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MERITI ED AZZARDI

Aurelio De Laurentiis e l'esposizione "tecnica"


Aurelio De Laurentiis e l'esposizione 'tecnica'
07/07/2011, 04:07

GLI INIZI: IL RISPETTO DEI RUOLI E QUELLA CANDIDA AMMISSIONE, SINTOMO D’ONESTA’ INTELLETTUALE
Prese il Napoli, ma s’occupava d’altro e candidamente ammise: “Di calcio, devo confessarlo, non ne capisco. Mi affiderò, dunque, ad un manager esperto del settore per la costruzione della squadra e affinché si gettino le basi per un progetto che garantisca la stabilità finanziaria di questo club”.
Così parlo’ Aurelio De Laurentiis, diversi anni or sono, appena “salito in sella al Ciuccio”. Una dichiarazione così intellettualmente onesta, bisogna dirlo, è cosa rara in questo calcio e, in generale, in questo paese, dove tutti si arrogano responsabilità e competenze senza averne il diritto o il merito.
LA DELEGA PER LE QUESTIONI TECNICO-ECONOMICHE
Nomino’, con la carica di direttore generale, Pierpaolo Marino, anche detto “il mago dei bilanci”, non tanto dai suoi amici o estimatori, ma dalla storia del calcio, testimoniata dai numeri. Uno di quei manager abituati a scovare talenti a basso costo che possano poi rappresentare fonte di guadagno per chi li prende.
IL SUPPORTO COSTANTE E QUEL RUOLO “PATERNO” DEL PRESIDENTE
Lui, Aurelio, continuò ad occuparsi prevalentemente di Cinema, affidandosi a chi aveva più esperienza, ma senza far mai mancare il suo supporto alla squadra. Il Presidente sembra aver stabilito rapporti umani con i calciatori che vanno al di là di quel che può essere un mero rapporto datore di lavoro-dipendente.
Gli ha fatto da papà, brontolando a volte, accudendoli in altre. Ha ricordato loro cosa significasse il Napoli per i napoletani e li ha indotti ad assumersi delle responsabilità. Ha favorito, in pratica, la loro maturazione. Ma ha anche ricevuto da loro. In termini di spettacolo, gol e crescita della passione della gente partenopea.
LA DISPONIBILITA’ A LASCIARE CHE GLI ALTRI “GIOCASSERO COL SUO GIOCATTOLO”
De Laurentiis, innanzitutto, si distinse dai tanti Presidenti visti in Serie A (e non solo): non voleva fare la formazione, né scegliere i giocatori. Non li trattava, non ci parlava, se non quando erano ormai del Napoli. Non entrava in questioni tecniche, non voleva giocare per forza lui col suo giocattolo. Tutte qualità che gli furono enormemente riconosciute e che ne hanno fatto un Presidente invidiato da molti.
IL CAMBIAMENTO
Poi, però, qualcosa è cambiato. De Laurentiis, può starci, ci ha preso gusto. Iniziò col suggerire a Reja come far muovere la difesa e ne scaturì un putiferio. Poi, un po’ per l’esiguo mercato della scorsa estate e un po’ per la tenacia di Mazzarri, non ha più messo bocca. Tuttavia, la crescita improvvisa del Napoli l’ha portato ad una sovra-esposizione mediatica che rappresenta per lui un’assoluta novità.
LA SOVRAESPOSIZIONE ED IL RISCHIO CORSO NEL PARLARE DI QUESTIONI TECNICHE
E’ noto, infatti, come il Presidente del Napoli, anche in passato, sia intervenuto in prima persona solo quando le trattative di mercato comportavano spese considerevoli. Cosa che accadeva piuttosto di rado (Quagliarella e Cavani).
Oggi, però, gli scenari sono totalmente cambiati: il Napoli ha un fatturato alto e la Champions da affrontare, una squadra buona che va migliorata con pochi innesti , ma di grande qualità.
E grande qualità, concorderete tutti, significa grandi spese. La sovra-esposizione di De Laurentiis, dunque, è stata un’inevitabile conseguenza del suo innato modus operandi.
Con conseguenze evidenti, dovute ad un rischio corso senza gli strumenti per, quantomeno, arginarlo. Tra le tante doti di De Laurentiis, imprenditore fermo e scrupoloso, non c’è infatti la competenza calcistica, almeno nella sua accezione più tecnica. Non solo per quanto concerne le questioni tattiche (“Trezeguet? Serve per distrarre i difensori dal marcare gli altri attaccanti”), ma anche per quelle prettamente legate al calciomercato.
