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LE METEORE

Alla ricerca dei bidoni perduti: Calderon


Alla ricerca dei bidoni perduti: Calderon
09/09/2011, 17:09

Inizia oggi una rubrica di Pensieroazzurro.com che riporterà i tifosi azzurri ai fasti e alle delusioni tremende del passato; stavolta non ci avvaloreremo di gol, video o menzioni di partite importanti, ma attraverso i protagonisti in campo: bidoni e campioni che hanno indossato la maglia azzurra. Il dilemma da chi cominciare è stato presto risolto: se si chiedesse ad un tifoso azzurro il nome di un campione del passato tornano in mente e nel cuore nomi come Maradona, Careca, Sivori, Sallustio, Krol e via dicendo. Anche nel caso dei bidoni la questione è simile, ma se si facesse un sondaggio plausibilmente i nomi che emergerebbero subito sono due: Calderon e Prunier. Oggi ci occupiamo dell'attaccante argentino, una delle meteore più famose del calcio nostrano degli ultimi 20 anni.
Josè Luis Calderon nasce a La Plata il 24 ottobre 1970 e dopo alcune stagioni molto promettenti nelle file dell'Estudiantes e dell'Independiente, approda a Napoli, vincendo la concorrenza (altra pagina buia della gloriosa storia del Napoli) udite udite, di un certo Roberto Baggio, svincolatosi dal Milan. (!) Il presidente Ferlaino all'epoca dei fatti, sborsò la ragguardevole cifra di 7,5 miliardi per accaparrarsi l'attaccante albiceleste, convocato inspiegabilmente (inutile menzionare i nomi dei campioni argentini rimasti a casa) dal Ct Passerella per la Coppa America del 1997. Calderon disputò una mediocre Coppa America, ma comunque, data la visibilità presa in eredità dalla competizione per nazioni più importanti del Sudamerica, il suo cartellino lievitò oltre il valore reale del calciatore. Il bomber argentino, una volta accasatosi a Napoli, sparò una frase (ossigeno e pane per le migliori rubriche di Mai Dire Gol) che col senno di poi strappa un sorriso a metà tra il compiaciuto e l'amaro: "Sono venuto a Napoli per segnare, per segnare più gol di Angelillo" (storico attaccante del Milan che in Italia realizzò la bellezza di 33 gol, ndr). Insomma il buon Calderon la sparò davvero grossa. Ma mai avrebbe immaginato quello zero sotto la casella dei gol realizzati e quel misero 6 sotto le presenze in maglia azzurra. Dapprima Mutti lo impiegò col contagocce, poi come si sa il Napoli prese Mazzone (nella famigerata stagione dell'orrore dei 13 punti in tutto il campionato e dei 4 allenatori cambiati), il quale, nonostante le insistenze del presidente Ferlaino che voleva vederlo assolutamente in campo, non lo schierò mai, fino alle dimissioni del mitico tecnico romano. Le poche prestazioni dell'attaccante argentino furono talmente mediocri da costringere la società azzurra a rispedire Calderon al mittente, quest'ultimo ebbe la forza (dato lo scarso impiego) di rilasciare una dichiarazione che sa di sfogo, scomodando campionissimi del passato argentino: "Non mi è stata data la possibilità di dimostrare le mie capacità. Anche Balbo, Crespo, Batistuta hanno avuto bisogno di 6 – 7 mesi di tempo per ambientarsi. Persino uno come Maradona ebbe problemi nel primo anno a Napoli. Io sono stato bocciato subito, senza prova d’appello. Il momento più brutto? Alla vigilia della trasferta di Genova, contro la Samp, quando mi fu comunicata l’esclusione dalla rosa dei titolari. Rimanemmo in tre, a Soccavo, ad allenarci: con me c’erano anche Prunier e Conte. Mi sentii crollare il mondo addosso".
Calderon ha chiuso la carriera in Argentina, non è più toranto a giocare in Europa ma ha lasciato un vuoto talmente piccolo nei tifosi azzurri che ancora oggi la punta viene ricordata insieme a Prunier come il re dei bidoni azzurri.

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di Roberto Russo
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