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IL CIUCCIO CHE VOLA

Anche Mazzarri esce dal campo fischiandosi


Anche Mazzarri esce dal campo fischiandosi
17/09/2010, 09:09

Bigon in settimana si è lamentato degli eccessivi attacchi della stampa e ha fatto notare che fino a poco tempo fa il Napoli poteva giocare contro il Liverpool solo sulla playstation. Ottavio Bianchi ha letto queste dichiarazioni mentre giocava a strip poker sulla playstation e ha replicato che in realtà, ai suoi tempi, il Napoli è arrivato a vincerla la coppa UEFA, battendo squadre come Juve, Stoccarda e Bayern Monaco e che in Coppa dei Campioni ha giocato anche al Santiago Bernabeu. Ha ricordato, inoltre, al figlio del suo successore, che al San Paolo contro il Real Madrid la sua squadra giocò la partita più spettacolare della storia del Napoli. E io ne ho le prove. Ancora vivo è il ricordo di quella squadra in cui pure l’umile terzino Giovanni Francini sembrava impossessato dallo spirito di Djalma Santos! Il Ricordo di quella straordinaria quanto sfortunata partita è ancora fisso sugli infissi della cucina, dove vi è il calco delle nocche della mia mano destra, lasciate dopo il goal di Butragueno. E sulle mie nocche ci sono ancora i segni degli infissi. Ma quello fu davvero un periodo magico, ma Bigoncino non ne può avere memoria, all’epoca era appena un po’ più alto di Gargano.  

Il pubblico, per una sera, mette da parte la protesta verso la società ed accorre al San Paolo per dare man forte alla squadra. Sugli spalti anche Jean Louis David, chiamato per tentare un intervento alla cresta di Hamsik. Quest’ultimo, tuttavia,  vede Yebda e il principito Sosa e pensa che avrà molto da lavorare. De Laurentiis lo nomina parrucchiere sociale.

Il capitano Cannavaro, al corso di inglese al quale si è iscritto subito dopo la qualificazione in Europa League per avere almeno le basi per poter comunicare con gli arbitri stranieri, è arrivato alla lesson two. Così, dopo aver ripetuto innumerevoli volte agli arbitri e ai guardalinee del doppio confronto con l’Elfsborg che “the pencil is on the table” e che “the window is open”,  a ogni fallo fischiatogli contro dall’arbitro ungherese, urla a gran voce che “Tim is going to…” e l’arbitro continua a guardarlo per tutta la partita, chiedendosi innanzitutto chi diavolo fosse questo Tim e poi dove quest’ultimo si accingesse ad andare, sebbene, in verità, non gliene fregasse assolutamente nulla.

Inizia la partita. La pochezza degli olandesi fa subito intravedere una falsa forza del Napoli.

7’ E’ ufficiale: Sosa è un ottimo calciatore, tira, contrasta sa far girare la palla e fa girare gli occhi agli avversari.

8’ I cigni di Utrecht toccano il primo pallone della partita e si rendono subito pericolosi in contropiede: San De Sanctis si oppone come spesso accade, e cioè con i piedi.

11’ Gran tiro di Gargano da fuori, ma ormai, dopo i due straordinari goal a Juve e Roma del 15-18, l’uruguaiano ci ha disabituati a certe emozioni. E infatti il portiere para.

17’ Errore di Santacroce che sbaglia uno stop quasi elementare, Cannavaro prova a fare autorete, ma la palla finisce sull’esterno della rete. Il Sangue di San Gennaro si scioglie con qualche giorno di anticipo.

19’ Flipper nell’areea del Napoli, grande chiusura di Santacroce, ma la palla ritorna agli olandesi e su tiro di Van Eddyegarfunkel, o come cavolo si chiama lui, grande parata di De Sanctis, questa volta con le mani

20’ Su un cross dalla sinistra di Van Frehdhddjdjgggen De Sanctis si chiama la palla. Anche Fabio Cannavaro da Dubai lo sente, ma il fratello no e mette in angolo.