UN MERCATO CONDOTTO IN MANIERA PARZIALMENTE DISCUTIBILE
Spesso, infatti, De Laurentiis è andato a pesca di “pesci grossi”, ma con un’esca per Guarracini. Ovvero ha puntato obiettivi, a volte dichiarando addirittura di averli presi prima di parlare con i loro agenti, che non erano in linea con le logiche economiche che lui stesso esige. Quel che è successo con Domenico Criscito è emblematico a riguardo.
Ovvero: se al miglior giocatore che hai, Cavani, dai 2 milioni all’anno, agli altri si presuppone che darai di meno, o no? Inoltre, se prelevi un calciatore per una cifra considerevole da un’altra squadra più piccola, dovrai aspettarti che ti chieda un aumento importante rispetto all’ingaggio precedentemente percepito, o no? Di conseguenza, invaghirsi di giocatori come Alexis Sanchez, Giuseppe Rossi, Arturo Vidal e altri ancora, non è quantomeno incoerente? Giocatori con valutazioni altissime che, con ogni probabilità, andrebbero a chiedere cifre pazzesche, ben oltre i 2 milioni percepiti dal Matador. Non sarebbe meglio continuare con la linea tracciata anni fa e che contemplava l’acquisto di giovanotti non dalle belle speranze, ma di sicuro avvenire?
I PUNTI A FAVORE DI DE LAURENTIIS: LA CURA DEGLI ASPETTI IMPRENDITORIALI…
Per alcune cose che “non vanno” ce ne sono altre che oseremmo dire che “vanno” assolutamente. E, non a caso, non hanno nulla a che fare con gli aspetti tecnici, ma con quelli puramente imprenditoriali. Il suo campo, appunto.
Innanzitutto, il pugno duro sui diritti d’immagine, elemento cardine di una società che vuole crescere economicamente, e sul contenimento dei costi, unica reale garanzia di un futuro senza preoccupazioni, scadenze e tribunali. Un tema su cui in molti chiedono spiegazioni, ma forse hanno semplicemente la memoria corta: già visto, già dato, già sofferto troppo.
Il comportamento tenuto con Gokhan Inler che, a differenza di altri obiettivi, ha un ingaggio contenuto e delle pretese eccessive. La richiesta di una clausola rescissoria, in particolare, è sembrata davvero fuori luogo. Perché? Perché un giocatore, che sta per costare ad una società circa 18 milioni di euro e che si vedrà raddoppiato, se non triplicato, l’ingaggio, non può chiedere anche una clausola rescissoria. E no, Inler, Aurelio questa non te l’ha propria perdonata. A ragion veduta, diremmo.
… E IL RUOLO DI PITBULL, DIFENSORE AD OLTRANZA DEI GIOIELLI DEL NAPOLI
E poi, in ultima posizione, ma solo per caso, c’è il più grande dei meriti: quel ruolo, consentitecelo, da Pitbull inferocito, mai disposto a mollare l’osso se non dopo aver venduto cara la pelle. Molto cara.
All’assalto degli altri club, ai procuratori che battono cassa, ai giocatori ed ai loro mal di pancia, De Laurentiis è insensibile. “Ci sono i contratti e i contratti si rispettano”. Sembra così banale, ma è così vero.
Mosso da una profonda moralità sotto quest’aspetto, Aurelio non transige: “Se proprio volete i miei gioielli, allora sedetevi al mio tavolo, ma vi avverto… è molto costoso”. Un monito che sembra quello espresso dai cartellini con sopra i prezzi delle boutiques nei centri delle grandi città.
Gli avversari si rassegnino, i presidenti pure: De Laurentiis non cede. E ai nostri giocatori bravi, desiderosi di andare a giocare altrove, si può dare un solo consiglio: portate assegni con tanti, tanti zero. Oppure, cominciate ad investire in immobili a Napoli che la vecchiaia arriverà e l’inflazione si fa sentire…

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di Pietroalessio di Majo
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