Uruguay, segnati di testa, di destro e di sinistro, da fuori area o sotto misura, a suggellare una stagione strepitosa. Il Napoli, dopo lunghe ricerche, ha finalmente trovato il suo “puntero”. Speriamo che non se lo lasci scappare. FENOMENALE.
Iezzo, Gianello, Blasi, Dumitru, Lucarelli – Senza voto. Nessuno di loro, chi per un motivo, chi per un altro, ha potuto contribuire in maniera significativa alla cavalcata azzurra.
Mazzarri 10 – Il dieci lo abbiamo conservato per lui: l’allenatore che ha creato questa squadra da applausi. Il tecnico toscano ha regalato un’identità agli azzurri: per la prima volta, dopo tanti anni, tutti in campo sanno cosa fare. Direttive precise, modalità di gioco pronte a variare a seconda dell’atteggiamento tattico degli avversari. Una squadra capace di aggredire lo spazio per vie centrali e, in caso di intasamento delle stesse, in grado di aprire il gioco sulle fasce e di proporre cross al centro per le punte. Una squadra senza regista, con Paolo Cannavaro chiamato spesso ad impostare e due mediani atti al recupero del pallone. Uno schermo davanti alla difesa che ha consentito alla retroguardia partenopea di essere ben protetta e di rischiare poco. La scelta di acquistare Cavani, poi, è il fiore all’occhiello. Mazzarri ha intuito più di chiunque altro le qualità da finalizzatore dell’uruguayano, trasformandolo in un efficacissimo terminale offensivo. Un lavoro con i fiocchi, che comunque vada a finire la storia tra l’allenatore toscano ed il Napoli, gli regala un posto nei libri di storia. Walter Mazzarri ha scritto di suo pugno una pagina fondamentale della storia azzurra e questo gli andrà sempre e comunque riconosciuto. CONDOTTIERO.

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di Pietroalessio di Majo
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