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Alla scoperta di Giuseppe Segreti, il nuovo rider del team Bee Good


Alla scoperta di Giuseppe Segreti, il nuovo rider del team Bee Good
08/09/2009, 16:09

Nel mondo delle competizioni spesso capita che un pilota una volta appeso il casco al chiodo, si cimenti nel ruolo di team manager, per mettere al servizio della squadra la propria esperienza. Al team Bee Good di Napoli, invece, è successo il contrario: il team manager Giuseppe Segreti, dopo quattro gare dell’Xr Trophy ad impartire direttive dal muretto del box, ha deciso di indossare casco e tuta, e scendere in pista per l’ultima prova del 23 settembre a Magione, nella categoria Challenger: “Da sempre – spiega il partenopeo – amo le competizioni in moto. Nel 2007, a Nashiville-Kennessy negli States, in occasione della presentazione mondiale della Xr 1200, fui invitato dai ragazzi del Bee Good ad occuparmi dei loro piloti. Accettai con entusiasmo, e così è iniziata la mia carriera di team manager. Quest’anno, dopo la prima prova a carattere goliardico dell’anno scorso, il trofeo è diventato un vero e proprio campionato, dove i piloti non ci stanno a perdere. Se si dà un’occhiata ai nomi presenti in griglia di partenza nella Pro-class, si notano rider che hanno avuto trascorsi mondiali. Gioco forza occorre avere un minimo d’organizzazione della squadra per affrontare i fine settimana di gara”. A furia di vedere sfrecciare i piloti in circuito, Segreti si è lasciato vincere dalla voglia di entrare in bagarre con loro: “Non è per nulla strano – dice – che si gareggi su delle Harley. In America da trent’anni la Xr 750 gareggia in vari trofei. Con la 1200 la casa di Milwaukee ha dato risposta, senza tradire la propria tradizione, alle richieste degli harleysti sportivi europei. I chili sulla bilancia ci sono, ma è molto maneggevole, e permette anche a chi è grosso di statura come me, di guidarla senza imitare un fachiro. A Magione penserò solo a divertirmi, e qualsiasi risultato sarà buono. In fondo chi guida una Harley, una vittoria l’ha già ottenuta: quella di cavalcare un mito”.

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di Alfredo Di Costanzo
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