23 L’olandese Duplan, socio Avis, dona un paio di sacche di sangue. Resta a bordo campo circa cinque minuti e al termine del prelievo protesta sia contro l’autore del fallo che contro i medici dell’AVIS, che non gli avevano dato né il succo di frutta né la merendina…

 27’ L’ex terzino del Liverpool tira quasi dall’Anfield Road, ma il portiere olandese non è proprio Mattolini…

32’ Lavezzi viene placcato in area da un difensore olandese, ma l’arbitro ungherese fischia all’italiana: punizione contro l’argentino.

34’ Aronica e De Sanctis giocano a briscola, Vanvoskjkimkjiknfghel quasi ne approfitta e di testa sfiora il gollonzo della settimana.

40’ Qualcuno in tribuna, ma anche qualcuno da casa, chiede di sottoporre Aronica all’esame del palloncino. La traiettoria dei suoi passaggi mostra un tasso alcol emico notevolmente più alto di quello di una spugna.

41’ Qualcuno in tribuna, ma anche qualcuno da casa, si chiede perché diavolo continuano a far battere i calci di punizione dal limite a Gargano, che in quattro anni non è mai riuscito a scavalcare la barriera, ad eccezione di una volta in cui scavalcò anche la curva dello stadio Arechi di Salerno, nonostante giocasse al San Paolo.

 

Perdonatemi, ma nel secondo tempo mi sono addormentato.

 

Solo i fischi del numeroso pubblico partenopeo mi hanno fatto sobbalzare dopo tre quarti d’ora di sonno intenso, durante il quale ho sognato che il Napoli avesse finalmente una punta centrale vera che capitalizzi la mole di gioco che la squadra produce, una difesa che non faccia sembrare Garrincha ogni ala avversaria e Gerd Muller ogni mezzo centravanti che incontriamo sul nostro cammino.

Al mio risveglio, noto solo il piccolo principe che dorme in braccio a Yebda, seduto in panchina, e vedo che in campo sono entrati Hamsik, Maggio e Lucarelli, per un Napoli a trazione anteriore. Ma, con tutto il rispetto, con una Panda 4 per 4 non si va lontano.

Vedo Duplan di nuovo a bordo campo a donare sangue all’AVIS, che ormai l’ha nominato testimonial. Un signore seduto accanto a me, che mi aveva pure rimboccato le coperte, mi spiega che il bestione olandese era stato colpito al volto con una gomitata da Gargano. E allora comincio a pensare che i miracoli esistono.

Lo spettacolo migliore, asserisce uno spettatore che aveva visto la partita con l’ausilio del binocolo, è stato nel settore ospiti, ove erano assiepate deliziose tifose olandesi, loro sì che valevano il prezzo del biglietto. Anche per questo, aggiunge un altro, sarebbe necessario mettere finalmente lo schermo gigante allo stadio…

Ma comincio a pensare anche che forse, visto come stanno le cose, con il Liverpool, è meglio che ci giochiamo veramente con la playstation…

Una selva di fischi accompagna gli azzurri negli spogliatoi, apparsi scarichi come nelle due prime partite di campionato, probabilmente per la mancanza di cambi adeguati per reggere il doppio impegno.

Mazzarri esce dal campo a testa bassa e, nel mentre fa autocritica, comincia a fischiarsi da solo.

Difficile capire se De Laurentiis sia deluso o contento per il risultato negativo nella coppetta non fatturabile. Ma chissà se qualcuno gli ha spiegato che se le squadre italiane continuano a snobbare questa competizione (ieri nessuna delle quattro ha vinto) presto perderemo anche il diritto alla quarta squadra nella Coppa fatturabile. Questo volendo sottacere che delle quattro sorelle del campionato italiano, tre sono irraggiungibili (anche se al momento stanno annaspando) e una, che è quella più alla nostra portata, abbiamo provato a rinforzarla dandogli uno dei nostri punti di forza, dimenticandoci di sostituirlo adeguatamente.

Cannavaro, intanto, si scambia la maglia con l’allenatore olandese, che ha una pelata che gli brilla dalla gioia, e si complimenta sportivamente pronunciando una frase che fa venire un diavolo per capello a quest’ultimo, ma che non aveva alcun intento canzonatorio, ed era semplicemente una delle poche frasi imparate, questa volta da una famosa pubblicità televisiva: “What’s forfora?”
di Gianni Puca

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di Redazione
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