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LO SCRIVE IL MATTINO

Arresto cardiaco, affiora l'incubo del doping


Arresto cardiaco, affiora l'incubo del doping
15/04/2012, 10:04

E adesso ci dicono: «Non si può accettare. Non doveva accadere». Invece non è solo triste, è assurdo considerare che in meno di un mese l’Italia piange due giovani atleti stroncati in campo, il povero Piermario Morosini e il pallavolista Vigor Bovolenta mentre negli stessi giorni si è sfiorata la fine, in Gran Bretagna, del centrocampista del Bolton Fabrice Muamba, 24 anni: arresto cardiaco, stramazzato in campo mentre giocava. Come è stato possibile? La scia del dolore negli ultimi tempi si è intensificata. Sempre di più il cuore tradisce l'atleta mentre sta dando il meglio di sé ma questi crolli devono far riflettere. Aprire interrogativi. Come non pensare - ad esempio - al troppo stress sportivo, a gare ravvicinate o anche ad effetti di un possibile uso di farmaci? Sempre più decisive - dicono i medici - sono le condizioni dell'atleta colpito da arresto cardiaco, come la tempestività dei soccorsi. Per la tragedia di Morosini il cardiologo Bruno Carù, spiega a Sky che «bisogna considerare due possibilità: la morte cardiaca e la cosiddetta morte cerebrale. Le immagini fanno pensare più a una morte di origine cerebrale che cardiaca. Penso - dice Carù - alla possibilità della una rottura di un aneurisma cerebrale. Una situazione che non dà nessun segno di sé fin quando non capita il grave inconveniente. In Italia la morte improvvisa da sport è stata notevolmente ridotta, ma non potrà mai essere azzerata». I sanitari insistono: i defibrillatori sono essenziali quando si pratica sport. Diversi gli episodi drammatici negli ultimi mesi. Ad agosto la fine choc di Naoki Matsuda, 34 anni, difensore, ex nazionale del Giappone. Morì a due giorni dal ricovero, dopo aver perso i sensi nell’allenamento con la sua squadra il Matsumoto Yamaga. Allarme cuore. L’1-2% degli sportivi agonisti non è idoneo, il 70% per cause cardiache. Fabio Pigozzi, presidente Federazione internazionale medicina sportiva (Fims) rileva: «Il modello italiano di valutazione pre-attività sportiva è valido e ha fatto scuola negli altri Paesi. Purtroppo alcune patologie sono asintomatiche e possono non essere diagnosticate: non possiamo azzerare il rischio di morte improvvisa, ma sicuramente minimizzarlo. Il dato epidemiologico è di un caso di morte improvvisa ogni 100-300 mila atleti sotto i 35 anni». Altro grande spavento è stato vissuto da Antonio Cassano del Milan, un malore di ritorno da una partita a Roma. Poi gli accertamenti. La scoperta della patologia. Il recupero e pochi giorni fa la convocazione per tornare a giocare. I medici spiegano ancora che il cuore del calciatore, sottoposto alle cure del medico sportivo, «è come se finisse su un banco di prova di un meccanico. Dove può venire stressato a dovere per vederne le reazioni». Andare a fondo, capire. E questo anche se il calcio non è in vetta alla classifica degli sport più a rischio cardiovascolare, che vede invece primeggiare il basket. «Oggi la letteratura scientifica - afferma Pigozzi - ci dice che, tra gli episodi cardiologici più frequenti nei calciatori, ci sono cardiopatie ipertrofiche, displasie ventricolari e problemi alle coronarie». Altro Calvario quello di Antonio Puerta, giocatore della Nazionale spagnola e del Siviglia, crollato in campo nel 2007: gara contro il Getafe. Arresto cardiaco, poi il soccorso, ebbe il massaggio cardiaco e quindi tornò nello spogliatoio, poi un altro, fatale blocco cardiaco. Aveva displasia ventricolare destra, un'aritmia visibile solo ad esami approfonditi. Tragica ancora - nel 2003 - la fine di Marc Foè, 28enne del Camerun, stroncato da arresto cardiaco in campo. E ritorniamo all’Italia. Il primo choc più «mediatico» fu quello di Giuliano Taccola, attaccante della Roma colpito nel '69 da un infarto nello spogliatoio di Cagliari e morto nell’ambulanza che lo portava in ospedale. Fino ad allora era nota solo la tragedia di Ferraris IV, mediano campione del mondo morto in campo per infarto, ma a 43 anni durante un’amichevole. Nessuno ha cancellato dalla memoria il 30 ottobre 1977: Perugia-Juventus, il 24enne centrocampusta degli umbri Renato Curi crollò in campo dopo uno scatto. Passarono12 anni e a Bologna Lionello Manfredona della Roma si accasciò sull'erba. Soccorso immediato e salvataggio. «Gli sportivi professionisti sono monitorati, per Morosini è stato un triste destino - ha detto ieri a Sky Manfredonia - Nel mio caso c'era un'ambulanza nello stadio e ho avuto la fortuna di salvarmi, Morosini non ha avuto la stessa sorte. A me dissero che era stato infarto, ma non l'hanno confermato. Dopo sei mesi non ho più avuto l'idoneità a giocare e forse è stato meglio così». E Andrea Roberti del Forum nazionale giovani e portavoce della campagna «Non mi gioco il cuore» chiede «a Coni e Federazioni di dotare di un defibrillatore ogni struttura sportiva e al ministro della Salute e al presidente del Coni un tavolo di concertazione».

FONTE: IL MATTINO

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di Luigi Russo Spena
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