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PARLA INLER

"A Bologna dovremo essere un'orchestra perfetta"


'A Bologna dovremo essere un'orchestra perfetta'
04/05/2012, 10:05

Inler lo svizzero. Preciso in campo, preciso fuori. Ogni cosa al suo posto e uno slogan: fatti e non parole. Inutile spingere, la voglia di Champions, poi la finale di coppa Italia, la grande accoppiata. Un muro Gokhan, respinge gli assalti come gli avversari. La voglia di vincere ce l’ha eccome, è fortissima dal primo giorno che fu presentato a bordo di una nave crociera Msc, dal giorno in cui accettò il Napoli. Ma i sogni se li tiene dentro. «A me le cose piace prima ottenerle e poi parlare».
Già ma la Champions è lì, manca solo l’ultimo sforzo…
«Ora dipende tutto da noi, adesso siamo terzi a pari punti con l’Udinese e padroni del nostro destino. Dobbiamo pensare a noi stessi senza doverci preoccupare più di cosa faranno gli altri. Nella mia testa c’è solo il Bologna, dobbiamo essere al top per vincere, troveremo una squadra organizzata, lo abbiamo già sperimentato all’andata. Sarà importante avere il sostegno dei nostri tifosi: so che ci seguiranno in tanti, l’anno scorso vidi che lo stadio di Bologna era tutto azzurro. I napoletani ci potranno dare una spinta importante».
Inler, l’uomo dei gol pesanti in Europa, magari a Bologna si sbloccherà in campionato firmando un gol per la Champions?
«Sarebbe bellissimo. L’importante però è giocare una buona partita, il gol può segnarlo chiunque, è uguale. Il Napoli rende al massimo quando tutti quanti si esprimono al massimo. Deve essere un’orchestra perfetta, solo così potremo vincere a Bologna».
La Champions se la gioca con l’Udinese, sua ex squadra: se l’aspettava?
«Per me l’Udinese non è una sorpresa ma una conferma. Guidolin è un tecnico molto preparato, la squadra si rinnova ogni anno puntando su giocatori funzionali al progetto, ora ad esempio nel Lecce stanno crescendo Muriel e Cuadrado».
Uno scherzo lo farebbe ai vecchi compagni, ne parla al telefono?
«Ho tanti amici e ci sentiamo spesso ma non parliamo di calcio. Non ho niente da dire ai miei vecchi compagni, penso al Napoli e a dare sempre il massimo in ogni partita. Vediamo alla fine cosa succederà».
Nelle ultime gare è tornato il vero Inler dopo una flessione: come spiega la rinascita?
«Impossibile mantenere lo stesso rendimento quando si giocano tantissime partite in una stagione. Con l’Udinese giocai l’Europa League ma è tutta un’altra cosa. Il livello della Champions è molto più alto, ci sentivamo già con un piede nei quarti e la delusione di Londra è stata grandissima per tutti noi. Nel momento più difficile siamo ripartiti tutti quanti insieme, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo ritrovato la piena convinzione dei nostri mezzi».
Nell’Udinese giocava in un centrocampo a cinque, nel Napoli si gioca a quattro: questo l’ha condizionata?
«No, il modulo non c’entra. È un fatto normale che occorra del tempo per inserirsi, a Udine ho giocato per quattro anni in una determinata maniera e sono entrato in una squadra che da tre anni giocava in un certo modo collaudato e che tutti gli altri già conoscevano a memoria. Tutto normale, quindi».
Come si è trovato con Mazzarri?
«Molto bene, difende la squadra, aiuta tutti quanti, lavora tantissimo sul campo da mattina a sera. Siamo cresciuti tutti quanti insieme in questo anno di lavoro con l’esperienza della Champions che è stata la prima quasi per tutti».
Parliamo del centrocampo, troppo pochi in tre?
«Purtroppo Donadel si è infortunato e ci è mancato, siamo rimasti in tre. Dzemaili è un mio compagno di nazionale, Gargano lo conoscevo da avversario, non molla, per la squadra il suo apporto è importantissimo, non si ferma mai e lotta su ogni pallone, il suo è un grandissimo lavoro in ogni partita».
Lavezzi ha festeggiato il compleanno, la sua permanenza a Napoli sarebbe importante per il progetto futuro?
«Lavezzi innanzitutto può darci una mano in queste ultime partite stagionali. Se vogliamo fare una grande squadra in futuro il Pocho è importante, come sono importanti gli altri del Napoli».
Cavani, ad esempio…
«Certo, Edi l’ho affrontato da avversario a Palermo, già era forte ma a Napoli è diventato una stella. Un attaccante micidiale davanti alla porta e veloce, tra i più forti a livello europeo e lo ha dimostrato segnando fino agli ottavi di Champions dimostrando di poter fare la differenza. È importante Cavani ed è importante anche Goran Pandev, a me piace molto, si tratta di un grande attaccante. Sicuramente mi farebbe piacere la sua presenza nel Napoli del futuro».
Chi ha già firmato e resterà certamente è Hamsik, suo compagno di stanza in ritiro….
«Sono contentissimo che abbia rinnovato. Marek in campo gioca con grande gioia e con la testa. Un elemento fondamentale per le sue caratteristiche, un giocatore di altissimo livello».
Inler pugile nel tempo libero, Patrizio Oliva il suo maestro: ci spiega il suo amore per la boxe?
«Curo tecnica e coordinazione, mi diverto a fare il sacco. Oliva è stato un grande campione della boxe. Non sono veri e propri combattimenti. Questo mi aiuta anche per il calcio e comunque mi aiuta a scaricarmi dalle tensioni».
Ci svela le altre passioni?
«Mi piace ascoltare musica, rilassarmi con la mia ragazza nel tempo libero e portare a passeggio i miei due cani, due yorhshire».
Il suo rapporto con Napoli?
«La città è bellissima, vivo a Castelvolturno ma appena posso mi sposto a Napoli per conoscere la sua storia. Visito i musei. Guardo le chiese dall’esterno, la mia religione è musulmana. E ovviamente mi piace la cucina, però al primo posto non metto la pizza. Preferisco altri piatti, i primi, i secondi».
Torniamo al calcio, dia un voto alla sua stagione?
«Riparliamone il 21 maggio, dopo la finale di coppa Italia contro la Juventus. Adesso la stagione è ancora nel pieno».
Già la finale, ci dice qualcosa del tipo: vincerla sarebbe un sogno?
«Non dico nulla, ora penso al Bologna. Della finale di coppa Italia ne parleremo al momento opportuno e cioè dopo l’ultima gara di campionato contro il Siena».
Il giorno della presentazione a Napoli tirò fuori la sua voglia di voler vincere tutto. E adesso?
«Adesso penso al Bologna, mi piacciono i fatti e non le parole. Conquistiamo prima le cose e poi parliamo».
La maschera del leone, la rimetterebbe se la stagione finisse in un certo modo o cambierebbe maschera?
«Basta con le maschere, quella fu un’esperienza simpatica, era il mio primo giorno a Napoli».
Il Napoli, i tifosi, il pubblico del San Paolo, per lei non è stata una sorpresa?
«I tifosi sono straordinari, ci hanno dato sempre una grossa mano, sarà importante avere tanti napoletani al seguito anche a Bologna».
Lei è tra i più freddi e non a caso segnò il gol decisivo contro il Villarreal: quale è il segreto in gare da dover vincere a tutti i costi?
«Bisogna credere nei propri mezzi, avere convinzione nelle proprie possibilità, scendere in campo sereni e concentrati pensando solo a fare le cose che provi in allenamento».
FONTE: IL MATTINO
PdM

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di Redazione
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