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Perchè gli Italiani seguono sempre meno le gare

Analisi dell'emorragia di telespettatori dalla Motogp


Analisi dell'emorragia di telespettatori dalla Motogp
19/08/2010, 14:08

Continua in Italia l’emorragia di telespettatori dalle gare della Motogp. Il fenomeno di disaffezione ha iniziato a manifestarsi già nelle ultime prove della scorsa stagione, ed è diventato una costante a partire dalla gara del Qatar dell’undici aprile 2010. Ad ogni fine settimana gli utenti che, rispetto al passato, preferiscono altro alle sfide dei sulla carta migliori piloti al mondo di moto, sono nell’ordine delle trecento-quattrocento mila unità. Un dato preoccupante che dovrebbe allarmare non solo la Dorna e le reti Mediaset, ma gli addetti ai lavori tutti. Qualcuno asserisce che il distacco è frutto delle assenze di Rossi dopo la caduta del Mugello. Credo che non sia così, e a supporto della mia tesi, pongo questi dati. Al gran premio del Sachsenring, dove era alle stelle l’interesse dei media sul ritorno in gara del pilota Yamaha, rispetto l’anno precedente, il calo è stato di oltre mezzo milione telespettatori. Alla successiva prova di Laguna Seca, la diminuzione si è assestata, in paragone alla stessa prova del 2009, in trecentomila utenti, nonostante la diretta trasmessa su Canale 5. Nel match di Brno, dove oramai Rossi voleva e poteva lottare per un risultato pieno, sempre sulla rete ammiraglia del gruppo, la perdita è stata di oltre quattrocentomila persone. Numeri che in un prossimo futuro, se non s’interviene nella giusta direzione, porteranno anche ad un calo del giro d’affari e sponsor per tutti coloro che sono coinvolti nell’universo lavorativo del motociclismo. Per chi vi scrive il motivo che spinge chi sta in casa a seguire altri canali, è la mancanza di spettacolo che contraddistingueva i gran premi degli anni passati. Chi, poi, pone il potenziale del motociclismo in maniera Rossicentrica, per lo scrivente, sbaglia. Premesso che nessun campione è in grado di oscurare lo sport nel quale si cimenta, partiamo da prima che Mediaset si aggiudicasse nel 2002 i diritti per trasmettere in diretta le gare del Motomondiale. La Rai non aveva compreso le enormi potenzialità di presa di uno sport spettacolare come il motociclismo, e per anni è andata avanti con una formula stantia, dove addirittura le dirette erano un’utopia. I dirigenti di Italia 1, invece, sapevano che se presentate nel giusto modo, le gesta dei ragazzi del motomondiale avrebbero attirato l’attenzione non solo degli appassionati duri e puri e di coloro che sognavano le due ruote ma non avevano il coraggio di salirci in sella, ma anche di chi non capisce nulla di moto, ma ha un debole per le acrobazie che i suoi piloti sono capaci di fare quando sono in duello. Cosa se non le sfide epiche tra Biaggi e Rossi, la rivalità tra Gibernau e Rossi, l’impresa di Capirossi nel portare alla vittoria la Ducati, sono stati formidabili catalizzatori dell’interesse dei telespettatori? La politica televisiva di Mediaset è stata quella di narrare con un’ottica nuova le cronache, ed ha avuto l’abilità di esaltare le doti di comunicatore del pilota che più ha vinto negli ultimi anni. Ad essere pignoli, c’è chi dice che proprio le “Rossi-cronache” siano uno dei moventi dell’emorragia. Pur non volendo entrare nel merito, per non dilungarmi troppo, sarebbe auspicabile dal duo Meda-Reggiani una maggiore obiettività, perché il tutto non può trasformarsi nell’enunciare l’eroiche gesta del numero 46. Emblematico è il trattamento ricevuto dal “the doctor” e da De Puniet per lo stesso tipo d’infortunio; del primo si è detto tutto in tutte le salse, del secondo solo qualche parolina di conforto. Come detto, per anni la formula dello spettacolo motociclismo è stata avvincente, poi il giocattolo si è rotto. Le gare sono diventate monotone, i sorpassi sono diventati una specie d’elemento protetto ed in via d’estinzione, ed il soporifero regna sovrano ogni volta che il semaforo rosso si spegne. Dal tutti in piedi, si è passati al tutti supini sul divano. Cosa, allora, bisognerebbe fare per invertire la rotta? La ricetta è semplice: aumentare il numero dei piloti in grado di poter lottare per la vittoria, per il podio e per la conquista di punti. Occorre permettere che anche un team privato possa dire la sua nella battaglia per la coppa del più bravo. Ricordate quando Biaggi era nella compagine di Pons? E della coppia Gibernau-Gresini? Bisogna, poi, rimettere il pilota al centro dell’azione; oggi le moto non derapano, non s’impennano, e sono più facili da portare al limite. D’accordo che la tecnologia debba avere il suo spazio, ma questa non dovrebbe mai mortificare il polso destro, quindi meno elettronica. Perché, poi, gareggiare tutti con le stesse coperture? A parte che è impossibile che un pneumatico che funzioni bene su una moto, possa essere altrettanto efficace su un’altra, la competizione tra i gommisti è una variabile in più per muovere le acque. Chi afferma che così si aumentano i costi, dimentica che questi con il monogomma non sono per niente diminuiti, e si è tolto ad alcune squadre la possibilità di sopravvivere, poiché coinvolte nello sviluppo delle stesse. La Dorna, poi, dovrebbe aumentare le quote destinate ai team per quanto riguarda la suddivisione dei ricavi dai diritti televisivi. Maggior budget per le formazioni, significa maggiori chanches per le giovani leve di debuttare nella massima serie. Guardate cosa succede nella Sbk. Nonostante La 7 non sia, per mezzi a disposizione, Italia 1 o Canale 5, aumenta anno dopo anno lo share, come mai? La risposta è negli scontri che riguardano non solo le prime piazze, ma anche quelle di rincalzo. Per ridare pepe alla Motogp bisogna riconsegnare a questa i suoi elementi essenziali, i piloti. Basta alla pratica dei rider portaborse; sì alla politica dei piloti bravi, porta emozioni. Non ho la presunzione di sostenere che le mie diagnosi e prognosi siano complete, ma mi piacerebbe aprire un confronto con gli appassionati di moto, per evitare che le gare del motomondiale diventino come quelle della F 1. Infine un’ultima considerazione: non è stato Rossi a rendere grande il motociclismo, semmai è il contrario. Quando questi si ritirerà, le due ruote non finiranno di girare. Vedete cosa è successo dopo i ritiri di Agostini, Hailwood, Mamola, Schwantz, Doohan, e capirete che ciò che ci lega alle gare di moto, è l’unico, vero, grande, amore della nostra vita.

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di Alfredo Di Costanzo
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