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ANEDDOTI MARADONIANI

Amando Maradona


Amando Maradona
30/10/2010, 09:10

Si sono sprecate e si sprecheranno parole su chi ha fatto parlare il mondo per come trattava una palla. Maradona è stato capace di far parlare e lasciare a bocca aperta nello stesso istante. Lo ha fatto con i giornalisti, sempre odiati, e con la "sua" gente, amata in maniera viscerale. Ma un genio non si racconta a parole. Lo si celebra con i fatti. Ecco, dunque, tre aneddoti della vita di Diego, forse quelli che meglio descrivono le capacità dell'uomo e del giocatore.

1) LEGGI DELLA FISICA - Maradona ha saputo sorprendere sin dalla giovane età. A dieci anni, a Villa Fiorito, in Argentina, un quartiere povero dove è nato Diego, la gente correva agli allenamenti per vederlo toccare la palla. Credevano fosse un nano e non un bambino, tanto era bravo. Crescendo, il talento è maturato, perfezionato. A Napoli i tifosi anno assaggiato il gusto del calcio di prima scelta grazie a lui. Eppure, i "piatti migliori" Diego li serviva in allenamento. Un giorno allo stadio San Paolo, in uno dei primi allenamenti con la tuta azzurra, Maradona palleggiava in mezzo al campo deliziando i giornalisti presenti. Racconta Paolo De Paola, ex direttore del Tuttosport, di restare incantato dal palleggio di Diego "sapevo che quella sferà non avrebbe mai toccato l'erba, a meno che lui non lo volesse". Un cronista a bordo campo, quel giorno, stuzzicò Diego dicendo: "Sono sicuro che riusciresti a percorrere tutta via Caracciolo palleggiando". Maradona rispose con un sorriso: "Posso fare di meglio". E, parlando, diede un calcio al pallone che salì in alto esattamente sulla sua verticale. Diego lo attese e, alla ricaduta, lo ammansì con uno stop morbido, riprendendo a palleggiare. Applausi. Ma per lui non bastavano. Avvicinandosi al gruppo di giornalisti presenti, che diventava sempre più numeroso, Maradona disse: "Ora calcio il pallone, vengo da voi e vi stringo la mano". Un altro calcio fortissimo, ancora più potente del primo, e la palla che di nuovo risalì sulla sua verticale. Diego si avvicinò ai presenti stringendogli la mano, mentre tutti naso all'insù guardavano il pallone a bocca aperta. Una scena da pochi secondi, ma che durò un eternità. Tutti a preoccuparsi che la palla riscendesse troppo velocemente e, mentre Diego continuava a stringere mani, compì un gesto rapidissimo con il piede sinistro. Un attimo, e il pallone si addormentò sul piede sinistro senza toccare terra, quasi ci fosse una calamita nello scarpino.

2) MAI PER CASO - Un tiro verso la porta avversaria è un concentrato di potenza e precisione. Eppure nella maggior parte dei casi, la potenza è l'unica soluzione utilizzata dai calciatori. Il resto lo fa il movimento del piede, non il modo di colpire il pallone. Diego, come al solito, in campo faceva storia a se. Di tutti i gol messi a segno, alcuni con gesti tecnici fuori dalla norma, nessuno è stato fatto per caso. Se la palla finiva nell'angolo basso alla destra del portiere, era perchè Maradona aveva deciso di metterla lì. Se il pallonetto cadeva sotto la traversa, era perchè Diego aveva intuito che il portiere lì non ci sarebbe arrivato. Due sono i casi lampanti di quanto spiegato. Il primo, è il celeberrimo gol all'Inghilterra nella finale mondiale. Quella stessa azione Maradona l'aveva fatta anni prima in Argentina. L'unica differenza era stato il gol. Diego aveva tirato prima di scartare il portiere. Il suo ex allenatore allora gli disse: "La prossima volta, se vedi che c'è lo spazio, dribbla anche il portiere". Voleva prenderlo in giro, probabilmente. Anni dopo, Maradona lo fece per davvero. In una finale della Coppa del Mondo. Contro la nazionale inglese.
Il secondo, è il calcio di punizione nell'area di rigore, contro la Juventus. Un tiro impossibile, soprattutto con la barriera avversaria a pochi metri dal pallone. Prima del gesto tecnico, Maradona litigò verbalmente con un compagno di squadra. E' passata alla storia la sua frase: "Passamela, tanto gli segno lo stesso". E così fu.

3) FUORI DALL'ETA' - Nel '94 la carriera di Maradona è terminata nel peggior modo possibile. Molti hanno provato a cancellare l'uomo, ma è impossibile eliminarne la classe innata. Solo quindici anni dopo, nel 2009, Diego è tornato nel mondo del calcio. Come allenatore dell'Argentina. Ed è stato ancora spettacolo. I video sugli allenamenti della Selecion sono stati centinaia, e in tantissimi hanno ammirato le immagini di Maradona che calcia quattro punizioni al giovane Romero, segnando in tutte le occasioni. Pochi, però, conoscono il retroscena di quella performance. E' stato raccontato poche settimane fa da un giornalista argentino ad una tv locale. Durante gli allenamenti della nazionale argentina, Juan Sebastian Veron, ex giocatore di Parma e Lazio e punizionista ufficiale, assieme a Messi, della spedizione maradoniana, si era lamentato con Diego per la leggerezza del pallone. Per Veron lo Jabulani non era adatto, e le sua punizioni non risultavano essere le stesse. Diego allora prese il pallone e lo "provò". A 49anni sfidò il portiere titolare della nazionale argentina. 4 punizioni dal limite dell'area, 4 gol. Tutti nello stesso incrocio. Il pallone era buono. Le immagini di Diego, però, fecero il giro del mondo. Il rapporto con Veron, portato in Sudafrica per fare da metronomo al centrocampo, si inclinò, e il centrocampista non giocò più titolare in tutto il Mondiale. Alla fine del quale ha ammesso di lasciare la nazionale.

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di Salvatore Formisano
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