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L'ANALISI DI CORBO

"Arriva la Champions, il Napoli si smarrisce"


'Arriva la Champions, il Napoli si smarrisce'
31/10/2011, 10:10

Tra due giorni il Bayern a Monaco, domenica la Juve al San Paolo. Con novembrina malinconia il Napoli si misura nella settimana che può decidere un anno con le prime squadre di due campionati, serie A e Bundesliga. Niente paura, nella memoria trova la sua forza: ha sempre reagito alle delusioni. Si esalta proprio nelle difficoltà. Nella discontinuità ha le sue regole. Rivela furori latini, l’orgoglio dell’impronta sudamericana e l’inventiva dei suoi fantasisti.
Anche nelle sconfitte come nelle critiche il Napoli è diverso. Non le accetta. Sa correggersi gli errori, ma non li riconosce. Prendete Mazzarri. Evita di stringere la mano a Montella, uno che si impone ormai per bravura e stile, ma poi corre a scusarsi. Non tollera la terza caduta in nove gare, ma giura che è soddisfatto dei suoi. Sa che Santana incontrista è mossa improvvida, ma rivela che in seguito potrebbe rifarlo. Tutto questo segnala una forte tensione. Si descrive in due parole. Sindrome Champions. Contagia tutti: il Napoli e l’ambiente che lo ricorda, dirigenti, giocatori, tifosi, giornalisti. Sarà più facile ritrovare equilibrio e sicurezza riconoscendo con umiltà l’inesperienza di un Napoli esordiente in Champions.
Quanti hanno davvero raccontato il fascino, le insidie, gli stress delle sfide internazionali? È probabile che tutto il Napoli si sia smarrito nell’incanto di un traguardo: l’ingresso nell’aristocrazia del calcio. Nel 1983 Falcao, leader della Roma prossima allo scudetto, nei quarti di Uefa gelò i tifosi. Anticipò che sarebbe stato difficile eliminare il Benfica, in affanno nel sua campionato. «Noi no, ma il Benfica in Europa gira come nelle stanze di casa sua. Conta la tradizione», disse. Il Benfica infatti superò il turno. Di questa inesperienza il Napoli deve farsi persino vanto. Vivere le emozioni intense del debutto.
Finora sul campo ha superato la prova. Ottime le prove con Villarreal, Manchester e Bayern. Le sconfitte richiedono invece maggiore serenità. Se non va Santana mediano, piuttosto che difendere l’invenzione è opportuno capire perché il test sia fallito. Non è una vergogna riconoscere che dal mercato non è uscito un organico da Champions. Facile sbagliare, all’esordio. Persino ovvio. Vedrete, in futuro il presidente non dirà mai così presto che l’obiettivo è la Champions. Perché svilisce il campionato, smonta la squadra, fa pensare che per la società gli incassi europei siano preminenti sui successi, scudetto compreso. Lo stesso
De Laurentiis nel riassumere Mazzarri quel lunedì di giugno, con Gasperini all’uscio, ha ceduto il comando, lasciando campo libero a Mazzarri, che rivendicava più spazi. È un errore. Un presidente deve bilanciare e dividere i poteri nel club. Da una parte l’allenatore, dall’altra un direttore dell’area tecnica. Uno guida la squadra, l’altro la costruisce. I due devono confrontarsi, certo, ma agire senza sovrapporsi, per poi rispondere ciascuno per suo conto al presidente. Succede questo nel Napoli o il mite Bigon si considera un assistente di Mazzarri? De Laurentiis forse ci sta pensando. Dopo Inler, sono stai buoni colpi Pandev, Donadel, Santana, Britos, Dzemaili, Chavez, Fideleff, Lucarelli? Aspetta i risultati per darsi una risposta. Sarà una delle tre: vince, quindi ha speso bene; è deluso, ma si pente di aver investito poco; perde la pazienza, e chiede conto dei 40 milioni pagati in estate.
FONTE: ANTONIO CORBO PER REPUBBLICA

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di Redazione
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